Emilia-Romagna: pillola abortiva gratis? Fratelli d’Italia non ci sta

Lascia un commentoPillola abortiva

Ad inizio 2018, l’allora Ministro della Salute Beatrice Lorenzin e l’Assessore alla Sanità dell’Emilia-Romagna avevano diffuso l’incredibile affermazione secondo la quale gli aborti sarebbero in calo (Cfr. http://www.marciaperlavita.it/articoli/regione-emilia-romagna-sempre-piu-aborti/ ).

Subito i movimento pro-life avevano fatto sostenuto la falsità della tesi (Cfr. tra i tanti: http://www.difenderelavita.org/bugie-sul-calo-degli-aborti-il-silenzio-sulla-pillola-omicida/ ), costruita nascondendo il numero di “pillole del giorno dopo” distribuite gratuitamente dlle aziende sanitarie delle varie Regioni.

Dopo un’azione di sensiblizzazione svolta da fattisentire.org, un coraggioso esponente di Fratelli d’Italia interroga la Giunta regionale chiedendo di rendere noti i numeri della bugia.
Qui l’interrogazione: http://www.difenderelavita.org/db/20180622_Intarispscritta_FdI_Contraccezioneemergenza.pdf ).

Qui di seguito il

COMUNICATO STAMPA

Sanità. Tagliaferri (Fdi) critico su contraccezione d’emergenza: giunta chiarisca sui numeri in regione

Il consigliere critica “una strisciante e mai annunciata autorizzazione all’aborto continuo e ripetitivo”

Quali i numeri relativi alla contraccezione d’emergenza erogata gratuitamente attraverso i Consultori Familiari e gli Spazi Giovani, i costi sostenuti dalla Regione Emilia-Romagna nei primi mesi del 2018 e il numero di prestazioni destinate a minorenni.
È Giancarlo Tagliaferri di Fratelli d’Italia a intervenire, con un’interrogazione rivolta al governo regionale, sul tema contraccezioni cosiddette d’emergenza, come pillola del giorno dopo e pillola dei cinque giorni dopo.

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Emilia-Romagna. Pandemia di “epatite gay”: cosa c’è dietro?

Lascia un commentoLegislazione locale,Minacce alla vita

Dell’epidemia di Epatite A tra persone omosessuali (MSM) si è già parlato su queste pagine in occasione della pubblicazione del primo Bollettino Seieva del 2017.
Tuttavia, dall’Emilia-Romagna arrivano novità e coincidenze allarmanti. È da Parma che giungono gli ultimi segnali d’allarme relativi all’epatite che colpisce le persone omosessuali: «Ben 32 casi a Parma e provincia, il dato più alto degli ultimi 10 anni. In aumento anche la sifilide», per la quale si rilevano «17 casi a Parma nel 2017, il numero più alto degli ultimi dieci anni. Ed è un dato probabilmente sottostimato del 50%, perché la malattia sfugge spesso al sistema di sorveglianza».

Va ricordato che, prima di Parma, identici messaggi di allarme erano stati lanciati per Bologna (sifilide) e Reggio Emilia (malattie a trasmissione sessuale, MTS) e, nel complesso, l’Emilia-Romagna è al 3° posto per casi di Epatite A.

Quando però si vuole capire a che punto è la diffusione delle altre MTS, sul sito della Sanità Regionale non si trova nulla.

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Cassazione: sì all’adozione gay. E l’interesse del minore?

1 CommentoLegislazione nazionale

Grazie alla legge sulle unioni civili, ormai la stepchild adption, ossia l’adozione del figlio naturale o adottivo dell’altro coniuge, a favore di coppie omosessuali è cosa normale da noi.
Ora a pronunciarsi è la Corte di Cassazione su un caso di doppia stepchild adption di due madri lesbiche, con un’interpretazione della legge che lascia a bocca aperta: ad ogni sentenza si aggiungono nuove motivazioni o si perfezionano quelle passate.

