Terni: “Bambole azzurre, soldatini rosa”

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Lo scorso 19 ottobre alcuni massmedia nazionali hanno segnalato un’iniziativa nella scuola primaria Mameli di Fornole, frazione di Terni, intitolata “Bambole azzurre, soldatini rosa”, intesa a «educare i bambini alle emozioni e al contrasto agli stereotipi di genere».

Ha “fatto notizia”, in particolare, l’ottima presa di posizione dell’Assessore alla Scuola del Comune di Terni: «Giù le mani dai bambini. Nelle scuole di Terni non entrerà mai un progetto del genere. Come assessore della Lega esprimo fin da subito il mio disappunto. La scuola non può e non deve sostituirsi alla famiglia».
E’ perfetto: omofobia, stereotipi, violenza di genere e bullismo sono solitamente i temi attraverso i quali si confondono i bambini e ragazzi, fino a farli incuriosire rispetto a esperienze contro natura.

A tale dichiarazione ha risposto la Consigliere Provinciale per la Parità, di Sinistra e Libertà (SEL): «Non c’è alcuna teoria no gender dietro a questo progetto […] il progetto [è] condiviso con docenti, genitori e direzione didattica».

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UE: il gender si può fermare

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Il veto della Polonia ferma l’approvazione del documento. Secondo Varsavia, dovevano essere menzionate espressamente le discriminazioni contro ebrei e cristiani.

Dunque, è possibile fermare le ideologie distruttici diffuse dall’Unione Europea: basta volerlo con determinazione.

La Polonia boccia la Carta dei diritti Ue: troppo filo-Lgbt

La Polonia di nuovo contro una decisione dell’Unione europea. Questa volta, il governo di Varsavia ha bloccato la firma della Carta europea dei diritti fondamentali.

Il motivo, secondo i polacchi, è che il testo sia troppo favorevole alle istanze della comunità gay.
La Polonia ha obiettato che nella Carta sia menzionata la discriminazione degli omosessuali ma non dei cristiani e degli ebrei. Ed è per questo che ha deciso di boicottarla.

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Gay pride all’asilo: la battaglia continua

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Casalecchio, la Lega accusa: “Hanno parlato di gender a bimbi”

L’ideologia gender propagandata ai bambini senza che le famiglie ne sapessero nulla. La Lega, attraverso un’interrogazione in consiglio regionale, incalzato i responsabili regionali su quanto accaduto, a luglio scorso, in un centro estivo di Casalecchio (vedere: https://www.osservatoriogender.it/bologna-a-scuola-di-gay-pride/ ).

Per una volta non solo parole: qualcuno difende la famiglia.
Avviato il 2° passaggio in Regione, segnalando numerose violazioni alle norme.
Si va verso il commissariamento dell’amministrazione comunale socialista?

E anche “Grazia” spaccia gender a gogo’

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Allosessuale: il dizionario della “Sexual fluidity” si arricchisce

Il settimanale femminile della Mondadori contribuisce allo tsunami antropologico che devasta l’identità occidentale e cristiana.

Ogni giorno che passa scopriamo nuovi termini che vanno ad “aggiornare” il dizionario LGBTQ ecc…

Qual è l’ultima chicca? Il nuovo termine “allosexual”.

Come riportato a caratteri cubitali dal giornale online Grazia, si tratta “di un nuovo termine che dovete assolutamente conoscere.”

Come spiega anche  Rena McDaniel, specialista con tanto di titolo di studio in consulenza per l’identità di genere e sessuale:

Allosexual è una parola che sta emergendo dalle comunità asexual per descrivere chi non è sessuato

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Pisa: il gender dentro a “oltre i bullismi”

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Nel mirino dell’Osservatorio per le politiche della Famiglia di Pisa c’è l’iniziativa “Oltre… i bullismi” del liceo Dini


L’Osservatorio, Associazione di Promozione Sociale
nata a Cascina con il sostegno dell’amministrazione leghista, lamenta di esser stato tradito proprio dal Ministero dell’Istruzione.

PISA — Non usa mezze parole Valerio Lago, presidente dell’Associazione di promozione sociale “Osservatorio per le politiche della famiglia”, per stigmatizzare il sostegno dato dal Miur, ora diretto da Marco Bussetti proposto dalla Lega, al liceo Ulisse Dini per l’iniziativa “Oltre… i bullismi”.

“Il ‘Governo del Cambiamento’ non cambia linea sull’indottrinamento scolastico – scrive Lago – Promesse elettorali? giuramenti di fedeltà agli ideali cattolici? foto di rito? Quando però si tratta di passare dalle parole ai fatti il nuovo Ministro dell’ Istruzione conferma in pieno la linea dettata dalla potente ed elitaria lobby LGBT.

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E’ la propaganda gender a far diventare omosessuali?

