V&V: un altro passo verso l’eutanasia legale: gli anziani non si ammalino di coronavirus!

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La SIAARTI, la Società Scientifica di Anestesia Analgesia Rianimazione e Terapia Intensiva, ha emanato delle Raccomandazioni di etica clinica dirette agli operatori correlate all’emergenza creata dal Covid-19 (SIAARTI – Covid19).
In nome della “straordinarietà della situazione” e della possibile insufficienza dei posti-letto, si propone brutalmente di non permettere l’ingresso in Terapia Intensiva di anziani affetti dal virus, soprattutto se già portatori di altre patologie o in condizioni precarie, nonché di interrompere la Terapia intensiva in atto nei loro confronti, anche se ancora utile; azioni da porre in essere anche in presenza di altri posti-letto disponibili, per riservarli ad eventuali altri pazienti più giovani.
I criteri sono quelli di “giustizia distributiva” e di “appropriata allocazione delle risorse sanitarie limitate”: occorre la “massimizzazione dei benefici per il maggior numero di persone”, per cui è opportuno “riservare risorse ha chi ha più probabilità di sopravvivenza e a chi può avere più anni di vita salvata”. Insomma: curare gli anziani con la Terapia Intensiva costa troppo e non vale la pena (tanto dovrebbero morire dopo pochi anni…).

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Suicidio assistito, l’ossimoro dell’Ordine dei medici

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I medici che aiutano i pazienti a suicidarsi, nelle condizioni stabilite dalla Consulta, non saranno più puniti nemmeno a livello disciplinare. Lo ha deciso la Fnomceo approvando i nuovi indirizzi dell’art. 17 del Codice deontologico. Eppure lo stesso articolo proibisce (sempre) gli «atti finalizzati a provocare la morte». Una contraddizione che ricalca quella dei giudici costituzionali.

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L’enciclopedia Treccani definisce la parola “ossimoro” nel modo seguente: «Figura retorica che consiste nell’unione sintattica di due termini contraddittori».
Anche due giudizi possono trovarsi in contraddizione. Ad esempio se io giuro che non aiuterò mai nessuno a morire e nello stesso tempo mi dichiaro disponibile ad aiutare qualcuno a morire, il principio di non contraddizione va in tilt.

È ciò che ha compiuto il Consiglio nazionale della Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (Fnomceo) il 6 febbraio scorso, quando ha approvato all’unanimità (sono ben 106 i presidenti degli ordini territoriali che siedono nel Consiglio nazionale) gli indirizzi applicativi dell’art. 17 del Codice di deontologia.
Tali indirizzi prevedono che il medico, il quale abbia aiutato un paziente a morire, non dovrà essere punito dal punto di vista disciplinare se ricorrono le condizioni di non sanzionabilità penale previste dalla Corte Costituzionale.

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Registro Dat, uno strumento inaffidabile e nemico della libertà

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Il ministro Speranza ha presentato la riforma che introduce il registro per le DAT (Disposizioni Anticipate di Trattamento), praticamente un testamento biologico.
Una libertà in più per la persona? No, un modo peggiore per morire.
Ecco un utile elenco di studi che dimostrano come le disposizioni siano uno strumento assolutamente inaffidabile

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“Ho appena firmato il decreto sulla banca dati nazionale per le Disposizioni Anticipate di Trattamento (Dat). Con questo atto la legge approvata dal Parlamento è pienamente operativa e ciascuno di noi ha una libertà di scelta in più”. Parola di Roberto Speranza (PD-LeU), ministro della Salute – che oltre alla salute si occupa anche di morte – il quale su Facebook ha così annunciato un decreto attuativo della legge sulle Dat (219/17) che molti pro-eutanasia attendevano da tempo.

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Suicidio assistito, l’obiezione di coscienza non reggerà

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di Tommaso Scandroglio

La Corte Costituzionale ha pubblicato la sentenza sull’incostituzionalità di parte dell’articolo 580 del Codice penale. A determinate condizioni, l’aiuto al suicidio non è più penalmente perseguibile e quindi è stato stabilito un diritto soggettivo a ottenerlo. Eppure la Consulta ha riconosciuto l’obiezione di coscienza a favore dei medici (ma non della struttura ospedaliera), che però contraddice le premesse da cui sono partiti i giudici. Che si basano sulla legge sulle Dat, dove l’obiezione di coscienza non c’è. Ergo, è destinata a essere spazzata via dai disegni di legge all’esame del Parlamento, causando l’eutanasia anche della libertà dei medici.

Brevissima sintesi della recente vicenda giudiziaria che ha interessato il reato di aiuto al suicidio ex articolo 580 del Codice penale.
– Nel febbraio del 2017 il leader radicale Marco Cappato accompagna Dj Fabo in Svizzera e nella clinica Dignitas quest’ultimo trova la morte.
– Cappato si autodenuncia per il reato di aiuto al suicidio.
– Si apre un processo a suo carico che successivamente si arresta perché i giudici chiedono alla Corte Costituzionale di verificare la legittimità costituzionale dell’art. 580 cp.
– Nell’ottobre del 2018 la Consulta, con una ordinanza, chiede al Parlamento di legiferare in materia affinché il reato di aiuto al suicidio sia depenalizzato in alcuni casi.
– Passa quasi un anno, ma il Parlamento non vara nessuna legge al riguardo e così la palla, a settembre di quest’anno, ritorna alla Consulta, la quale in una nota indica le condizioni nel rispetto delle quali il suicidio assistito non ha più rilievo penale.

