CAPITOLO I. LA VITA DONO DI DIO

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CAPITOLO I. LA PROCREAZIONE
Sapienza dei popoli e valore umano della discendenza


10. L’individuo umano ? un essere culturale che per sua natura desidera conoscere se stesso. Ma sia come singolo che come membro della societ?, non formula le sue domande partendo da zero. La natura stessa lo indirizza dall’interno mediante le inclinazioni naturali. Queste lo portano ai beni consoni alla sua natura. Prima di interrogarsi su di s? conosce molte cose di se stesso, e prima di scoprire che ? un essere familiare, egli si trova in famiglia, nella quale nasce, si sviluppa, vive e muore.(19) La vita in famiglia ? il suo inizio, centro di gravit? e di sviluppo. Questo vale per tutti gli uomini e per tutti i tempi del passato e del presente, e varr? nel futuro, essendo l’uomo mosso proprio dalla sua natura umana e dalle profonde inclinazioni di essa. Non ? necessario chiamare in causa tutto il passato, ma ? utile uno sguardo alla storia per confermare, nella certezza dell’universalit?, la realt? familiare come luogo della trasmissione umana della vita. Historia magistra vitae.


La storia della cultura offre innumerevoli testimonianze di tutti i popoli, fin dalla lontana antichit?, sull’importanza fondamentale attribuita alla famiglia. Nella cultura greca, l’importanza della procreazione, dell’educazione dei figli e della trasmissione dei valori alle diverse generazioni appaiono gi? nella stessa costituzione della Polis, della Citt?, come struttura politica basilare del mondo greco antico. Gi? nei testi filosofici di Platone, il rapporto tra istituzione familiare e societ? ? stato oggetto di riflessione. Aristotele afferma la priorit? della famiglia sull’organizzazione sociale. La famiglia ? un’istituzione naturale fondata sull’affetto tra uomo e donna, che precede, nutre e forma i cittadini che costituiscono la comunit? politica.(20)


Per la Roma classica il valore sociale della famiglia ? riconosciuto fin dagli albori. Cicerone nel De Officiis afferma che tutti gli esseri viventi tendono per istinto alla procreazione. Tra gli uomini la prima forma di societ? si attua nella famiglia allargata, con gli antenati ed i figli, in unit? di spazio vitale e comunanza di beni. Questo ? il primo principio della Citt? e, per cosi dire, quasi la culla dello Stato: Principium urbis et quasi seminarium rei publicae. In questo diffondersi e propagarsi della discendenza c’? l’origine dello Stato.(21)


La Roma cristiana, il medioevo occidentale e l’oriente cristiano hanno sviluppato la vita familiare e l’educazione dei figli conformemente al modello ispirato nel Vangelo. I testi apostolici mettono in rilievo l’importanza della famiglia nella diffusione del messaggio cristiano. La storia documenta l’influsso che il Vangelo ha avuto nella evoluzione della vita e della legislazione familiare lungo i secoli, cosi come la ricchezza della testimonianza di moltissimi padri e madri di famiglie cristiane. In altre occasioni sono stati i monaci, grandi educatori dei popoli barbari e successivamente punto di riferimento di tutta la vita cristiana; hanno contribuito pure allo sviluppo di famiglie cristiane, proprio perch? la vita del monastero, governata dall’abate, ordinata allo sviluppo della fraternit? tra i monaci, ? servita da paradigma o modello per l’unit? e lo sviluppo delle famiglie. Si potrebbe continuare ad enumerare esempi con riferimento alle grandi figure cristiane dagli inizi dell’ epoca moderna fino ai nostri giorni.