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Le mode e la scelta di «cambiare sesso», un nuovo studio mostra il legame

L’influenza sociale, la visione continua di immagini e video che illustrano la possibilità di «cambiare sesso», la crescita in contesti familiari in cui si rifiuta la morale naturale (innanzitutto la complementarità uomo-donna e l’unicità del matrimonio) sono tra le cause principali che influiscono sulla crescente confusione degli adolescenti rispetto alla propria identità sessuale. È quanto emerge da uno studio pubblicato lo scorso 16 agosto su Plos One, un giornale basato sulla peer-review («riesame dei pari»), e condotto dalla ricercatrice e medico statunitense Lisa Littman, che lavora come assistente universitaria in scienze sociali e comportamentali alla Brown University.

Lo studio mette in luce una realtà sempre più dimenticata, che è l’esatto opposto dell’ideologia secondo cui il sesso sarebbe un «costrutto culturale», anziché un dato biologico. Non sorprende perciò quanto avvenuto nei giorni successivi alla sua pubblicazione e gli attacchi delle associazioni Lgbt, che si sono appigliate pretestuosamente alla metodologia usata (pazienza se simili scrupoli metodologici manchino proprio negli studi condotti da attivisti o ricercatori vicini alla galassia arcobaleno). La Brown University, dopo le pressioni ricevute, ha eliminato dal proprio sito l’articolo che parlava dello studio della Littman, adducendo tra i motivi che le conclusioni della ricerca «potrebbero essere usate per screditare gli sforzi a sostegno dei giovani transgender e invalidare le prospettive dei membri della comunità transgender». Il resto del comunicato della Brown University è un insieme di contraddizioni, su tutte il fatto che le ricerche vanno dibattute con vigore «perché questo è il processo attraverso il quale alla fine avanza la conoscenza» (allora come si spiega la censura? Forse perché bisogna far avanzare un solo tipo di «conoscenza»?), e si piega perfettamente al frasario tipico della neolingua.

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Omosessuali non si nasce. E nemmeno lo si diventa

1 CommentoConferenze,ideologia gender

All’interno del Diploma di Perfezionamento in Bioetica, lo scorso sabato 29 novembre è stata aperta al pubblico la lezione sul tema “Teoria del Gender: storia e fondamenti”. Di seguito presentiamo un’intervista fatta alla prof.ssa Giorgia Brambilla, in occasione del suo intervento durante la seconda parte della lezione dedicata agli aspetti scientifici e bioetici dell’omosessualità.

Dalla differenza all’indifferentismo sessuale: quali sono le origini di questo dibattito?

Chi sostiene che non esista una vera differenza tra uomini e donne crede che il corpo è sì sessuato, ma questo non è determinante. Ciò che conta è come la persona si sente. E la differenza maschile/femminile sarebbe una differenza esclusivamente culturale, cioè gli uomini e le donne sono tali perché da bambini siamo stati educati così.

Storicamente, vi è stata l’influenza di varie correnti. Per citarne alcune: il permissivismo edonista e il suo slogan “al sesso non si comanda!”; il pansessualismo di Freud che riconduceva le nevrosi e le sofferenze della personalità alle repressioni della sessualità; il rapporto Kinsey, secondo cui il sesso è un mero meccanismo legato a certi stimoli e dunque non ha senso dire in ambito sessuale che una cosa è sbagliata o che non è normale; la rivoluzione sessuale che ha portato a ridurre il sesso alla mera istintualità. Il filo conduttore consiste nell’idea che l’uomo debba essere liberato e che questo si possa fare attraverso la liberalizzazione del sesso.

Il neomarxismo poi, specialmente con Marcuse, ha esteso la liberazione alla sfera della eterosessualità, parlando di “libera scelta del sesso”. Quest’idea, insieme anche alla spinta ideologica di Simone de Beauvoir, è confluita nella costituzione dei cosiddetti “cinque generi”: maschile, femminile, omosessuale maschio, omosessuale femmina, transessuale. Il femminismo ha poi imposto l’idea che fosse proprio la differenza dei sessi a provocare l’inferiorità sociale della donna e che i ruoli dell’uomo e della donna, anche all’interno della famiglia – per nulla naturali ma solo culturalmente indotti – costituirebbero una grave ingiustizia. La vera conquista ideologica e sociale sarebbe il passaggio dal “sex” all’“unisex”. Ne fu emblema anche l’abbigliamento: jeans e maglietta vanno bene per tutti, maschi e femmine. Non ci sono punti fermi, non ci sono dati di natura, validi per l’uomo di ogni tempo e di ogni luogo. Panta rei, tutto scorre: siamo arrivati a capire che il pensiero multigender ha un’eredità gnostica ed è intriso di relativismo.

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Farmaco blocca-pubertà: via libera con il sì dei cattolici

3 Commentiideologia gender,Legislazione nazionale

Nel 2013 l’ospedale Careggi di Firenze chiese il via libera per l’utilizzo di farmaci in grado d’inibire gli ormoni responsabili dello sviluppo della pubertà, sostenendo attraverso Mario Maggio, primario di Medicina della sessualità, che la disforia di genere (la percezione di trovarsi nel corpo di sesso sbagliato) che affliggeva certi bambini poteva essere curata così.

