Caso di eutanasia a Trieste?

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In Italia l’eutanasia non è ancora diffusa, ma si sta lavorando per un suo radicamento.
È quanto traspare da una storia accaduta a Trieste nei mesi scorsi ma raccontata a fine giugno dal quotidiano Il Piccolo: quella di Claudio de’ Manzano, un signore di 84 anni che nel dicembre 2018, a metà mese, è stato vittima di un’ischemia.
Un dramma che, unitamente alle scarsissime prospettive di ripresa dell’uomo, ha spinto sua figlia Giovanna, in qualità di amministratore, a chiedere per suo conto l’eutanasia, alla luce del fatto che il padre in precedenza aveva dichiarato di non voler vivere in condizioni simili, e che la legge n° 219 sulle Dat varata nel 2017 – all’articolo 3, comma 4 – consente che l’indicazione sulle cure possa essere espressa o rifiutata «anche dall’amministratore di sostegno oppure solo da quest’ultimo, tenendo conto della volontà dell’assistito».

Il problema è che all’ospedale di Cattinara l’interruzione delle cure per quel paziente colpito da ischemia non se la sono sentita di attuarla.
Anzi, la figlia si è sentita addirittura chiedere: «Ma lei vuole ammazzare suo padre?».

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Emilia-Romagna. Legge omotransnegatività. Scandroglio: gli errori dei pro famiglia

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“…non è mai moralmente lecito proporre, votare o dare in qualsiasi modo appoggio formale ad una legge ingiusta anche perseguendo il fine eticamente lecito di limitare i danni ed anche stretti da necessità” (clicca per leggere)

L’arcivescovo di Bologna ha partecipato a una tavola rotonda con gli esponenti PD favorevoli al “male minore” legislativo.
Ma tanti altri vescovi della Regione hanno parlato con chiarezza.
Il centro-destra si è opposto con coraggio.

Salvo “miracoli”, oggi la Regione Emilia-Romagna approverà una legge peggiore della c.d. Scalfarotto.
La colpa maggiore è di noi cattolici, che continuiamo a ripetere i soliti errori da 70 anni: inevitabile questa ennesima sconfitta.
Ci viene in aiuto una meditazione – che è anche un esame di coscienza – del massimo bioeticista italiano vivente
.

Doniamo a Maria Santissima 5′ per leggerla + 25′ per meditarla…
(sottotitoli, formattazione e note redazionali)
—–

Il dato è noto ai più, anzi amaramente scontato: la politica è nemica o tuttalpiù indifferente nei confronti dei cosiddetti principi non negoziabili, quali vita, famiglia, libertà educativa, sessualità.

In Italia, come in tutto Occidente, le forze politiche spesso lottano tenacemente per distruggere un ordine naturale voluto da Dio, battagliando per introdurre o potenziare legislazioni a favore dell’aborto, dell’eutanasia, della fecondazione artificiale, della sperimentazione sugli embrioni, della contraccezione, dell’omosessualità, del divorzio, etc.

Tali forze politiche non di rado provengono da aree culturalmente progressiste.
Poi vi sono altri gruppi che assumono colpevolmente un atteggiamento passivo: non spingono per un peggioramento della situazione, però non si industriano nemmeno per innescare una dinamica evolutiva positiva, ciò a riprova che anche in queste forze, spesso di matrice conservatrice, spira un certo vento libertario.
Infine esistono gruppuscoli che alle elezioni prendono uno zero virgola qualcosa che lottano apertamente per la vita e la famiglia.

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Emilia-Romagna, legge omotransnegatività: nuova analisi giuridica

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Nella foto: Roberta Mori, relatrice (PD) della proposta di legge regionale dell’Emilia-Romagna sull’omotransnegatività, assieme al Sindaco di Bibbiano Andrea Carletti e alla senatrice PD Vanna Iori. Da: https://twitter.com/moriroberta/status/779960423714021376

Un’analisi giuridica di facile lettura, lunga ma ben fatta, che conserva valore anche qualora la legge dovesse essere emendata.

Considerazioni sul progetto di legge regionale dell’Emilia Romagna contro l’”omotransnegatività”

di Francesco Farri – Dottore di ricerca – Università La Sapienza di Roma – Avvocato in Firenze

CONSIDERAZIONI SUL PROGETTO DI LEGGE REGIONALE DELL’EMILIA ROMAGNA CONTRO L’”OMOTRANSNEGATIVITÀ” *

Sommario: 1.  Introduzione – 2.  Le disposizioni di principio – 3. Le politiche attive – 4.  I controlli – 5. La spesa pubblica

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L’eutanasia avanza grazie… ai cattolici?