Due donne francesi e “sposate” in Francia hanno la residenza ad Avellino. Entrambe hanno avuto un bambino con la fecondazione artificiale eterologa ed entrambe hanno partorito ad Avellino.
Sempre entrambe, però ora in Francia, hanno adottato l’una il figlio dell’altra (stepchild adoption).
Hanno chiesto il riconoscimento di questa doppia adozione alle autorità italiane, riconoscimento negato.
Ne è nata una vertenza giudiziaria che è arrivata appunto sino in Cassazione.

Gli ermellini hanno detto “Sì” al riconoscimento dell’adozione avvenuta oltralpe. Per la Corte il supremo interesse del minore vince sull’ordine pubblico, motivo quest’ultimo che aveva spinto l’amministrazione comunale a rifiutare il riconoscimento della stepchild adoption.
Secondo i giudici il supremo interesse dei bambini consiste nel vivere «in modo stabile in un ambiente domestico armonioso e ad essere educato e assistito nella crescita con equilibrio e rispetto dei suoi diritti fondamentali».

Ma poi la Corte entra in contraddizione. Infatti asserisce che i precedenti casi giudiziari in cui si negò il riconoscimento dell’adozione di una coppia gay avvenuta all’estero (sentenza 6078/2006 e 3572/2011) erano giustificati dal fatto che l’adozione, a differenza della stepchild adoption, può essere esercitata, nel rispetto della legge Cirinnà, solo da coppie sposate e non dalle coppie omosessuali unite civilmente.

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Contro l’ideologia di P. James Martin S.J.: ecco Daniel Mattson

1 CommentoConferenze

Dopo che un arcivescovo emiliano ha sostenuto le teorie ideologiche di James Martin SJ, ecco la testimonianza della verità naturale.

“Ecco perché non mi definisco gay”. In Italia l’anti Martin

Arriva in Italia Daniel Mattson, autore del libro Perché non mi definisco gay – Come ho recuperato la mia identità sessuale e trovato la pace.
La sua storia è un “pugno in faccia” alla tendenza omoeretica e un inno alla Chiesa, che lo ha abbracciato partendo da un dato naturale:
«Siamo maschi e femmine. Per rispettare qualcuno dobbiamo riconoscere la sua identità. Tutto il resto sono un falso rispetto, una falsa delicatezza e una falsa compassione».

In occasione del suo arrivo in Italia per la presentazione del suo libro, pubblichiamo l’intervista del mensile Il Timone a Daniel Mattson (clicca qui per leggere il numero di Maggio). Mattson ha raccontato la sua storia nel libro Why I don’t call myself gay – How I reclaimed my sexual reality and found peace (Perché non mi definisco gay – Come ho recuperato la mia identità sessuale e trovato la pace).
Nell’intervista parla dell’importanza dell’Apostolato di preghiera Courage, un approccio al problema dell’omosessualità in ossequio alla dottrina della Chiesa e non incine alle forme di omoeresia che vedono nel gesuita James Martin il suo principale estensore.
Daniel Mattson sarà in Italia a maggio per presentare il suo libro
Perché non mi definisco gay – Come ho recuperato la mia identità sessuale e trovato la pace, tradotto in italiano da Cantagalli, con la prefazione del cardinale Robert Sarah.
Tutti i dettagli sul sito www.nonmidefiniscogay.blog. Altri link di riferimento: www.courageitalia.it e www.everlastinghills.org.

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Conselice (RA): contrattacco al gender

1 Commentoideologia gender

Da molto tempo in provincia di Ravenna la diffusione dell’ideologia gender non trova ostacoli: né nelle amministrazioni locali, né nella scuola.
Ma l’eccessiva sicurezza può far commettere dei passi falsi.

Sembra questo il caso anche delle scuole medie Foresti di Conselice e Lavezzola, nelle quali è stato proposto il famigerato spettacolo teatrale Fa’ Afafine che, sempre e ovunque, ha suscitato proteste e disagio ai genitori.
Tuttavia, c’è un fatto nuovo: a Conselice, lo scorso 20 marzo, i genitori sono insorti in massa. E han cercato consulenza giuridica e sostegno da FattiSentire.org, dando corso ad una riunione organizzativa tenutasi sul posto.
Ma andiamo con ordine.

