Bologna. La sifilide viene dalle Ausl?

1 CommentoDocumenti autorevoli,Natalità & fertilità

Crescono le attività di “educazione all’affettività” della Regione e – coincidenza? – si assiste a una pandemia di malattie veneree.

Una città nutrita con il “dio preservativo”, il Gay Pride e il Gender Bender, l’aborto facile, la pillola del giorno dopo… e la sifilide è aumentata del 400%.
Lo stesso fenomeno si riscontra negli altri capoluoghi emiliani a guida socialista: “aperti e moderni”.

La Regione esclude ogni riferimento all’astinenza, al sacrificio, al matrimonio, alla fedeltà, al rispetto della donna: “usa il preservativo e fai quel che vuoi”. La sodomia sarebbe normale: e naturalmente le prime vittime di questa “cultura” sono gli omosessuali.
Per chi ha figli a scuola: evitare ogni attività educativa fatta dalle Ausl a qualunque costo.

Malattie sessualmente trasmissibili in crescita a Bologna

La dermatologa del Sant’Orsola: “Al nostro centro si contano 300 nuovi casi all’anno“. La sifilide aumenta del 400%

da: https://www.ilrestodelcarlino.it/bologna/cronaca/malattie-sessualmente-trasmissibili-1.4285541

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Bullismo, grimaldello per il gender?

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L’Arcigay di Trieste ha riproposto un corso di formazione gratuito dal titolo apparentemente neutrale: “A scuola per conoscerci”. Propagandato come finalizzato a «prevenire e contrastare il bullismo omofobico e transfobico nelle scuole medie e superiori», è tristemente noto per la diffusione dell’ideologia omosessualista e l’orientamento alla sessualità gay.
Tuttavia, l’ennesimo collegamento del bullismo all’omofobia (1) aiuta a portare alla luce una strategia che prevede l’introduzione dell’ideologia gender in modo nascosto e subdolo.

Le continue campagne della RAI per trovare casi di bullismo da presentare in programmi televisivi, possono far sorgere il dubbio che il fenomeno non sia così diffuso.
Perché c’è bisogno di una campagna RAI per trovare dei casi? Se ripensiamo alla nostra vita scolastica, quante volte ci è capitato di incontrare il bullismo? Probabilmente mai o, forse, non c’è chiarezza su cosa sia il bullismo.

Una definizione di bullismo ci viene da “Save the children”, la ONG internazionale che di tutto si occupa eccetto che di salvare i bambini uccisi con l’aborto: «È bullismo il comportamento che contiene tutti e tre questi elementi: a) Atti persecutori ricorrenti e ripetuti nel tempo che possono essere diretti (come, ad esempio, spinte, calci, etc.) oppure indiretti (come, ad esempio, esclusione dal gruppo, calunnie, prese in giro, etc.); b) luoghi fisici specifici (come la Scuola) oppure VIRTUALI (via computer on line); c) Presenza della vittima che subisce l’abuso e non riesce a reagire».

La legge conferma tale definizione? No, perché non esiste una legge contro il bullismo ma ne esiste una contro il cyberbullismo, la 71/2017.
Già la definizione di “Save the children” è lacunosa e generica: non è detto che “escludere dal gruppo” sia sempre deplorevole; a prender le botte potrebbe essere anche il bullo, non solo la vittima; un battibecco, una lite, una naturale scazzottata occasionale, anche tra minori, non sono necessariamente atti di bullismo.
In definitiva, mancando una definizione giuridica, la definizione di “Save the children” non ha alcun valore.

Non si capisce neanche cosa sia il cyberbullismo, perché la 71/2017 sembra comprendere qualsiasi cosa: «qualunque forma di pressione, aggressione, molestia, ricatto, ingiuria, denigrazione, diffamazione, furto d’identità, alterazione, acquisizione illecita, manipolazione, trattamento illecito di dati personali in danno di minorenni, realizzata per via telematica, nonché la diffusione di contenuti on line aventi ad oggetto anche uno o più componenti della famiglia del minore il cui scopo intenzionale e predominante sia quello di isolare un minore o un gruppo di minori ponendo in atto un serio abuso, un attacco dannoso, o la loro messa in ridicolo» (art. 2).
Uno spettro così ampio (2) fa tornare il dubbio che si voglia ingigantire il fenomeno: l’unico discrimine riguarda i minori. E’ chiaro soltanto che è improprio usare il termine per qualificare l’aggressione a un docente o a un maggiorenne… ma ormai questo è ciò che fanno tutti i massmedia!