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SUICIDIO ASSISTITO

Consulta, le aspettative ci spingono a giocare d’attacco

di Tommaso Scandroglio

34 associazioni cattoliche propongono di affievolire la pena per chi istiga al suicidio.
Ma il “cedere per non perdere” ha sempre e solo portato alla sconfitta.

Il Sottosegretario Giorgetti dice che è impossibile arrivare entro settembre a una legge sulla revisione del suicidio assistito, per liberalizzarlo o per mitigare le pene. Un buon motivo per giocare d’attacco e proporre una legge che modifichi in meglio la legge 219 e creare parallelamente una mobilitazione popolare. Chi l’ha detto che la miglior strategia sia quella di giocare di rimessa?

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Aborto o omicidio? Il cieco travaglio della Cassazione

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I giudici hanno attribuito la qualifica di soggetto di diritto in maniera arbitraria. Porre sotto l’egida della mera convenzione lo stabilire quando diventiamo persone e quando cessiamo di esserlo provoca enormi rischi per tutti noi.  Ma se il feto è persona durante il parto, allora perché non usare la sentenza della Cassazione a favore della vita?

 

La Cassazione il 30 gennaio scorso si è pronunciata su un caso di decesso di un bambino durante il parto. La sentenza n. 27539 è stata depositata il 20 giugno scorso ed è illuminante per comprendere come per la legge italiana e i giudici, l’attribuzione ad un essere umano della qualifica di soggetto di diritto, cioè di persona, sia assolutamente arbitraria perché meramente convenzionale.

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La Cassazione scopre l’acqua calda: il feto è persona… o no?

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Preoccupante sentenza della Cassazione, secondo la quale «il nascente vivo non è più feto né in senso biologico né in senso giuridico, bensì una persona».

Nel frattempo, la Corte Costituzionale sembra abbia ribadito il no alla fecondazione artificiale eterologa per coppie lesbiche.
Tutti attendono di conoscere le motivazioni della sentenza per sapere se davvero un figlio debba avere genitori di sesso differente: evitiamo trionfalismi prematuri.
Non dimentichiamo che la famigerata legge 40 è stata smantellata pezzo per pezzo già da 5 minuti dopo la sua approvazione.

Dunque, in entrambi i casi, potrebbe trattarsi di davvero poca cosa: se non ci alziamo tutti in piedi e facciamo propaganda serviranno anni prima di capire che il bambino è persona fin dal concepimento.

Ecco, intanto, l’informazione sul “nascente che è un essere vivo” (!!!) dal Sole 24 Ore.

Rocchi: il Parlamento rifiuti l’intimazione che permetterà di uccidere la nonna

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Riportiamo l’intervento che il Magistrato Giacomo Rocchi
ha tenuto alla Marcia per la Vita del 18 maggio 2019 a Roma

Sono passati dieci anni dall’ingiusta uccisione di Eluana Englaro.
In questi dieci anni l’odio verso i soggetti deboli e imperfetti si è scatenato in tutto il mondo e abbiamo assistito con sgomento a bambini lasciati morire – fatti morire! – in nome della loro qualità della vita che avrebbe reso ogni terapia futile, neonati malati o disabili selezionati dal Protocollo di Groningen, uccisioni di anziani o di persone in stato di demenza, suicidi assistiti di persone depresse o di ragazzini, teorizzazione esplicita della necessità di non prestare terapie oltre una certa età. Il mondo prolife ha combattuto e combatte in tutto il mondo, anche in questi giorni in Francia, ma i nemici della vita sono potenti e crudeli.

In questa situazione, la Corte Costituzionale italiana ha intimato al Parlamento di scrivere una norma che permetta, in certi casi, di somministrare un farmaco atto a provocare la morte del paziente. Anzi: non “permetta”, ma obblighi i medici a farlo, cioè a comportarsi nello stesso modo in cui, in certi Stati, agiscono coloro che eseguono le condanne a morte.

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Eutanasia d’obbligo, ecco il futuro che ci preparano

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Il bioeticista Tommaso Scandroglio intervista il giudice Giacomo Rocchi sui temi del libro recentemente edito.

«Ciò che ci differenzia dalla Francia è che oltralpe si muore per decisione diretta dei medici. E’ quello che ci attende con l’intimazione della Corte Costituzionale per una norma che stabilisca che il medico possa uccidere direttamente». Che fare? «L’unica strada è modificare la Costituzione e spazzare via le cattive sentenze». 

