Humanae Vitae 50 anni dopo: il suo significato ieri ed oggi

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Un incontro a Imola, il 13 aprile 2018, ore 20:45 in Via Montericco 5

Il convegno internazionale nella Pontificia Università San Tommaso d’Aquino (Angelicum), per iniziativa di Voice of the Family sul tema: Humanae Vitae 50 anni dopo: il suo significato ieri ed oggi, ha aperto le celebrazioni per la promulgazione dell’ enciclica di Paolo VI, di cui il 25 luglio 2018 ricorre il cinquantesimo anniversario.

Il cardinale Walter Brandmüller ha aperto i lavori del convegno, sottolineando come Humanae Vitae, perfettamente inserita nel solco degli insegnamenti papali del XX secolo, sia uno straordinario esempio di come si svolge il processo della trasmissione della dottrina nella Chiesa, che, nel fluire del tempo, rimane identica a se stessa, proprio come la persona adulta continua a essere identica al bambino che è stata in passato.

I lavori sono stati conclusi da S. E. mons. Luigi Negri, arcivescovo emerito di Ferrara. Il suo contributo si è focalizzato sul concetto di missione, che applicato al matrimonio, considerato come un modello che la Chiesa non potrà mai rinunciare a proporre, implica resistenza alle ideologie anticristiane e testimonianza dell’incontro personale con Gesù Cristo. La famiglia è comunione per la missione e la missione specifica della famiglia è propagare la vita di generazione in generazione.

Ai lavori hanno partecipato anche l’arcivescovo Carlo Maria Viganò, già nunzio apostolico negli Stati Uniti e il Rettore della Pontificia Università San Tommaso d’Aquino. Le relazioni sono state seguite da domande e risposte di fronte ad un affollatissimo pubblico composto da circa trecento studiosi, sacerdoti, giovani ed esponenti di gruppi pro-life provenienti da tutto il mondo.

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L’“utero in affitto” spacca l’arcilesbica

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Da qualche settimana l’arcilesbica nazionale si sta dividendo, ma i mass-media sembrano quasi provare imbarazzo a parlarne. Valga come esempio la stringatissima descrizione dei fatti di Rai News: «L’ottavo congresso nazionale di Arcilesbica, che si è concluso a Bologna con l’elezione della nuova presidente Cristina Gramolini, ha ribadito il suo ‘no’ al cosiddetto “utero in affitto”. L’associazione – si legge in una nota – si proietta in un orizzonte femminista radicale, opponendosi risolutamente alla maternità surrogata in quanto riduzione a cosa di chi nasce e assoggettamento del corpo femminile sul mercato».

Tuttavia, la posizione decisa in tale Congresso sta provocando una specie di terremoto, non solo all’interno di Arcilesbica, ma dell’intero movimento LGBT italiano: «Noi la Madre non la vendiamo, anche se la rete Lgbt è importante e ci ha insegnato tante cose» dichiara la neo presidente al Corriere, ma le sezioni di Bergamo e Bologna hanno già divorziato dalla sigla nazionale.

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Pizzorno, la profetessa del gender

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In un pomeriggio di mezzo inverno mi ritrovai a leggere una mail pervenutami dal caro amico Rodolfo de Mattei, il quale, dopo avermi chiesto come stavo perché era tempo che non ci sentivamo, mi ha fatto notare che un mio articolo, datato 21 giugno 2016, stava – e sta ancora sollevando – diverse polemiche.
Inizialmente ho fatto fatica persino a ricordarmi di cosa si stesse parlando: gli anni passano, le vite cambiano, la memoria si annebbia e così, giusto per non fare figuracce, grazie all’aiuto del sito osservatoriogender.it, sono risalito ai fatti e ho potuto farmi tornare alla mente di cosa si stava parlando. Ve la faccio breve visto che, sempre l’amico Rodolfo de Mattei, ha già detto tutto ciò che v’era da dire in modo inequivocabile ed esaustivo in un ottimo articolo di ieri, e in un uno che uscirà domani sul quotidiano “La Verità”.