Ma allora su quali dati si è approvata la legge? Nelle audizioni precedenti l’approvazione della legge sul cyberbullismo nessuno è stato in grado di fornire dati accurati: si parla di “percepito”, di percentuali (Telefono Azzurro), mai numeri di denunce, di arresti e di sentenze definitive.
E’ esemplare la premessa fatta dalla dirigente dell’Ufficio studi, ricerche e attività internazionali – Dipartimento della giustizia minorile e di comunità del Ministero della Giustizia, Isabella Mastropasqua: «A partire da un dato più esperienziale che statistico abbiamo
percepito l’aumento dei reati».

I dati del Ministero dell’Interno? Non ci sono. Si attivano numeri verdi nei comuni, le attività di prevenzione sono infinite su tutta la Penisola, le esortazioni a “raccontate tutto e denunciate” sono persino ossessive, ma… l’ultimo report risale al 31/8/2014! Si tratta di un report molto significativo perché:
– i dati riportati possono riferirsi a bullismo ma anche ad altro
– il numero dei casi è irrisorio rispetto ad altri reati
– i reati di minori su minori calano anche del 50% (ad es. le percosse)
– il mancato aggiornamento potrebbe significare che la polizia abbia problemi ben più rilevanti.
La conferma viene dalle singole Prefetture: ad esempio, quella di Belluno conferma che «Il fenomeno del bullismo, anche in ambito scolastico, così come per la forma perpetrata attraverso il cyberbullismo, non assume connotati preoccupanti».

I dati Istat sul bullismo. In base alla definizione della legge 71/2017 sembra che tutto sia bullismo. E’ questa la critica che si può rivolgere anche a un’indagine ISTAT su un campione di ca. 25.000 studenti, la quale ha concluso che la metà degli intervistati è stata oggetto di «qualche episodio offensivo, non rispettoso e/o violento».
Tuttavia, va rivelato che «La scelta metodologica è stata quella di non parlare genericamente di “prevaricazioni” o di “atti di bullismo”, ma di descrivere concretamente atti e/o comportamenti vessatori», tra i quali spiccano «parolacce, offese e prese in giro».
Risultato: tutti credono che la metà degli studenti sia vittima di bullismo, perché nessuno fa notare i criteri con cui questo numero è stato ricavato.

La tecnica dei “casi pietosi”. Come per l’approvazione delle leggi sul divorzio e sull’aborto, sembra proprio che anche per il bullismo si stia utilizzando lo stratagemma dei “casi”. Allora vennero diffusi dai massmedia orripilanti casi di aborto clandestino; oggi il coro dei massmedia politicamente corretti – RAI in testa – ci propina questa nuova emergenza e calamità nazionale.
Ma a quale scopo?

Il legame tra bullismo e gender è previsto dalla legge 71/2017 all’articolo 3, quando istituisce un «tavolo tecnico per la prevenzione e il contrasto del cyberbullismo, del quale fanno parte […] associazioni con comprovata esperienza nella promozione dei diritti dei minori e degli adolescenti e nelle tematiche di genere».

La lotta al bullismo è collegata alla strategia LGBT. Lo conferma l’UNAR (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali), un organo statale (fa capo al Dipartimento Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri) passato alle cronache come finanziatore di orge gay: il tema del bullismo è sempre inserito dall’UNAR all’interno della Strategia Nazionale LGBT.

Qualunque tipo di violenza si intenda con il termine bullismo occorre sempre premettere che “uno è troppo”. Tuttavia, diceva Agatha Christie: «Un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova»: sembra proprio che il bullismo sia un grimaldello per diffondere l’ideologia gender.

NOTE.

  1. In Italia non esiste una legge nazionale contro l’omofobia: la c.d. “Scalfarotto” fu bocciata in Parlamento nel 2013. L’esistenza in Italia del pericolo “omofobia” è tutto da dimostrare (https://www.uccronline.it/2014/04/09/i-dati-smentiscono-lomofobia/) anche perché non si considerano mai le statistiche relative alle sentenze, ma soltanto i presunti casi riportati dai giornali.
    Esistono però leggi regionali che, col pretesto del contrasto all’omofobia, sono gravemente liberticide (https://www.osservatoriogender.it/osservazioni-sul-progetto-di-legge-regionale-per-lemilia-romagna%E2%80%A8contro-lomotransnegativita-e-violenze-connesse/ ).
  2. Esistono però anche diverse norme di legge nel codice civile, penale e nella Costituzione che possono essere applicate ai casi di bullismo [Percosse (art. 581 del codice penale, abbreviato c.p.), lesioni (art. 582 del c.p.), danneggiamento alle cose (art. 635 del c.p.), ingiuria (art. 594 del c.p.), diffamazione (art. 595 del c.p.), molestia o disturbo alle persone (art. 660 del c.p.), minaccia (art. 612 c.p.), atti persecutori – stalking (art. 612 bis del c.p.) e sostituzione di persona (art. 494 del c.p.)].