L’Illuminismo ha elaborato una critica disgregatrice di molti concetti ritenuti ” tradizionali” e superati. L’uomo arriva all’et? della ragione e deve avere l’audacia di pensare per se stesso. Deve liberare se stesso. La categoria della natura viene sostituita dalla categoria della libert?. Kant lo afferma in molti modi. In realt?, il sogno dell’uomo moderno ? quello di prendere il posto dell’ente. Ci? che importa non ? conoscere quello che la natura ha fatto con me, ma piuttosto ? sapere cosa posso io fare con la mia libert?. Tuttavia il pensiero occidentale in Kant stesso, e anche in Hegel, ha continuato a riconoscere la trascendenza della famiglia e della procreazione.(22) Certe tendenze della filosofia contemporanea, specialmente il personalismo, hanno riconosciuto, anche con pi? forza che in epoche passate, sia il valore interpersonale della vita sessuale, sia il fatto che la procreazione dei figli supera necessariamente il livello dell'” atto” solo biologico o solo educativo, raggiungendo cosi la sfera antropologica.


Ad analoga constatazione conduce l’analisi di altre tradizioni culturali, diverse da quelle che fino ad ora abbiamo analizzato, sia dell’Asia, sia dell’Africa che dell’America. Troviamo differenze profonde in molti aspetti, per? sempre – tranne alcune eccezioni – si percepisce una valutazione della vita familiare, della sessualit? e dell’origine della vita, sovente collegata con il mondo del sacro. Il riconoscimento della trascendenza della famiglia e della procreazione, per il suo contributo e servizio all’umanit?, non ? in alcun modo una realt? esclusiva della cultura occidentale.(23)


Una stretta analogia tra famiglia e Stato ? stata ritenuta, per migliaia di anni, come una delle caratteristiche capitali della cultura cinese tradizionale.(24)


Uno dei fondamenti della civilt? egiziana ? stata la famiglia, caratterizzata da una vita domestica armoniosa, con numerosi figli. Anche nelle culture africane sono frequenti, fin dalla pi? lontana antichit?, le testimonianze del valore riconosciuto alla famiglia e alla procreazione. Bartolom? de Las Casas, nella sua Apologetica historia raccoglie numerose testimonianze sulle famiglie e sull’educazione dei figli nelle culture dell’America precolombiana. Si tratta di testimonianze del valore umano della discendenza cos? come ? stata forgiata dalla sapienza dei popoli antichi e delle grandi civilt?.(25)


La storia passata dell’umanit? resta sempre incompiuta. Inoltre, nella citt? degli uomini, si trovano certamente le testimonianze dei magnalia hominis, ma anche quelle delle miserie e delle calamit? sia del singolo sia delle stesse culture e dei popoli. La zizzania cresce insieme al grano e i vizi sono pi? visibili delle virt?. Tuttavia nonostante le difficolt?, l’uomo ha sempre cercato e continua a cercare il bene della specie nella procreazione e nella famiglia. Non solo perch? ogni singola persona sapendosi mortale cerca l’immortalit? della specie nei figli, ma anche perch? ? insita nell’essere umano una coscienza del valore della vita e perch? l’uomo e la donna sperimentano l’amore e conoscono la gioia che implica la venuta di un figlio.Antropologia e generazione umana: diventare genitori


11. La constatazione universale della realt? familiare come nucleo originario della vita umana deve avere una causa. L’intelligenza appaga la sete di verit? quando arriva alle cause dei fenomeni. La cultura tecnico-scientifica nella quale siamo immersi sembra accontentarsi della scoperta delle realt? esistenti senza interrogarsi sul fondamento. Nata dalla tradizione illuminista, l’onda del relativismo e del nichilismo oggi in voga vieta qualsiasi tentativo di ricerca oltre il livello del fenomenico. Questo relativismo e questo nichilismo conducono a un soggettivismo radicale. A partire dal momento in cui non ci sono pi? punti di riferimento morali oggettivi, la coscienza individuale fabbrica le proprie norme e le modifica a piacimento dell’individuo. Da qui la tendenza all’autodistruzione che prima denunciavamo.