Era appunto il 21 giugno 2016, quando scrissi un pezzo che descriveva un fatto accaduto ad una famiglia di amici di Carpi – provincia di Modena – la quale, dopo aver iscritto il figlio alla Scuola Statale Primaria “Carlo Collodi”, e dopo aver inviato ad inizio anno un consenso informativo con diffida per tutelarsi e proteggere il bambino dai programmi didattici aventi all’interno porcherie quali il gender e l’immancabile educazione sessuale, sono stati costretti a prendere posizione contro la scuola.
Motivo?
Nonostante l’invio del consenso informativo, i genitori si sono trovati con il figlio avente fra le mani un libro da leggere: “Ascolta il mio cuore”, di Bianca Pitzorno. Non voglio tornare sui contenuti del libro, poiché già li citai nel vecchio articolo e già sono stati ripresi negli articoli usciti sui giornali in questi giorni.
Ma, soprattutto, non voglio tornarci sopra perché mi sembra demenziale sottolineare quanto quel libro sia apertamente, maliziosamente, pubblicamente e senza reticenza alcuna, volto a infilare il gender nelle letture dei bambini.
Solo parlare a bambini delle elementari di una ragazza che vuol diventare uomo facendo una bella operazione, è triste quanto egoistico: vuol dire, cioè, proclamare qualcosa di contrario alla natura nella testa di un bambino, non ancora in grado di poter comprendere bene, e men che meno senza forza e formazione culturale per potersi difendere.

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Marijuana, danni visibili anche dopo un anno di astinenza

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Clamoroso. persino la Fondazione Veronesi ammette: non esistono droghe leggere

La fondazione dedicata al medico
tristemente noto per l’attivismo nella diffusione della cultura di morte
ammette l’alterazione delle funzioni cerebrali dovuta alla marijuana anche dopo astinenza

«La marijuana una droga leggera? Può anche raddoppiare il rischio di schizofrenia.La verità è che non esistono droghe leggere o pesanti, è un concetto da superare: sono tutte droghe con effetti deleteri, il rischio e la gravità con cui si manifestano in una condizione patologica sono individuali».

È molto netto Roberto Cavallaro, responsabile dell’Unità per i disturbi psicotici dell’ospedale San Raffaele di Milano, a commento di una nuova ricerca sugli effetti negli adolescenti di questa sostanza. L’Università di Pittsburgh e l’Università dello Stato dell’Arizona hanno preso sotto esame mille ragazzi maschi dai 13 ai 18 anni che facevano un uso regolare di marijuana.

La scoperta più incisiva è che pure dopo un anno di abbandono della cannabis facilmente i giovani continuassero a vivere esperienze subcliniche di paranoia ed episodi di allucinazioni, come quelle osservate durante il consumo continuato.

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Genitore 1? Sono la mamma!!!

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Come in Emilia-Romagna, altre Regioni stanno sostituendo il ruolo di mamma e papà.
Ma una mamma milanese si ribella: corregge il nuovo modulo per l’iscrizione all’asilo comunale. E la sua ribellione su internet diventa “virale”

 

«Io sono la mamma non il genitore uno. Capito sindaco #Pisapia?».
Il rifiuto a subire l’ultimo attacco della rivoluzione «arancione» alla famiglia è diventato un virus inarrestabile che contagia il web.

La ribellione via social media all’arroganza di un Comune che per iscrivere i figli a scuola chiede la rinuncia a chiamarsi padre e madre.
Almeno sui moduli di un’amministrazione che ha più a cuore la deroga che la norma. E che magari l’8 marzo festeggerà la donna, dopo averle tolto il diritto a essere mamma.
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Bologna: l’arcigay insegna al liceo

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Non c’è pace per il liceo classico Galvani di Bologna: nella circolare 206 del 20 gennaio 2018, si stabilisce il calendario degli incontri che l’Arcigay-Cassero svolgerà in sei classi.  Il tema?  Ha ovviamente un titolo apparentemente neutrale: “Educare all’altro”. [Visualizza qui la circolare]

Per le famiglie che iscrivono i propri figli al Galvani si tratta dell’ennesimo episodio di una specie di Via Crucis venuta alla luce nel 2015, quando un genitore scrive una lettera ad un quotidiano e la Diocesi (allora guidata dal Card. Caffarra) prende una decisa posizione a favore della famiglia.
Al contrario, il Provveditore agli Studi prende posizione a favore della scuola, dimenticando che lo Stato ha un diritto ad insegnare
soltanto sussidiario mentre sono le famiglie ad avere un diritto naturale nell’educazione dei propri figli.
La polemica inevitabilmente finisce con l’assumere una forte rilevanza mediatica e coinvolgere i partiti: la sinistra e i suoi alleati pseudo-cattolici a favore dell’Arcigay, il centro-destra contrario.
Ma già dal 2002 l’arcigay opera con costanza per penetrare nelle scuole del capoluogo emiliano-romagnolo, riuscendo via via ad entrare (e in alcuni casi ottenere finanziamenti) in ca. 30 scuole.
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Fine vita, i non-argomenti dei cattolici “adulti”

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Si avvicinano le elezioni ed è opportuno rinfrescarci la memoria su chi ha fatto bei discorsi ma ha votato a favore della
(1) semplificazione dei procedimenti per divorziare (legge 162/2014)
(2) divorzio breve (legge 55/2015)
(3) gender nella “buona scuola” (legge 107/2015)
(4) Ius soli – alla Camera –
(5) “Nozze” gay (legge 76/2016)
(6) Eutanasia-DAT (legge)
(7) Cannabis ad uso terapeutico (Legge 71/2017).