  1. Il 27 febbraio l’Istituto Comprensivo (I.C.) ha fatto pervenire brevi manu alle famiglie un volantino informativo (allegato 1), nel quale si qualificano coloro che dissentono dalle teorie diffuse tramite tale spettacolo come persone con “pregiudizi e ignoranza”. L’affermazione è gravissima, specialmente per un Istituto che dichiara di voler far propri “i diritti dell’uomo, l’inclusione sociale, la parità di opportunità” (Ptof, p. 20).
  2. Solo il 13 marzo, a fronte delle proteste delle famiglie via e-mail, domande ai docenti e richieste di chiarimenti al dirigente, l’I.C. ha fatto pervenire brevi manu una richiesta di consenso (allegato 2), fatta su carta non intestata, senza il nome dell’alunno e senza firma del dirigente né del responsabile del progetto, ma soprattutto priva di adeguata e completa informazione alle famiglie.
  3. Tale richiesta ammette che lo spettacolo “affronta un tema […] non condiviso” ma informa che “le tematiche affrontate sono state trattate dai docenti con i ragazzi”. Si tratta pertanto di un’ammissione esplicita di precedenti attività, anch’esse prive del consenso delle famiglie relativamente a temi eticamente sensibili.
  4. Il sito dell’I.C. (visitato il 3/5/2018) espone soltanto il PTOF. Non espone il Patto Educativo di Corresponsabilità, né il dettaglio delle attività extracurricolari annuali. Per le “Uscite didattiche” non si fa cenno allo spettacolo teatrale in questione.
  5. Nel Ptof (visitato il 3/5/2018) non si fa menzione di spettacoli teatrali per la secondaria di I grado, per cui tale attività potrebbe non esser passata dal Collegio Docenti.
  6. Nel Ptof si fa invece menzione del controverso progetto “W l’amore” (pag. 15), anch’esso oggetto di interrogazioni in Assemblea Legislativa della Regione Emilia-Romagna. Ma, ancora una volta, è assente ogni riferimento alla doverosa informativa alle famiglie.

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Gli studi di genere smentiti dalla scienza.

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Si rimane uomini o donne per tutta la vita

Secondo gli “studi di genere”, l’identità di genere sarebbe una componente distinta dall’identità sessuale e potrebbe anche non coincidere con essa (producendo maschi-donne e femmine-uomini), poiché le differenze tra uomo e donna sarebbero soltanto una costruzione sociale, dovuta a stereotipi di genere, per l’appunto.
Su questa base teorica, nata negli anni ’70, viene legittimato il “cambio di sesso” di chi vive una incoerenza tra il “sentirsi” uomo (o donna) -cioè il “genere”-, e l’essere nata biologicamente come donna (o uomo), cioè il “sesso”.

Tutto falso, lo dimostra oggi la scienza moderna.
Le differenze tra uomo e donna sono biologiche e genetiche, non certo dovute all’influsso sociale o dall’educazione ricevuta.
Chi afferma di aver “cambiato sesso” ha semplicemente amputato parti anatomiche del corpo o ne ha aggiunte altre con la chirurgia estetica, dopo essersi bombardato di ormoni.
A livello neuro-fisiologico rimane come è nato, nella sua originale identità sessuale.

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Ci siamo: si marcia per la vita!

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Sabato 19 maggio, tutti a Roma
Piazza della Repubblica (Stazione Termini) ore 14:30

«A Roma marceremo per la vita contro l’aborto e L’eugenetica». Intervista a Virginia Coda Nunziante apparsa su La Verità


Virginia Coda Nunziante è la presidente della Marcia per la vita, il grande evento «pro life» che il prossimo 19 maggio animerà le strade di Roma. L’appuntamento è per le 14.30 in piazza della Repubblica, nella Capitale, e saranno in molti a presentarsi. Anche perché questa edizione del a marcia è particolarmente importante. «I temi centrali di quest’anno sono tre.

