Famiglia, filo d’oro tra le civilt

Famiglia

INTERVISTA
?Lo dimostra un archivio etnologico in California, che ha schedato le societ? esistite dalla preistoria ad oggi?
parla il sociologo Pierpaolo Donati

?L’idea che la famiglia sia una creazione del cristianesimo ? una vecchia tesi dell’Ottocento, propalata dagli studiosi di quel tempo con molta fantasia e poche o nulle informazioni scientifiche. La ritroviamo in Marx e in tanti altri pensatori. Le scienze sociali dell’ultimo secolo hanno appurato che non c’? societ? senza famiglia, e che la famiglia non ? soggetta a leggi evoluzionistiche lineari, in qualsivoglia direzione?.


Lo afferma il sociologo Pierpaolo Donati.
?Il fatto storico della famiglia – aggiunge – ? documentato sin dalla notte dei tempi, se si osservano per esempio le tombe sepolcrali dove venivano riposte un uomo e un donna, e magari i figli. A livello scientifico, esiste un archivio etno-antropologico presso l’universit? della California che ha schedato le informazioni empiriche relative a quasi tutte le societ? conosciute, da quelle primitive sino al Novecento. Il risultato delle analisi condotte ? che la famiglia – concepita come unione stabile di un uomo, una donna e i loro figli (cos? la definisce l’antropologo francese Claude L?vi-Strauss) – ? presente in tutte le societ?, ovviamente con delle variazioni dovute a fattori culturali e ambientali. Si ha notizia di due sole trib? in cui non si riscontra la famiglia nucleare, ma esse sono scomparse proprio perch? non avevano una struttura familiare capace di rigenerare la societ??.


Perch? la civilt? occidentale sembra voler rinnegare oggi uno dei suoi pilastri come la famiglia?


?Non ? da oggi, ma da almeno due secoli che la famiglia ? oggetto di teorie che sostengono che la famiglia ? un retaggio del passato, una necessit? strumentale delle economie arcaiche. Per? oggi l’attacco ? pi? forte perch? la societ? contemporanea tenta un esperimento inedito, quello di liberare l’individuo (generalizzato in senso astratto) da tutti i legami sociali, pensando che senza tali legami le persone possano vivere pi? libere e felici. La societ? postmoderna vuole “immunizzare” gli individui dalla famiglia. Questo sogno, che in passato ? stato tentato su piccola scala, oggi guida la globalizzazione occidentale, spinto in avanti soprattutto da enormi interessi economici?.


La definizione di famiglia come societ? naturale ? ancora attuale?


?Oggi pi? che mai la famiglia ? una realt? “naturale”, se con questo termine non si intende una cosa fissa, scritta sulla pietra, ma il senso profondo di una relazione fra i sessi e fra le generazioni che costituisce il momento in cui la natura si fa cultura. Il punto ? che il diritto naturale deve essere sviluppato su basi culturali appropriate, che oggi mancano perch? si preferisce pensare che la famiglia sia solo una costruzione artificiale, che ciascuno pu? scegliere e fare a piacimento. Un grande inganno, come sanno tutti coloro che fanno questo esperimento?.


Ci sono tracce nella storia di altri gravi attacchi alla famiglia?


?Dal Seicento ad oggi, a partire da alcune correnti del mondo protestante insediato nel Nord America, si ? sostenuto che, poich? il Vangelo dice che in cielo non ci saranno n? mariti n? mogli, tanto vale abolire il matrimonio gi? su questa terra (qualcosa del genere era gi? stato detto molti secoli prima). Nel Novecento, il tentativo pi? grandioso di eliminare il matrimonio ? stato fatto nell’Unione Sovietica dopo la rivoluzione del 1917. Nello stesso periodo storico qualcosa di simile ? stato tentato nei Kibbutz in Israele. ? noto che tutti questi tentativi sono falliti. La connessione fra matrimonio e famiglia ? riemersa ovunque. Oggi la novit? viene dalle societ? che hanno un welfare pi? avanzato (come nei Paesi scandinavi), dove sembra che il matrimonio non abbia pi? valore. In realt? succede che la societ?, in questi casi, attribuisce ai conviventi le qualit? dei coniugi, anche se questi non fanno il matrimonio. Chi ci perde sono le persone, che rimangono prive del bene di una relazione umanizzante e sono esposte a continue e snervanti negoziazioni e riprogettazioni senza radici solide?.


Qual ? il vero obiettivo della associazioni omosessuali che richiedono i Pacs?


?La pressione di lungo periodo ? quella di rendere il matrimonio indifferente all’identit? sessuale. Il principio che viene invocato ? il seguente: il matrimonio ? un bene del quale tutti debbono disporre con uguali opportunit?, a prescindere dall’identit? sessuale personale. Si invoca questo principio di uguaglianza per evitare “discriminazioni” verso gli omosessuali: ma qui c’? un grande equivoco, perch? un conto ? discriminare (quando si trattano diversamente cose uguali) e un conto ? trattare e rispettare ciascuno per quello che ? (i sessi sono differenti). Se si afferma il principio per cui la differenza sessuale non ha pi? n? senso n? valore, si arriva a quanto proprio oggi propongono alcuni disegni di legge regionali in Italia, i quali prevedono che ogni individuo possa stabilire e dichiarare alla pubblica amministrazione la propria identit? sessuale a piacimento. Ma se le persone cambiano identit? sessuale a piacimento, in quale mondo vivranno? Chi si troveranno di fronte??.


Perch? gli omosessuali chiedono il matrimonio?


?Gli omosessuali chiedono il matrimonio perch? vogliono sentirsi uguali agli altri. Se si ragiona sulla uguaglianza dei diritti si sbaglia strada. Bisogna guardare alla natura della relazione, che ? diversa. L’omosessualit? potr? essere una relazione di affetto, amicizia, aiuto reciproco e altre cose ancora, ma non ? per sua natura sponsale. ? un altro tipo di relazione. Spetta agli omosessuali dire di che relazione si tratta?.


A difesa della famiglia c’? un’inedita alleanza tra cattolici e intellettuali laici. Che frutti potr? dare?


?I frutti che vedo possibili sono quelli di una nuova razionalit? capace di offrire delle ragioni nuovamente illuminanti sul senso della vita umana quando le vecchie ragioni non tengono pi?. Una ragione post-illuministica che trova il suo significato in esperienze e pratiche di vita capaci di vedere che la sponsalit? e la genitorialit? sono le prime, pi? originarie e pi? fondamentali ragioni di vita per la persona. Non dimentichiamo che il valore della famiglia ? e rimane al primo posto in tutte le nazioni, anche in quelle dell’Unione Europea. E non dimentichiamo che la societ? ha bisogno del matrimonio non per opprimere le donne e i bambini, le persone socialmente deboli, ma per dare loro una migliore tutela. Formulo l’auspicio che i problemi sul tappeto possano trovare risposte in una legislazione di ampio respiro che non si fermi ai problemi settoriali, ma rilanci la famiglia mentre riconosce quei diritti individuali di chi persegue, in altre formazioni sociali, non gi? dei meri desideri privati, ma dei beni meritori degni di essere tutelati dalla intera comunit? politica?.



Stefano Andrini
(C) Avvenire, 22-2-2007