fonte: https://www.osservatoriogender.it/bullismo-grimaldello-per-il-gender/

La guerra mondiale contro vita e famiglia… si può frenare!

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La Mexico City Policy, stabilita per la prima volta nel 1984 da Ronald Reagan e sempre sospesa dai presidenti democratici (cioè Clinton e Obama), funziona.

Tale norma, che impedisce di finanziare con fondi federali le organizzazioni non governative che praticano aborti all’estero o fanno propaganda per depenalizzare le legislazioni nazionali in materia, è stata reintrodotta nel gennaio 2017 con uno dei primissimi atti esecutivi di Donald Trump.

A confermare la sua efficacia sono proprio le lamentele degli abortisti, che la chiamano spregiativamente global gag rule (“legge bavaglio”) e martedì scorso, attraverso il Center for health and gender equity (Change), hanno pubblicato un rapporto di 115 pagine per dire in sostanza quanti danni la Mexico City Policy stia facendo alla “salute”, concetto che – è bene non dimenticarlo – nella visione abortista equivale a poter sopprimere, con l’avallo della legge, una vita umana innocente che aspetta solo di venire alla luce.

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Da delitto a diritto. Contro la legge 194

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Una carrellata di testimonianze su Youtube che ci raccontano perchè la legge 194, che ha introdotto l’aborto legale in Italia, è una legge intrinsecamente ingiusta da cui scaturiscono infiniti mali per il singolo e per la società intera: il ginecologo Leandro Aletti; Paola Bonzi del CAV Mangiagalli; lo psicologo Roberto Marchesini; il bioeticista Tommaso Scandroglio.
Oggi più che mai è necessaria una battaglia pre-politica e culturale che ha come obiettivo finale la sua completa abrogazione .

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LEGGE 194, UNA STRAGE CHE DURA DA 40 ANNI.

Ricorrono i 40 anni dall’entrata in vigore della legge 194, promulgata nel 1978 per introdurre l’aborto legale in Italia.
“E’ stata ed è un’autentica strage di innocenti: più di sei milioni di aborti ad oggi. La vera liberazione della donna è la liberazione dalla schiavitù dell’aborto. I tempi sono maturi: la legge 194 deve essere abolita subito”.

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Ci siamo: si marcia per la vita!

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Sabato 19 maggio, tutti a Roma
Piazza della Repubblica (Stazione Termini) ore 14:30

«A Roma marceremo per la vita contro l’aborto e L’eugenetica». Intervista a Virginia Coda Nunziante apparsa su La Verità


Virginia Coda Nunziante è la presidente della Marcia per la vita, il grande evento «pro life» che il prossimo 19 maggio animerà le strade di Roma. L’appuntamento è per le 14.30 in piazza della Repubblica, nella Capitale, e saranno in molti a presentarsi. Anche perché questa edizione del a marcia è particolarmente importante. «I temi centrali di quest’anno sono tre.

Tanto per cominciare, sono passati quarant’anni dall’entrata in vigore della legge 194, con il suo bagaglio di quasi 6 milioni di bambini abortiti. Questo è il primo tema forte, vogliamo far aprire gli occhi ai cittadini su questa tragedia».

Proprio in vista della marcia, l’associazione Citizengo ha affisso alcuni manifesti contro l’aborto per le strade di Roma. E subito sono partiti gli appelli al sindaco Virginia Raggi per rimuoverli, come accaduto qualche mese fa.

«Sì, è già accaduto una volta. Anche in questo caso si sono scatenati subito i gruppi femministi, ed è probabile che il sindaco farà togliere anche questi manifesti. Sono cose che fanno riflettere sulla libertà di espressione che abbiamo oggi. Numeri alla mano, quel che sostiene Citizengo (ovvero che l’aborto è la principale causa di femminicidio nel mondo, ndr), è la pura verità. Ma viene negata la possibilità di far conoscere questa verità all’opinione pubblica. È la dittatura del pensiero unico. La marcia, però, non possono impedirci di farla, così manifesteremo nella pubblica piazza la nostra protesta, per mostrare a tutti fatti e numeri reali».