Tanto per cominciare, sono passati quarant’anni dall’entrata in vigore della legge 194, con il suo bagaglio di quasi 6 milioni di bambini abortiti. Questo è il primo tema forte, vogliamo far aprire gli occhi ai cittadini su questa tragedia».

Proprio in vista della marcia, l’associazione Citizengo ha affisso alcuni manifesti contro l’aborto per le strade di Roma. E subito sono partiti gli appelli al sindaco Virginia Raggi per rimuoverli, come accaduto qualche mese fa.

«Sì, è già accaduto una volta. Anche in questo caso si sono scatenati subito i gruppi femministi, ed è probabile che il sindaco farà togliere anche questi manifesti. Sono cose che fanno riflettere sulla libertà di espressione che abbiamo oggi. Numeri alla mano, quel che sostiene Citizengo (ovvero che l’aborto è la principale causa di femminicidio nel mondo, ndr), è la pura verità. Ma viene negata la possibilità di far conoscere questa verità all’opinione pubblica. È la dittatura del pensiero unico. La marcia, però, non possono impedirci di farla, così manifesteremo nella pubblica piazza la nostra protesta, per mostrare a tutti fatti e numeri reali».

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Modena: figlia in coma? ora c’è la legge

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Modena, la figlia è in coma:
il padre nominato “interprete” delle sue volontà

Uno dei primi casi di applicazione della legge sul biotestamento.
Il genitore potrà decidere quali cure accettare o rifiutare,
a condizione che si impegni a “ricostruire” (???) le volontà di lei (fonte: Repubblica)

Tutti gli errori delle Dat

I medici non sono contenti per niente della legge sulle Disposizioni anticipate di trattamento (Dat), né hanno ragione di esserlo i malati. Questo è stato il leit-motiv di tutti gli interventi al convegno “La responsabilità professionale e la relazione medico paziente dopo la legge sulle DAT” organizzato dall’associazione Medicina e Persona presso l’Università degli Studi di Milano.
Coordinati da Felice Achilli, presidente di Medicina e Persona, e introdotti da Lorenza Violini, ordinario di Diritto costituzionale, hanno trattato l’argomento Filippo Anelli da pochi mesi Presidente Nazionale della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri (Fnomceo), Claudio Galoppi componente del Consiglio Superiore Magistratura, Emanuele Catena, Direttore dell’unità di Anestesia e Rianimazione dell’Ospedale Luigi Sacco e Marco Maltoni, Direttore dell’unità Cure Palliative dell’Usl Romagna. (altro…)

Udine: figlia lesbica; colpa dell’università?

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La figlia diventa lesbica, padre incolpa l’Università di Udine

La lettera inviata da un genitore ad una associazione cattolica per “denunciare la perdita della sua primogenita”

Questa la lettera che un genitore ha inviato alla redazione di “Notizie Pro Vita”, magazine dell’omonima onlus che da anni opera in difesa del concepimento naturale e ricorda che la famiglia  è solo e unicamente fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna.
“A scrivere – spiega l’associazione – è un papà profondamente addolorato che denuncia la “perdita della sua primogenita”.

«Gentilissimi di ProVita, sono un genitore che 9 mesi fa ha “perduto” la sua primogenita: letteralmente fagocitata dalla piaga del gender e dell’omosessualità dilagante.

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Trapianti: espianto dopo morte o morte dopo espianto?

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La triste vicenda di Rebecca Braglia, la giovane e sfortunata rugbysta finita in coma in seguito ad un placcaggio di gioco, dichiarata cerebralmente morta e sottoposta all’espianto degli organi, è esemplificativa di come funziona la macchina dei trapianti.

Trapianto d’organi vitali: espianto dopo morte o morte dopo espianto?

Innanzitutto, essa ha il compito di utilizzare un linguaggio tecnico nebuloso, poco chiaro, in modo tale da far pensare che sia una questione valutabile dai soli addetti ai lavori; in secondo luogo, le informazioni sul caso specifico sono poche e frammentate; terzo, il nuovo criterio di accertamento della morte consente di “giocare” con la parola morte e di collocarla in un momento preciso, anche se in maniera del tutto arbitraria.

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