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I “paletti” per l’eutanasia? Bugia per l’autodistruzione

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Mentre il Parlamento italiano si prepara a legiferare secondo quanto deciso dalla Consulta, ossia che il suicidio assistito deve essere legale in certi casi, come la sofferenza fisica o psicologica intollerabile, il National Council on Disability (un’agenzia federale che fornisce consulenza al presidente e al Congresso americani) ha pubblicato un rapporto che dimostra come la morte di Stato non introduca una libertà di scelta ma invece spinga i malati ad uccidersi, precisando che i paletti legislativi non servono ad arginare la deriva.

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Eutanasia: conto alla rovescia

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Marco Cappato, tesoriere dell’Associazione radicale Luca Coscioni, nel 2017 aveva accompagnato Dj Fabo nella clinica svizzera Dignitas, clinica in cui aveva trovato la morte tramite la pratica del suicidio assistito.
I giudici avevano sollevato eccezione di incostituzionalità presso la Corte costituzionale in merito al reato di aiuto al suicidio ex art. 580 cp, spinti dall’intento di veder legittimata anche questa modalità eutanasica oltre a quelle già consentite dalla legge 219/2017.
La Corte nell’ottobre del 2018 aveva chiesto al Parlamento di modificare tale articolo entro il 24 settembre. Dopo quella data la Corte si sarebbe dovuta pronunciare sulla legittimità costituzionale della disciplina normativa varata dal Parlamento.

Illustriamo qui di seguito in modo assai sintetico il contenuto saliente di quei disegni di legge che, prima della caduta del Governo, erano all’esame di Camera o Senato e che più attenzione avevano ricevuto dalla politica affinchè il lettore comprenda da che parte tira il vento sui temi di fine vita in Parlamento.

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Eutanasia: arditi o trattare?

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di Stefano Fontana

Fine vita, arditi o trattare? La strada rischiosa della Cei

Eutanasia: ancora “cedere per non perdere”.
Tattica politica degli ecclesiastici: vecchi errori per nuove sfide.
Tornare a formare i pro-life italiani sul tema “Legge ingiusta e male minore”.

Su suicidio assistito ed eutanasia, le strategie possono essere solo due.
Una consiste nel fare opposizione dura e netta, negandosi ad ogni forma di trattativa e chiedendo non dei ritocchi ma l’abrogazione della legge 217 del 2017 sul fine vita, che già contiene l’eutanasia.
Una seconda strategia consiste invece nella trattativa, chiamata di solito dialogo. Si ascolta, ci si ascolta, si è contenti di essersi ascoltati.
I vescovi hanno da tempo scartato la prima strategia e hanno fatto propria la seconda.
Questo vuol dire già porsi sulla strada della trattativa: scambiare il mantenimento dell’aiuto al suicidio come reato in cambio di una riduzione di pena che diventerebbe talmente ridicola da porsi al limite della depenalizzazione.

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Eutanasia in Italia: cosa succederà il 24 settembre?

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EUTANASIA: proporre il male minore è sempre male

Sintesi del comunicato emesso l’11 luglio 2019 dal Comitato Verità e Vita ([1])
con aggiornamenti e link di approfondimento cliccabili

 

Il pretesto. Il 24-2-17 Marco Cappato (un attivista radical-socialista) assiste un disc jockey nell’atto di suicidarsi ([2]). Successivamente si autodenuncia per indurre a legiferare sul fine vita ([3]).

Arriva la legge. Il 22-12-17 il Governo PD promulga la Legge n. 219 sulle “Norme in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento” ([4]).

Sfida al Parlamento. Il 24-10-18 la Corte costituzionale emette l’ordinanza n. 207/2018  con la quale chiede al Parlamento di modificare, entro il 24/9/19, la norma sull’aiuto al suicidio ([5]). Se entro tale data non avverranno modifiche legislative, la Corte costituzionale si riserva di modificare, parzialmente o totalmente, l’art. 580 del Codice penale.

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Caso di eutanasia a Trieste?

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In Italia l’eutanasia non è ancora diffusa, ma si sta lavorando per un suo radicamento.
È quanto traspare da una storia accaduta a Trieste nei mesi scorsi ma raccontata a fine giugno dal quotidiano Il Piccolo: quella di Claudio de’ Manzano, un signore di 84 anni che nel dicembre 2018, a metà mese, è stato vittima di un’ischemia.
Un dramma che, unitamente alle scarsissime prospettive di ripresa dell’uomo, ha spinto sua figlia Giovanna, in qualità di amministratore, a chiedere per suo conto l’eutanasia, alla luce del fatto che il padre in precedenza aveva dichiarato di non voler vivere in condizioni simili, e che la legge n° 219 sulle Dat varata nel 2017 – all’articolo 3, comma 4 – consente che l’indicazione sulle cure possa essere espressa o rifiutata «anche dall’amministratore di sostegno oppure solo da quest’ultimo, tenendo conto della volontà dell’assistito».

Il problema è che all’ospedale di Cattinara l’interruzione delle cure per quel paziente colpito da ischemia non se la sono sentita di attuarla.
Anzi, la figlia si è sentita addirittura chiedere: «Ma lei vuole ammazzare suo padre?».

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L’eutanasia avanza grazie… ai cattolici?

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SUICIDIO ASSISTITO

Consulta, le aspettative ci spingono a giocare d’attacco

di Tommaso Scandroglio

34 associazioni cattoliche propongono di affievolire la pena per chi istiga al suicidio.
Ma il “cedere per non perdere” ha sempre e solo portato alla sconfitta.

Il Sottosegretario Giorgetti dice che è impossibile arrivare entro settembre a una legge sulla revisione del suicidio assistito, per liberalizzarlo o per mitigare le pene. Un buon motivo per giocare d’attacco e proporre una legge che modifichi in meglio la legge 219 e creare parallelamente una mobilitazione popolare. Chi l’ha detto che la miglior strategia sia quella di giocare di rimessa?

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