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Modena: figlia in coma? ora c’è la legge

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Modena, la figlia è in coma:
il padre nominato “interprete” delle sue volontà

Uno dei primi casi di applicazione della legge sul biotestamento.
Il genitore potrà decidere quali cure accettare o rifiutare,
a condizione che si impegni a “ricostruire” (???) le volontà di lei (fonte: Repubblica)

Tutti gli errori delle Dat

I medici non sono contenti per niente della legge sulle Disposizioni anticipate di trattamento (Dat), né hanno ragione di esserlo i malati. Questo è stato il leit-motiv di tutti gli interventi al convegno “La responsabilità professionale e la relazione medico paziente dopo la legge sulle DAT” organizzato dall’associazione Medicina e Persona presso l’Università degli Studi di Milano.
Coordinati da Felice Achilli, presidente di Medicina e Persona, e introdotti da Lorenza Violini, ordinario di Diritto costituzionale, hanno trattato l’argomento Filippo Anelli da pochi mesi Presidente Nazionale della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri (Fnomceo), Claudio Galoppi componente del Consiglio Superiore Magistratura, Emanuele Catena, Direttore dell’unità di Anestesia e Rianimazione dell’Ospedale Luigi Sacco e Marco Maltoni, Direttore dell’unità Cure Palliative dell’Usl Romagna. (altro…)

Cesena: l’osservatorio sull’educazione propone corsi alternativi a W l’amore

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Incontro pubblico per l’Osservatorio per l’educazione della Diocesi di Cesena ieri sera nel teatro parrocchiale di san Rocco. L’associazione che si occupa di tematiche educative, nata circa tre anni fa, ha esposto il proprio percorso con uno sguardo sulla realtà cittadina, con particolare attenzione al mondo della scuola.

Numerose le tematiche affrontate: dalla presentazione del progetto “Teen star” (simile al progetto http://www.progettopioneer.com/), nato per favorire l’educazione all’affettività e alla sessualità, alla riflessione su differenti iniziative contro il bullismo e le discriminazioni, che rischiano di veicolare pedagogie e contenuti non sempre trasparenti.
Sembra essere questo il caso del progetto “Love difference” presentato nei mesi scorsi dall’associazione Katriem e accolto da tre istituti cesenati (Liceo scientifico “Righi”, Istituto professionale “Versari” e tecnico “Serra”) e che ha ricevuto notevoli finanziamenti sia da enti pubblici, come la regione Emilia-Romagna che ha erogato oltre 10.000€ e il Comune di Cesena con un contributo di 2.500€, che da enti privati.

Come si sviluppa il progetto e quali criticità presenterebbe?
Abbiamo riscontrato una notevole discrepanza tra le schede di presentazione proposte al Comune e quelle date alle scuole – ha affermato il pediatra Antonio Belluzzi membro dell’associazione –. La prima data del progetto risale al 2017 e neppure compariva la parola cyberbullismo. Comprendiamo quindi la difficoltà di dirimerne i contenuti. Nelle schede si parla di “stanze vuote da riempire”, ma con quali contenuti? Si fa riferimento a “differenze che generano discriminazioni”, ma quali sono? Senza contare la trascurabile se non addirittura assente incidenza di informazione alle famiglie, sugli argomenti e sul coinvolgimento dei ragazzi”.

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Humanae Vitae 50 anni dopo: il suo significato ieri ed oggi

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Un incontro a Imola, il 13 aprile 2018, ore 20:45 in Via Montericco 5

Il convegno internazionale nella Pontificia Università San Tommaso d’Aquino (Angelicum), per iniziativa di Voice of the Family sul tema: Humanae Vitae 50 anni dopo: il suo significato ieri ed oggi, ha aperto le celebrazioni per la promulgazione dell’ enciclica di Paolo VI, di cui il 25 luglio 2018 ricorre il cinquantesimo anniversario.

Il cardinale Walter Brandmüller ha aperto i lavori del convegno, sottolineando come Humanae Vitae, perfettamente inserita nel solco degli insegnamenti papali del XX secolo, sia uno straordinario esempio di come si svolge il processo della trasmissione della dottrina nella Chiesa, che, nel fluire del tempo, rimane identica a se stessa, proprio come la persona adulta continua a essere identica al bambino che è stata in passato.