Questo atteggiamento nonostante influisca sulla situazione culturale presente, non deve farci tuttavia dimenticare il gi? menzionato valore universale della vita familiare e della passione per la trasmissione della vita, n? la necessit? di interrogarsi sulla sua ragion d’essere. Questa ragion d’essere si trova nella stessa natura umana, cos? come ? stata creata da Dio. L’uomo ? stato creato per amore, capace di amare. ? stato creato maschio e femmina; il loro corpo e le loro anime sono complementari e correlativi, capaci di fare dono di se stessi e di trovare nei figli una proiezione e un senso alla loro esistenza. Creati per amore, formati nella rispettiva differenza sessuale, danno origine alla vita condivisa nel matrimonio e nella famiglia.(26)


Davanti a questa prospettiva si evidenzia l’errore che sta alla radice delle deviazioni, prima menzionate. Di fronte alla separazione e opposizione tra natura, amore e libert?, bisogna ritornare alla compenetrazione profonda fra di essi. Infatti nella natura umana, costituita da corpo e da anima spirituale, la stessa corporeit? ? informata dall’anima spirituale, ? quindi costituita in una realt? nella quale si manifesta lo spirito. Il ritorno della libert? umana alla propria casa, saldamente fondata nella sua natura, ? uno dei compiti urgenti per il recupero dell’autentica libert? dell’uomo. La natura dell’uomo sta alla radice sia della corporeit?, con la quale comunica non soltanto con i corpi, ma anche con le persone, sia della spiritualit? che eleva l’uomo al di sopra di tutti gli enti del mondo. La lex naturalis, partecipazione della legge eterna, ci offre il fondamento sia per la sessualit?, per l’amore tra uomo e donna, sia per l’insieme della vita della famiglia.


La procreazione umana ? allo stesso tempo simile e profondamente diversa dalla procreazione degli altri viventi. La procreazione umana implica infatti tre livelli di realt? sui quali dobbiamo soffermarci: la corporeit?, la diversit? dei sessi, la cooperazione con Dio.La corporeit? umana


12. L’uomo, che pu? essere definito come sintesi dell’universo e quodammodo omnia, (27) ? un ” composto” di anima e corpo. Il corpo fa parte dell’essenza dell’uomo. Oggi questa verit? trova ora difficolt?, ora fraintendimenti. Si verifica il paradosso di una cultura che da una parte diventa sempre pi? materialista, in modo da non lasciare posto allo spirito tanto che dimentica l’anima, e dall’altra, vuole fare dell’uomo una pura libert? dove non c’? posto per l’oggetto corpo. Bisogna invece riconoscere, senza vacillare, che l’uomo ? anima e corpo, un essere composto, e che ha parte nel mondo per il suo corpo. Nel suo essere e nel suo divenire ? di questo mondo e sottomesso alle leggi della materia e della vita.


Questa condizione corporea, formata di carne e di ossa, e assunta per la realt? dell’anima ad un ordine spirituale, ? un bene e una perfezione. L’uomo non ? un ente qualunque, ma un essere di grande nobilt? anche corporalmente, poich? il suo ? il corpo pi? perfetto ed ? come il fine del mondo materiale, il principio antropico al servizio del quale Dio ha disposto tutti gli altri corpi. Quando Dio si ? fatto uomo, ha assunto la nostra carne.


Ma la corporeit? ? anche un limite. L’uomo ? mortale, sottomesso alle malattie e alle debolezze, deve sopportare le miserie, ed ? anche un peso per gli altri. La corporeit? implica che non ? possibile in questo mondo la piena felicit? e che le carenze e i mali possono apparire pi? numerosi dei beni. Lotario dei Conti di Segni ha potuto scrivere il celebre trattato De miseria conditionis humanae, ma non ha avuto il tempo per scrivere, come si era ripromesso, il libro complementare sulla dignit? dell’uomo.(28) Tuttavia, in virt? dell’ordine che l’anima imprime al corpo, la corporeit? partecipa del bene supremo ed eterno dell’uomo. In tale contesto anche la sessualit? ? uno dei grandi doni della corporeit?.