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C’è una tematica in bioetica che probabilmente in futuro non troppo remoto ci riguarderà tutti da vicino, volenti o nolenti. Si tratta dell’eutanasia. Se aborto, fecondazione artificiale e contraccezione potrebbero anche non interessarci direttamente perché le rifiutiamo in radice, ecco che per l’eutanasia le cose potrebbero andare diversamente e un domani molti di noi, anche obtorto collo, potrebbero finire anzitempo sottoterra con il beneplacito della legge.

Questo scenario appare plausibile se poniamo mente ad alcuni casi di cronaca, quali quelli che hanno interessato Eluana Englaro e i piccoli Charlie Gard ed Alfie Evans, e se andiamo ad analizzare il contenuto della legge sulle Dat n. 219 del 2017 e dei differenti disegni di legge, attualmente al vaglio del Parlamento, che vogliono rendere ancor più facile la diffusione delle pratiche eutanasiche nel nostro Paese. E cronaca e diritto sono i due ambiti indagati dal magistrato della Corte di Cassazione Giacomo Rocchi nel suo ultimo libro Licenza di uccidere. La legalizzazione dell’eutanasia in Italia. Un agile libretto, perfetto per comprendere cosa sia successo in Italia in merito alle tematiche di fine vita e soprattutto per capire dove stiamo andando: un validissimo sussidio per formarsi e per essere in grado di argomentare con amici, parenti e colleghi su tematiche complesse. Rocchi, come al suo solito, con competenza e profondità, unite a grandi capacità divulgative, disegna con chiarezza uno scenario inquietante che chiama ciascuno di noi a scendere in campo e non a rimanere passivi. La Nuova BQ l’ha intervistato.

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Marcia per la Vita 2019: il discorso finale di Virginia Coda Nunziante

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Cari amici,
Ringrazio tutti per lo straordinario spettacolo che oggi ci offrite.

La Marcia per la Vita cresce. Cresce nel numero: vogliamo sottrarci al balletto delle cifre, ma siamo molti di più degli anni precedenti.

Cresce come impatto nazionale e internazionale, come è evidente dai videomessaggi che abbiamo ricevuti: la più grande emittente cattolica americana sta ritrasmettendo in tutti il mondo la nostra marcia.

Ma ciò che soprattutto cresce è la nostra consapevolezza di combattere una grande battaglia morale e civile, è la nostra determinazione a non retrocedere, a non accettare compromessi, perché non sono possibili compromessi sulla vita umana innocente. Non si può accettare che nemmeno un bambino sia sottratto con la violenza al grembo della madre. E si sottoscrive questo delitto quando si accetta una legge che prevede l’aborto.

Questa legge noi la vogliamo abrogare. E’ evidente che l’obiettivo richiederà del tempo ma intanto iniziamo con lo smontare pezzo per pezzo la legge.

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Marcia per la Vita: se non reagiamo immediatamente anche noi accetteremo l’aborto nel nono mese e l’infanticidio

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Virginia Coda Nunziante: “L’aborto è il sacrificio di sangue che il diavolo chiede alle società di oggi”

Il 18 maggio prossimo si svolgerà a Roma la consueta Marcia per la Vita, alla quale siamo tutti invitati a partecipare. A questo proposito, la giornalista Diane Montagna, di LifeSiteNews, ha intervistato Virginia Coda Nunziante quale principale organizzatrice dell’evento. Ecco l’intervista nella mia traduzione.  

LifeSite:  Virginia, lei ha parlato della Marcia annuale per la vita a Washington, DC come la “madre” di tutte le marce. Quanto è significativo per l’Europa e per l’Italia in particolare il ruolo degli Stati Uniti come faro di vita?

Coda Nunziante: L’esempio che ci arriva dagli Stati Uniti è davvero illuminante. Quello che la Marcia per la Vita ha raggiunto in più di 40 anni è sotto gli occhi di tutti: un’intera generazione di giovani sta diventando sempre più pro-vita e con il loro entusiasmo e determinazione il destino del Paese cambierà.
L’Europa, ma soprattutto l’Italia – che è il Paese con un tasso di natalità tra i più bassi – deve prendere ad esempio quanto accade all’estero, per rimettere il tema della vita al centro della politica e della politica pubblica, sia nella sua azione contro l’aborto che nella sua azione di promozione della natalità.

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