Ravenna. Marco, 13 anni, vittima del lavaggio del cervello per fargli credere di essere donna

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È tipico della lobby LGBT strumentalizzare per fini politici ed ideologici le storie di adolescenti fragili, a cui viene fatto credere di poter cambiare la realtà sulla base di quello che sentono.

Il libro “Io sono io”, uscito da poco, racconta la storia di Marco, ragazzo transgender di 13 anni, che sin da bambino sentiva di essere femmina e tra la seconda e la terza media iniziò ad assumere i bloccanti della pubertà, per evitare che il suo corpo si fosse sviluppato in modo “naturale”, come quello di un ragazzo.

Marco, che ora si fa chiamare Greta, è di Ravenna e con sua madre ha partecipato a tantissimi programmi televisivi, conferenze e dibattiti in cui ha portato la sua testimonianza.

I suoi genitori hanno fatto di tutto affinché Marco diventasse un simbolo, un “portavoce” dei minorenni intenzionati a cambiare sesso.

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Sono i cartoni la nuova frontiera della propaganda Lgbt

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Prosegue l’offensiva Lgbt d’indottrinamento mediatico delle nuove generazioni.

L’operazione non è nuova, per la verità: si pensi, in passato, a casi quali l’episodio della fiction dal titolo «C’era una volta», in cui Mulan rivelò il proprio amore – non corrisposto – per la Bella Addormentata oppure al merchandising “arcobaleno” distribuito dalla Disney in tutti i propri negozi per celebrare l’“orgoglio-gay” o ancora all’ospitalità concessa ai «Gay Days» annuali non ufficiali a Disneyland e Disneyworld

Ma la Disney ha ormai da tempo fatto coming out aziendale, inficiando così la propria credibilità ed autorevolezza quanto meno nei confronti delle famiglie intenzionate ad educare i propri figli secondo la morale ed il diritto naturali.

 

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Scandroglio: Fermiamo il progetto contro l’omofobia

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Sempre più vicina dittatura gender promossa dal Partito Democratico.
E’ ormai indispensabile sensibilizzare i deputati e senatori della provincia di ognuno.

È stata fissata a luglio la ripresa alla Camera della discussione del Progetto di legge dal titolo «Modifiche agli articoli 604-bis e 604-ter del codice penale, in materia di violenza o discriminazione per motivi di orientamento sessuale o identità di genere», di cui il primo firmatario è l’on. Alessandro Zan (Pd). Trattasi del famigerato progetto di legge sull’ “omofobia”.

Se la legge vedesse la luce – eventualità probabile – colui il quale affermasse, ad esempio, che l’omosessualità è una condizione contro natura oppure citasse i giudizi più che negativi sull’omosessualità e sulle condotte omosessuali contenuti nella Bibbia e nel Catechismo della Chiesa cattolica potrebbe finirebbe in carcere (fino ad un anno e sei mesi) o sborsare sino a 6mila euro.

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Sos ragazzi: la sanità mondiale diffonde il gender

1 Commentoideologia gender

L’Oms vuole indottrinare i nostri figli con il gender

Gentile sostenitore,
mai abbassare la guardia sull’ideologia gender!

È diffuso il sospetto che l’Oms stia gestendo la pandemia coronavirus in modo fallimentare.
In molti la accusano di aver coperto le responsabilità del Partito Comunista Cinese nella propagazione del virus. Molto dura è stata la presa di posizione del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump (1).

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L’Italia e il pensiero Lgbt-abortista imposto dall’Onu

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Il Consiglio Onu per i diritti umani ha diffuso le raccomandazioni degli Stati indirizzate all’Italia a seguito della discussione sull’esame del rapporto italiano nell’ambito della Revisione periodica universale sul rispetto dei diritti umani del 4 novembre scorso.
In breve, molti Paesi che fanno parte dell’Onu hanno presentato all’Italia delle osservazioni, che in parte sono elogi e in parte vere e proprie raccomandazioni, in merito alla tutela dei diritti fondamentali.
Buona parte delle raccomandazioni attengono ai diritti delle donne, dei minori, delle minoranze, dei migranti e al tema della tratta di esseri umani.

L’Italia un paio di giorni or sono ha pubblicato le sue risposte a tali osservazioni. Il documento finale del Consiglio Onu in merito a tale Revisione periodica sarà approvato nel corso della 43esima sessione che si terrà entro il 20 marzo 2020, coronavirus permettendo.

Su 306 raccomandazioni – di cui solo una tratta della famiglia naturale –  il nostro Paese ne ha accettate 292.

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PdL Zan su Omofobia: legge contro le libertà e la legge di natura

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Parla il giudice Giacomo Rocchi, del Comitato verità e Vita.
Sebbene l’iter per l’approvazione sia stato sospeso a causa del coronavirus, la proposta di legge Zan è la priorità del Govverno PD-5stelle per questa legislatura:
«L’altra faccia della libertà assoluta è il totalitarismo. Dovremo stare attenti a protestare nelle scuole, accettare certi libri di testo, le donne tacere se incontreranno uomini negli spogliatoi femminili delle palestre, non permetterci di fare cenno alle terapie riparative e altro».

