GEDDA, NIENTE EUGENETICA

Minacce alla vita













IL CASO Un libro accusa il genetista, ma la condanna del razzismo nazista fu netta
GEDDA, NIENTE EUGENETICA

    Gi? negli anni ?30 prese posizione contro le derive degli esperimenti sull?uomo nei laboratori. La verit? dei contatti con Von Verschuer
Luigi Gedda paladino dell’?eugenetica razzista?, colluso con ?studiosi coinvolti nei progetti della scienza della morte nazista?? Lo storico presidente dell’Azione Cattolica, campione dell’apostolato laico, sarebbe stato dedito ad esperimenti sulla scia di Josef Mengele? La tesi, a dir poco strampal …
  DI ANDREA A. GALLI
da Avvenire-Agora di Sabato 25/02/2006
Luigi Gedda paladino dell’?eugenetica razzista?, colluso con ?studiosi coinvolti nei progetti della scienza della morte nazista?? Lo storico presidente dell’Azione Cattolica, campione dell’apostolato laico, sarebbe stato dedito ad esperimenti sulla scia di Josef Mengele? La tesi, a dir poco strampalata, ? stata rilanciata con enfasi ieri da Repubblica, prendendo lo spunto da un recente libro di Alfredo Salsano, Molti sani e forti per i tipi di Bollati Boringhieri. Confondendo assai le acque, purtroppo, perch? l’eugenetica a cui potevano far riferimento i pionieri cattolici della medicina negli anni ’20 e ’30 altro non era che quell’?eugenetica positiva? intesa come un insieme di conoscenze a servizio della maternit? e del ?buon nascere?. Utilizzando categorie che oggi suonano sinistre, ma che allora erano ampiamente diffuse fra i genetisti. Tanto per fare un esempio, nell’articolo ?A proposito di razza?, uscito nel 1938 sul numero XXIV di Vita e Pensiero, la rivista dell’Universit? Cattolica, cos? Gedda scriveva dell’?eugenetica positiva?: ?Questi provvedimenti sono molto sviluppati in Italia attraverso la legislazione del lavoro, la dignit? massima attribuita al focolare domestico fecondo di figli, la persecuzione legale dell’aborto, la difesa della maternit? e dell’infanzia, le cure fisiche procurate alla giovinezza, la lotta contro le malattie pi? diffuse come la tubercolosi e la malaria, e via dicendo. Eugenetica positiva, questa, che ? suggerita da una giusta preoccupazione e che viene con mezzi confacenti, dei quali soltanto lo Stato pu? disporre, realizzata?. Ma Gedda prendeva poi in considerazione un’altra eugenetica, tutt’altro che accettabile. ?A fianco dell’eugenetica positiva – scriveva – viene manifestandosi un’eugenetica negativa consistente in un insieme di provvidenze inibitrici di ci? che ? considerato dannoso agli stessi fini e nei confronti del benessere fisico dei cittadini. Le misure negative giungono, nei vari paesi che le adottano, a realizzazioni differenti, le quali per il significato restrittivo che posseggono e cio? per l’azione limitatrice di esse sulla personalit? umana, si prestano pi? delle misure positive a una valutazione e ad un giudizio etico. Alcune conseguenze infatti, come quelle a cui giunge il razzismo tedesco con la sterilizzazione dei tarati, non solo non sono giustificate dal punto di vista scientifico […] ma urtano con il diritto naturale e in definitiva contro quei principi spirituali che sono alla base del concetto di nazione: perci?, volendo giovare ad essa, riescono invece a ferirla nel settore pi? delicato e vulnerabile, il fronte etico?.
Come non bastasse, Gedda aggiunge: ?Ho avuto occasione di scrivere su questo argomento di natura pi? strettamente medica, dimostrando come questo modo di intendere gli effetti che una mescolanza di razze pu? produrre sull’organismo umano ? totalmente aprioristico e perci? non scientifico?.
Parole molto dure, segno di una chiara e inequivocabile presa di distanza rispetto all’eugenetica nazista. Del resto, sull’eugenismo di Gedda basterebbe prendere in mano un testo di bioetica ante litteram come Problemi di frontiera della medicina (1963) dove in capitoli come ?la fertilit? e l’etica dell’esperimento sull’uomo? si possono leggere allarmi profetici sull’?essere la moderna tecnica di laboratorio in grado di realizzare con facilit? crescente la fecondazione in vitro ed anche di potervi dare seguito provocando gli stadi successivi dell’embriogenesi?, ponendo all’attenzione dei lettori i contenuti inquietanti di un libro come Brave new world di Aldous Huxley.
Ma l’articolo di Repubblica fa anche non poche insinuazioni sui contatti di Gedda con personaggi coinvolti con la medicina nazista, come Otmar von Verschuer. Sull’episodio Paolo Parisi, ordinario di biologia allo Iusm di Roma e collaboratore di Gedda per oltre trent’anni, invita a non fare confusione: ?Gedda ebbe contatti con innumerevoli personalit? del mondo scientifico, dei pi? svariati ambiti e Paesi. In particolare per i suoi studi sui gemelli ebbe contatti con chiunque si fosse occupato della materia, considerata allora la via aurea per gli studi sull’ereditariet?. Von Verschuer se ne era occupato fin dagli anni ’20 ed era un riferimento obbligato nella letteratura mondiale del settore. I rapporti fra i due furono comunque praticamente nulli. Di pi?: quando nel 1960 Gedda seppe del coinvolgimento di von Verschuer con il nazismo decise di non invitarlo ad un importante convegno che si tenne a Roma l’anno successivo?.
Bruno Dallapiccola, che oggi dirige l’Istituto Mendel fondato da Gedda e che ha conosciuto bene il genetista italiano scomparso nel 2000, da parte sua s’indigna all’idea che le indagini antropometriche svolte da Gedda sugli atleti delle Olimpiadi di Roma avessero un orientamento “nazista”: ?Allora anche la medicina forense si appoggiava a misure antropometriche. Gedda, che tra le tante cose ? stato anche colui che ha iniziato in Italia la medicina dello sport, cerc? semplicemente, con la sua genetica mendeliana, di provare un’intuizione che ? stata poi confermata dalla genetica molecolare: ossia che l’efficienza sportiva ha anche una base ereditaria?.
?Nella genetica degli anni ’30 si respirava un diffuso determinismo biologico?, ricorda poi Claudia Mantovani, autrice di Rigenerare la societ?. L’eugenetica in Italia dalle origini ottocentesche agli anni Trenta. ?Pu? darsi che Gedda ne abbia portato con s? delle tracce, ma resta il fatto che l’opposizione di principio e di fatto della Chiesa cattolica a quelle tendenze fu radicale?