La diversit? dei sessi


13. La sessualit? segue la condizione corporea dell’uomo. La persona umana ? sessuata, maschio o femmina. Fin dall’antichit?, si ? riflettuto sulla distinzione sessuale, mettendo in rilievo la sua importanza e il significato antropologico, in maggiore o minore misura. D’altra parte ? certo che fino alla met? del secolo scorso si ignorava la radice biologica profonda della distinzione sessuale. Dal tempo di Ippocrate, il solo criterio era costituito dalle componenti della corporeit?, vista dall’esterno. La biologia moderna ? andata oltre e non solo ha fatto l’analisi della fabbrica corporis humani, ma anche delle cellule, che sono l’unit? basilare dei viventi. Nei cromosomi di ogni cellula si pu? scoprire il sesso della persona: XX per la femmina, XY per il maschio. Ambedue sono della specie umana e hanno pari dignit?. Biologicamente e psicologicamente, sotto molti aspetti, sembra pi? forte la donna. Le differenze di entrambi sono ad ogni modo costitutive, radicali e reciproche. La sessualit? ? complementare: l’uomo ? attratto dalla donna e questa dall’uomo. La sessualit? trascende il fatto biologico e diventa psichico, interpersonale. La natura stessa coinvolge tutti e due quando tra di loro sorge l’amicizia e l’amore, come dono di s? e tramite per i figli. Cos? l’amore tra uomo e donna ? fondamento del matrimonio e, questo, della famiglia umana che trasmette la vita ai figli e li educa per la vita sociale. Uomo e donna sono i genitori chiamati alla paternit? e maternit? in un modo che supera tutti gli altri modi di trasmissione della vita nel mondo.(29)L’uomo collabora con Dio-Creatore



14. La procreazione umana inoltre implica una novit? trascendente, un elemento essenziale che non procede dal maschio o dalla femmina, ma da Dio creatore, e viene designato come anima. Senza l’anima non c’? l’uomo, perch? l’anima ? la forma che d? l’essere e fa l’unit? degli elementi. Che l’anima ci sia viene analizzato da Aristotele nel primo trattato sull’anima, nel quale lo Stagirita afferma che l’esistenza di essa ? vera e palese nelle operazioni che trascendono la materia, come il pensare e fare delle scelte. Bisogna riconoscere che il filosofo greco non arriva a percepire la piena spiritualit? e trascendenza dell’anima, cos? come l’ha fatta conoscere la tradizione cristiana. Infatti, una cosa ? percepire in qualche modo che esiste un principio che si denomina anima, un’altra ? conoscere la sua essenza, il che in realt? ? pi? difficile; tuttavia l’argomentazione di Aristotele tocca molto da vicino la verit?. (30)


I genitori trasmettono l’eredit? del genoma umano del singolo, ma non possono dare l’anima. Se questa ? presente in ogni individuo, pu? provenire soltanto da Dio creatore. L’anima informa la corporeit? e d? l’essere umano a tutto il corpo. La parola “procreazione” lascia intravedere la presenza di Dio e la sua partecipazione all’inizio di ogni vita umana: “Ogni paternit? viene da Dio” (Ef 3,14). Questa collaborazione eleva ancora di pi? la procreazione. Nel concepimento di ogni essere umano si ripete in un certo modo quel Faciamus hominem (Gn 1,26) che Dio pronunci? nella creazione del primo uomo.


NOTE al capitolo I



18 Cf. Centesimus annus, 39: ” Occorre tornare a considerare la famiglia come il santuario della vita. Essa, infatti, ? sacra: ? il luogo in cui la vita, dono di Dio, pu? essere adeguatamente accolta e protetta contro i molteplici attacchi a cui ? esposta, e pu? svilupparsi secondo le esigenze di un’autentica crescita umana. Contro la cosiddetta cultura della morte, la famiglia costituisce la sede della cultura della vita “.


19 PONTIFICIO CONSIGLIO DELLA GIUSTIZIA E DELLA PACE, Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, Libreria Editrice Vaticana, Citt? del Vaticano 2004, n.212: “La famiglia ? importante e centrale in riferimento alla persona. In questa culla della vita e dell’amore, l’uomo nasce e cresce: quando nasce un bambino, alla societ? viene fatto il dono di una nuova persona, che ? “chiamata dall’intimo di s? alla comunione con gli altri e alla donazione agli altri”” (cf. GIOVANNI PAOLO II, Esort. Ap. Christifideles laici, 40).