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La Cassazione riconosce il diritto a cambiare persona

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«Cosa c’è in un nome? Ciò che chiamiamo rosa anche con un altro nome conserva sempre il suo profumo». Celebri parole di Giulietta in Romeo e Giulietta di Shakespeare. È vero quanto afferma l’adolescente veronese? A volte sì. Uno stesso oggetto può essere indicato con parole differenti, ma tali lemmi, posto che il loro significato convenzionale sia il medesimo, farebbero riferimento sempre allo stesso ente: “tavolo”, “table”, “mesa”. Cambia il termine a seconda della zona geografica, ma l’essenza di ciò che indica è sempre la medesima. Ma questo non sempre capita: un essere umano maschile deve essere indicato da un termine maschile. Ad un neonato maschio possiamo dare il nome di “Mario”, “Stefano”, “Claudio”, ma non di “Maria”, “Stefania”, “Claudia” dal momento che questi ultimi nomi tradirebbero l’identità di quel bambino, non corrisponderebbero alla realtà, che in questo caso è una realtà sessuata maschile.

La teoria del gender sarebbe d’accordo con questa riflessione? Sì, ma con l’importante distinguo che l’identità sessuale, per gli ideologi arcobaleno, non fa riferimento in prima istanza alla corporeità, bensì alla psicologia.
In breve, l’essere maschio o femmina non è deciso primariamente dai cromosomi X e Y, bensì dall’intelletto della persona. Non è la psiche che deve riconoscere un dato di realtà sessuata e ad esso conformarsi, ma è la psiche che crea la realtà sessuata, al di là del dato empirico, e quest’ultimo deve conformarsi al percepito della persona.

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Il punto sul Gender: aggiornamenti e conferme

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«L’ideologia gender esiste e porta a forzature nei bambini sull’identità sessuale»

Intervista alla professoressa Giorgia Brambilla, docente di Morale e Bioetica all’Ateneo pontificio Regina Apostolorum

 

Dottoressa Brambilla, che cosa si intende per teoria o addirittura ideologia gender? Esiste davvero?
«Si intende un pensiero che nasce dal connubio tra l’ambito filosofico-politico, con autori come Marcus e De Beauvior, quello sessuologo, penso a Kinsey e Money, e quello femminista radicale di Butler e Firestone e che ha portato anche ai cosiddetti “Gender Studies” nelle università, quelli che recentemente sono stati smentiti dal punto di vista metodologico da Dummitt, uno studioso proprio di questa materia. Sostanzialmente secondo questa ideologia viene negata la dimensione sessuata dell’essere umano fin dalla sua costituzione e si vuole dimostrare che la differenza tra uomo e donna è solo determinata da una costruzione sociale. Uso il termine ideologia perché si tratta di una teoria che non è supportata da dati scientifici di alcun tipo, al contrario le neuroscienze stanno sempre più dimostrando che la caratterizzazione sessuata dell’individuo presente fin dalla vita intrauterina riguarda anche il cervello, tanto da poter parlare di cervello maschile e femminile».

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Accademici contro il “transgender diktat”

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È oggi ancora possibile fare una seria ed onesta ricerca scientifica sul tema del cosiddetto transgenderismo? È quanto si sono chiesti in una lettera aperta, pubblicata sul quotidiano inglese The Guardian, più di 50 studiosi appartenenti a diverse università del Regno Unito, degli Stati Uniti, dell’Australia e altrove, in cui i firmatari denunciano il clima di «omertà» e di tabù ideologico che si è venuto a creare attorno alla tematica “transgender”.

L’odierno «gender diktat» all’insegna del politically correct, imposto dalla potente lobby Lgbt, costituisce infatti, secondo gli studiosi – facenti peraltro parte di un gruppo di oltre un centinaio di accademici –, un enorme ostacolo alle effettive possibilità e capacità di ricercare e riportare le proprie scoperte scientifiche nell’alveo di quella che, in ambito medico, viene definita «disforia di genere» o disturbo dell’identità di genere.

Basta bavagli!

Nell’incipit della loro lettera, gli studiosi, evidenziano come la loro critica abbia una connotazione multidisciplinare, precisando l’eterogeneità delle loro materie di studio: «Le nostre aree tematiche comprendono: sociologia, filosofia, diritto, criminologia, politica basata sull’evidenza, medicina, psicologia, educazione, storia, inglese, lavoro sociale, informatica, scienze cognitive, antropologia, scienze politiche, economia e storia dell’arte».

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Dittatura gender: l’omotransfobia è approdata in Parlamento

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I parlamentari Cirinna e Zan, esponenti del PD porcaccione.

Proposta Zan, un nuovo ddl Scalfarotto

Come volevasi dimostrare: dopo l’approvazione in otto Regioni (ultima l’Emilia-Romagna)  le leggi regionali sull’omotransfobia diventano una vera legge nazionale: con tanto di reati e sanzioni.
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La Commissione Giustizia della Camera si è riunita lo scorso 24 ottobre per esaminare il testo della proposta di legge dell’onorevole Alessandro Zan (PD), voluta per contrastare l’«omotransfobia», come si può leggere nell’introduzione della proposta medesima.

Il provvedimento intende modificare in senso estensivo due articoli del Codice Penale: il primo, l’art. 604 bis cp, sanziona, tra le altre, quelle condotte volte a discriminare o a commettere atti di violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi; il secondo, l’art. 604 ter cp, prevede delle aggravanti per alcuni reati se commessi per finalità di discriminazione o di odio etnico, nazionale, razziale o religioso.
La proposta Zan vuole aggiungere come motivazioni degne di una risposta sanzionatoria dello Stato anche quelle legate all’orientamento sessuale, leggasi omosessualità, e all’«identità di genere», leggasi transessualità.

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