I lavori sono stati conclusi da S. E. mons. Luigi Negri, arcivescovo emerito di Ferrara. Il suo contributo si è focalizzato sul concetto di missione, che applicato al matrimonio, considerato come un modello che la Chiesa non potrà mai rinunciare a proporre, implica resistenza alle ideologie anticristiane e testimonianza dell’incontro personale con Gesù Cristo. La famiglia è comunione per la missione e la missione specifica della famiglia è propagare la vita di generazione in generazione.

Ai lavori hanno partecipato anche l’arcivescovo Carlo Maria Viganò, già nunzio apostolico negli Stati Uniti e il Rettore della Pontificia Università San Tommaso d’Aquino. Le relazioni sono state seguite da domande e risposte di fronte ad un affollatissimo pubblico composto da circa trecento studiosi, sacerdoti, giovani ed esponenti di gruppi pro-life provenienti da tutto il mondo.

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L’“utero in affitto” spacca l’arcilesbica

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Da qualche settimana l’arcilesbica nazionale si sta dividendo, ma i mass-media sembrano quasi provare imbarazzo a parlarne. Valga come esempio la stringatissima descrizione dei fatti di Rai News: «L’ottavo congresso nazionale di Arcilesbica, che si è concluso a Bologna con l’elezione della nuova presidente Cristina Gramolini, ha ribadito il suo ‘no’ al cosiddetto “utero in affitto”. L’associazione – si legge in una nota – si proietta in un orizzonte femminista radicale, opponendosi risolutamente alla maternità surrogata in quanto riduzione a cosa di chi nasce e assoggettamento del corpo femminile sul mercato».

Tuttavia, la posizione decisa in tale Congresso sta provocando una specie di terremoto, non solo all’interno di Arcilesbica, ma dell’intero movimento LGBT italiano: «Noi la Madre non la vendiamo, anche se la rete Lgbt è importante e ci ha insegnato tante cose» dichiara la neo presidente al Corriere, ma le sezioni di Bergamo e Bologna hanno già divorziato dalla sigla nazionale.

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Pizzorno, la profetessa del gender

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In un pomeriggio di mezzo inverno mi ritrovai a leggere una mail pervenutami dal caro amico Rodolfo de Mattei, il quale, dopo avermi chiesto come stavo perché era tempo che non ci sentivamo, mi ha fatto notare che un mio articolo, datato 21 giugno 2016, stava – e sta ancora sollevando – diverse polemiche.
Inizialmente ho fatto fatica persino a ricordarmi di cosa si stesse parlando: gli anni passano, le vite cambiano, la memoria si annebbia e così, giusto per non fare figuracce, grazie all’aiuto del sito osservatoriogender.it, sono risalito ai fatti e ho potuto farmi tornare alla mente di cosa si stava parlando. Ve la faccio breve visto che, sempre l’amico Rodolfo de Mattei, ha già detto tutto ciò che v’era da dire in modo inequivocabile ed esaustivo in un ottimo articolo di ieri, e in un uno che uscirà domani sul quotidiano “La Verità”.

Era appunto il 21 giugno 2016, quando scrissi un pezzo che descriveva un fatto accaduto ad una famiglia di amici di Carpi – provincia di Modena – la quale, dopo aver iscritto il figlio alla Scuola Statale Primaria “Carlo Collodi”, e dopo aver inviato ad inizio anno un consenso informativo con diffida per tutelarsi e proteggere il bambino dai programmi didattici aventi all’interno porcherie quali il gender e l’immancabile educazione sessuale, sono stati costretti a prendere posizione contro la scuola.
Motivo?
Nonostante l’invio del consenso informativo, i genitori si sono trovati con il figlio avente fra le mani un libro da leggere: “Ascolta il mio cuore”, di Bianca Pitzorno. Non voglio tornare sui contenuti del libro, poiché già li citai nel vecchio articolo e già sono stati ripresi negli articoli usciti sui giornali in questi giorni.
Ma, soprattutto, non voglio tornarci sopra perché mi sembra demenziale sottolineare quanto quel libro sia apertamente, maliziosamente, pubblicamente e senza reticenza alcuna, volto a infilare il gender nelle letture dei bambini.
Solo parlare a bambini delle elementari di una ragazza che vuol diventare uomo facendo una bella operazione, è triste quanto egoistico: vuol dire, cioè, proclamare qualcosa di contrario alla natura nella testa di un bambino, non ancora in grado di poter comprendere bene, e men che meno senza forza e formazione culturale per potersi difendere.

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