20 Cf. Gratissimam Sane, 7: “La Famiglia ? stata sempre considerata come la prima e fondamentale espressione della natura sociale dell’uomo. Nel suo nucleo essenziale questa visione non ? mutata neppure oggi. Ai nostri giorni, per?, si preferisce mettere in rilievo quanto nella famiglia, che costituisce la pi? piccola e primordiale comunit? umana, viene dall’apporto personale dell’uomo e della donna. La famiglia ? infatti una comunit? di persone, per le quali il modo proprio di esistere e di vivere insieme ? la comunione: communio personarum”.


21 Cf. ARISTOTELE, Ethica ad Nicomacum, 8, 12, 1162-a 6-8; CICERONE, De Officiis, I, 54.


22 KANT, Antropologia in senso pragmatico, Konigsberg, 1798, Prologo.


23 Se consideriamo le grandi civilt? dell’India, vediamo che le Upanishads e la Bhagavad-Gita contengono molteplici espressioni di rispetto ed ammirazione per il sorgere della vita umana nella famiglia. Il sistema politico e sociale della Cina ? rimasto fondato sugli schemi familiari per vari millenni.


24 Nonostante queste note ottimistiche, non si pu? nascondere la minaccia di imprevedibili conseguenze contro tali eminenti valori storici e tradizionali. Tanto in India come in Cina il nefando “infanticidio delle bambine” (ancora non nate) ? in aumento, e ha raggiunto rapidamente dimensioni allarmanti. La Dichiarazione finale dei vescovi presidenti delle Commissioni episcopali per la famiglia dell’Asia nella Riunione svoltasi a Roma dal 23 al 25 maggio 1995 richiama l’attenzione del mondo su questo problema (cf. PONTIFICIO CONSIGLIO PER LA FAMIGLIA, Enchiridion della Famiglia. Documenti magisteriali e pastorali su Famiglia e V?ta 1965­2004, Ed. Dehoniane, Bologna 20042, n.2653.



25 Questi valori, elementi fondamentali della famiglia, protetti e promossi da tante culture precristiane, manifestano cos? il loro profondo ancoraggio nella stessa natura umana. Tuttavia, la storia mostra ugualmente che nessuna cultura fu capace di vivere questi valori senza il doloroso mescolamento con elementi degradanti della dignit? umana. Solo la rivelazione della dignit? umana come immagine di Dio fu capace di insegnare l’uguale dignit? di tutte le persone umane e il loro valore assoluto e sacro.


26 “L’essere umano ? fatto per amare e senza amore non pu? vivere. Quando si manifesta nel dono totale di due persone nella loro complementarit?, l’amore non pu? essere ridotto alle emozioni e ai sei1timenti, n?, tanto meno, alla sua sola espressione sessuale… La verit? dell’amore e della sessualit? coniugale esiste l? dove si realizza un dono pieno e totale delle persone con le caratteristiche dell’unit? e della fedelt?” (n. 223), PONTIFICIO CONSIGLIO DELLA GIUSTIZIA E DELLA PACE, Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, cit., Vaticano 2004, “L’amore coniugale ? per sua natura aperto all’accoglienza della vita. Nel compito procreativo si rivela in modo eminente la dignit? dell’essere umano, chiamato a farsi interprete della bont? e della fecondit? che discendono da Dio” (n. 230), ibid., nn.223. 230.



27 Cf. ARISTOTELE, De anima, 3, 421 b 20.


28 LOTARIO DEI CONTI DI SEGNI, futuro Innocenzo III, De miseria conditionis humanae, edito a Napoli, 1967.


29 Cf. GIOVANNI PAOLO II, Uomo e donna lo cre?, Citt? Nuova – libreria Editrice Vaticana, Roma – Citt? del Vaticano 1992(3).


30 ARISTOTELE, De anima, II, 1; SAN TOMMASO, Quaestiones de anima, 1. ST, 187.1.


PONTIFICIO CONSIGLIO PER LA FAMIGLIA: FAMIGLIA E PROCREAZIONE UMANA