In poche parole bloccando lo sviluppo sessuale del suo corpo il piccolo avrebbe avuto più tempo per decidere se essere maschio o femmina.
Ovviamente si sollevò una polemica, soprattutto in casa cattolica, data la follia di curare un disturbo mentale, anziché cercandone le cause, avallandolo.

Un po’ come se, a chi si sentisse un gatto, accettassimo di mettere la coda.
Osservazioni che fino a cinque anni fa sembravano ancora ovvie, come ovvio è il fatto che in presenza di una dissociazione fra sesso biologico e identità percepita, il problema non è del corpo, ma della mente.

Oggi, però, pare non essere più certo neppure questo. Nemmeno in casa cattolica.

Sì perché il parere del Comitato Nazionale di Bioetica (CNB) in risposta alla richiesta dell’AIFA del 10 aprile scorso di utilizzare «la triptorelina per il trattamento di adolescenti affetti da disforia di genere (DG)», reso noto il 23 luglio, porta la firma di medici, genetisti, giuristi e filosofi cristiani come Bruno Dallapiccola del Bambin Gesù di Roma, Francesco D’Agostino, presidente dei Giuristi Cattolici, Lucio Romano, ex presidente di Scienza & Vita, Lucetta Scarrafia, editorialista dell’Osservatore Romano, Mariapia Garavaglia, ex ministro della Sanità, i filosofi Laura Palazzani e Antonio Da Re e l’economista Massimo Sargiacomo.
Con un solo parere contrario, quello di Assuntina Morresi, docente di Chimica-Fisica.

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Come la TV aiuta a sdoganare l’omosessualità

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Il Corriere svela l’azione della lobby LGBT nei massmedia.
Dal 2002 è stato capovolto il modo di percepire l’azione dell’ideologia omosessualista. Al punto da subire passivamente l’intolleranza e le violenze.
Disdire l’abbonamento è un messaggio forte, ma scrivere per protestare lo è ancora di più.

Viacom è un conglomerato di media statunitensi ed ha promosso un’indagine a livello mondiale sulla relazione tra omosessualità e media.
Una ricerca condotta su 100.000 persone provenienti da 77 paesi rivela: Ideologia gender e percezione dei gay: se una fiction vale più delle leggi (https://27esimaora.corriere.it/18_giugno_27/diritti-civili-percezione-gay-se-fiction-vale-piu-leggi-99b41ed6-7a49-11e8-b751-1a567fb9343a.shtml)

Ne è emerso che, tra chi non conosce una persona omosessuale, uno su quattro ha ammesso che i media e specialmente la TV hanno contribuito a far nascere in lui sentimenti positivi in merito all’omosessualità.
Tra chi invece conosce una persona omosessuale, il 51% sostiene il matrimonio omosessuale (dato italiano 68%) e concorda sul fatto che «i diritti dovrebbero essere applicati a tutti».
In Italia quest’ultimo giudizio è sposato dal 78% degli intervistati che conoscono una persona omosessuale o transessuale e dal 48% che non conoscono nessun omosessuale o transessuale.

Nonostante questi dati le lobby gay continuano a sostenere di essere discriminati nei media e nella società. Ovviamente è solo una tattica: continua a dipingersi come vittima per ricevere ingiusti privilegi.

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Cresciuta con due donne: «Noi i veri discriminati»

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Perché nessuno ascolta chi è cresciuto nella lobby Lgbt?
Millie Fontana domanda: «Ero omofoba quando mi chiedevo dove fosse mio padre? Ero razzista quando soffrivo? Non lascerò che chi si moblita per gli innocenti sia definito tale».
«È stato molto difficile per me formarmi un’identità stabile. La mia stabilità comportamentale ed emotiva ne ha sofferto molto»
«Io vedo l’intenzione di sbarazzarsi del genere umano»

Katy Faust si ricorda di quando, «pensando che questo era il modo per amare mia mamma e la sua “partner”, si diceva d’accordo con il cosiddetto matrimonio fra persone dello stesso sesso, finché crescendo «ho capito che potevo volere loro bene anche non essendo d’accordo circa il ruolo che la politica gioca nelle nostre vite. Se la legge sul matrimonio riguarda solo i sentimenti degli adulti, non c’è ragione di vietarlo…ma l’interesse del governo deve essere per i bambini». Perciò una legge a favore di queste unioni «è un’ingiustizia», ma non è stato facile ammetterlo a se stessa e davanti a sua madre. Faust soffriva per la mancanza della figura paterna ma non lo aveva mai rivelato prima «perché il mondo diceva che se non ero a favore del “matrimonio” gay significa che li [le persone con cui viveva] odiavo, è l’unica cosa che senti dire da una cultura che ti intimidisce per farti stare in silenzio».

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