Gli argomenti usati dai “cattolici adulti” che hanno votato queste leggi sono gli stessi con cui stanno giustificando il voto pro-eutanasia.

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Molti deputati cattolici – tra cui tutti quelli che militano nel Partito democratico – hanno votato a favore della legge sull’eutanasia, eufemisticamente detta legge sulle DAT (Dichiarazione Anticipate di Trattamento).
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DAT: la vita umana diventerà «disponibile»

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«Per la prima volta nel nostro ordinamento si afferma in modo esplicito il principio della disponibilità della vita umana»: è questo «il più evidente dato di assoluta gravità di questa legge» secondo la valutazione tecnica del Centro studi Livatino, pool di giuristi che in uno studio di 12 pagine mette in luce errori, ambiguità e conseguenze di una legge con la quale si opera «un capovolgimento di prospettiva, che avrà ricadute pesanti per il medico e per l’intero sistema giuridico».

La «nota riassuntiva» del «Livatino» (consultabile integralmente tramite il sito del Centro Livatino) mette in evidenza che «la legge è fortemente voluta» perché «funzionale allo scopo di introdurre nell’ordinamento il principio che la vita è un bene disponibile » tanto che «nel contrasto fra le norme di questa legge e le norme del codice deontologico è ovvio che prevarranno le prime».
Il punto più dolente è che il testo sul quale il Senato voterà da martedì «pur non adoperando mai il termine eutanasia ha un contenuto nella sostanza eutanasico ». Infatti la versione approvata alla Camera «parla di ‘tutela del diritto alla vita e del diritto alla salute’, cui affianca – a conferire il medesimo rilievo – il diritto ‘alla dignità e all’autodeterminazione della persona’, conferendo così da subito al bene vita il carattere di diritto disponibile».
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DAT, un omicidio in camice bianco

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  • PROSEGUE L’ITER EUTANASICO AL SENATO

Dat, un male minore?
No, resta omicidio in camice bianco

I senatori a vita Piano, Cattaneo e Rubbia con il presidente Grasso

Il disegno di legge sulle Disposizioni anticipate di trattamento, dopo essere stato licenziato dalla Camera, prosegue il suo iter in Senato. Mercoledì 27 settembre la Commissione affari costituzionali ha approvato un “parere non ostativo” con osservazioni che ora passerà al vaglio – insieme a tutto il resto del testo di legge – della Commissione Sanità.

Le modifiche al Ddl sarebbero le seguenti: il termine “disposizioni” dovrebbe mutare in “dichiarazioni”. Le prime infatti esprimono un carattere di obbligatorietà maggiore rispetto al secondo lemma che invece manifesterebbe una semplice opinione del paziente la quale potrebbe anche non essere assecondata dal medico. Il senatore di Democrazia Solidale Lucio Romano, già presidente dell’associazione cattolica Scienza & Vita ed estensore del parere, in merito a questa prima modifica dichiara: “profilo caratterizzante del disegno di legge è e deve essere il bilanciamento tra il principio della inviolabilità della libertà personale (articolo 13 della Costituzione) e il diritto alla salute, che l’articolo 32 della Costituzione qualifica come diritto fondamentale della singola persona e come interesse dalla collettività. Alla luce di questa premessa, nel titolo, nonché ovunque ricorra nel disegno di legge, la parola: ‘disposizioni’ dovrebbe essere sostituita con la seguente: ‘dichiarazioni’, al fine di valorizzare la relazione di cura e di fiducia tra il medico e il paziente, così come afferma l’articolo 1, comma 2, del disegno di legge”. In buona sostanza questo cambiamento lessicale dovrebbe rispettare la libertà di cura del paziente e la sfera di autonomia del medico.

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Bologna: arriva il 15° gender bender

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Anche quest’anno la città più gaia d’Italia si prepara ad accogliere il «festival internazionale [degli] immaginari prodotti dalla cultura contemporanea». Come sempre, un evento di così grande importanza culturale si svolge col patrocinio del Comune e della Regione – con relativi contributi e sale, teatri e locali dell’amministrazione -, entrambe a guida Partito Democratico.

Ma che cos’è questa «cultura contemporanea» che si celebra?
Un gruppetto di volontari si è preso la briga di spulciare e verificare gli oltre «cento appuntamenti per dodici giorni, in oltre venti spazi della città [che] animano il festival, prodotto dal Cassero, il centro LGBT bolognese», scoprendo che i millantati «cinema, incontri, danza» hanno un unico filo conduttore: la corruzione sessuale delle persone, in particolare dei giovani.

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