Tuteliamo i nostri ragazzi
, informiamoci sulle attività delle ASL in Emilia-Romagna

Lascia un commentoideologia gender,Legislazione locale

Prima di analizzare la situazione delle singole provincie occorre fare alcune premesse.

1) “Omofobia”, “stereotipi”, “discriminazione”, “bullismo”, “violenza di genere”. Quando un’Azienda Sanitaria Locale (ASL) entra in una scuola con un progetto educativo su questi temi, dobbiamo mettere in conto la possibilità che voglia influenzare i nostri figli per far loro accettare l’omosessualità, far credere che possono decidere il proprio sesso e quindi considerare le relative esperienze come “una possibilità” (1).

2) Analizzare i progetti delle ASL. Ci siamo focalizzati sui progetti con titoli del tipo: “Benessere Individuale e Relazionale”, “Contrasto Comportamenti a Rischio” e “Sessualità e Affettività”. Sono le categorie generali che possono favorire la diffusione di
– “affetto e sentimenti” così intesi: «la pornografia è usata per la masturbazione e masturbarsi è un fatto del tutto naturale»;
ideologia omosessualista (gender): «un rapporto omosessuale ha le stesse caratteristiche di un rapporto eterosessuale» e in caso di dubbi «si può contattare l’Arcigay tel. […] o il Telefono Amico Gay tel.»;
aborto, pillola del giorno dopo, ecc.: nel caso si resti incinta ci si può «rivolgere a uno Spazio Giovani o a un Consultorio pubblico […] per chiedere di interrompere la gravidanza»;
malattie veneree (epatite A, sifilide, ecc.): «Oltre all’AIDS esistono altre malattie a trasmissione sessuale […] per fortuna quasi tutte queste malattie sono curabili» (3).
In tutti questi progetti viene sempre inculcato una sorta di “dogma”: “basta mettere il preservativo e puoi fare quel che vuoi”.
E’ perciò indispensabile che sia la famiglia a controllare in prima persona il PTOF e i progetti della scuola dei figli: di seguito si indicherà dove verificare quelli attivati dagli “Spazi Giovani” nelle scuole dei nostri ragazzi.

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Mozioni contro l’aborto: anche a Modena qualcuno ha il coraggio di dire NO

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Continuano le polemiche a seguito della mozione pro vita approvata a Verona lo scorso 4  ottobre.
Nella rossa Emilia-Romagna, dopo il consigliere Alessandro Balboni di Fratelli d’Italia di Ferrara (vedere qui), è la volta di Modena: a seguito delle polemiche scatenate dagli abortisti del PD e dei 5stelle, questa volta è una consigliere comunale della Lega a prender le difese dei bambini non ancora nati.

Il consigliere Luigia Santoro – già nota per le sue posizioni in difesa della famiglia naturale e contrarie ai sotterfugi con cui viene diffusa l’ideologia gender -, chiede che l’Amministrazione Comunale si impegni nel «proporre iniziative e politiche per il sostegno alla maternità e alla prevenzione delle condizioni che portano all’aborto» (il testo completo della mozione qui).
Per far capire a chi non vive in Emilia il coraggio di queste mozioni e il clima di terrore instaurato dal PD, basti segnalare che nessun massmedia locale ha dato spazio alla mozione di Modena.

Pertanto, se è probabile che a causa delle maggioranza PD (o più a sinistra) nessuna delle due mozioni emiliane sarà approvata, è però di conforto per le schiere dei pro life e pro family riscoprire che ci sono ancora partiti che intendono difendere la vita, la famiglia, la libertà di educazione e l’identità della nazione.

Occorre che ciascuno si batta secondo le sue possibilità, anche se il risultato è incerto, per tenere alto il vessillo della ragione e della libertà.
A chi ha poco tempo si raccomanda di aderire alla raccolta di firme contro l’aborto sottoscrivibile da qui: http://www.fattisentire.org/firmiamocontrolabortoiner/

Più sotto, per tutti, un articolo di approfondimento del “nostro” Timone

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Emilia-Romagna. Pandemia di “epatite gay”: cosa c’è dietro?

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Dell’epidemia di Epatite A tra persone omosessuali (MSM) si è già parlato su queste pagine in occasione della pubblicazione del primo Bollettino Seieva del 2017.
Tuttavia, dall’Emilia-Romagna arrivano novità e coincidenze allarmanti. È da Parma che giungono gli ultimi segnali d’allarme relativi all’epatite che colpisce le persone omosessuali: «Ben 32 casi a Parma e provincia, il dato più alto degli ultimi 10 anni. In aumento anche la sifilide», per la quale si rilevano «17 casi a Parma nel 2017, il numero più alto degli ultimi dieci anni. Ed è un dato probabilmente sottostimato del 50%, perché la malattia sfugge spesso al sistema di sorveglianza».

Va ricordato che, prima di Parma, identici messaggi di allarme erano stati lanciati per Bologna (sifilide) e Reggio Emilia (malattie a trasmissione sessuale, MTS) e, nel complesso, l’Emilia-Romagna è al 3° posto per casi di Epatite A.

Quando però si vuole capire a che punto è la diffusione delle altre MTS, sul sito della Sanità Regionale non si trova nulla.

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Progetto LGBT dalla Regione Emilia-Romagna: W l’amore

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Negli ultimi anni sono stati introdotti nelle scuole diversi progetti ispirati alle teorie del gender.

Progetti che, con pretesti apparentemente lodevoli come la lotta alla discriminazione, al bullismo ed il contrasto alla violenza, hanno spesso lo scopo di insegnare agli studenti a negare la naturale differenza sessuale, ad identificarsi in qualsiasi “genere”, equiparando ogni tipo di “famiglia” e normalizzando ogni comportamento sessuale.

Qui un elenco aggiornato bimestralmente da ProVita: https://www.notizieprovita.it/wp-content/uploads/2015/06/Speciale_Dossier_Progetti_Gender_Scuola_ProVita.pdf

Finora tali progetti sono stati introdotti mediante il sostegno finanziario di Regioni, Comuni, Province, del MIUR e dell’UNAR. Da ultimo, poi, con la legge “Buona Scuola” si richiamano certe norme che sono decisamente ispirate all’ideologia gender.

Per l’Emilia Romagna, particolare attenzione va posta al Progetto W l’amore, finanziato dalle Regione e introdotto nelle scuola all’insaputa dei genitori. Esso contiene una definizione di gender molto buona:
«non c’è un modo giusto di essere maschi o femmine […]. Esistono piuttosto modi di essere per esprimere te stesso/a» .
Ne parliamo qui di seguito.

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L’Emilia-Romagna si conferma prima… in cultura di morte!

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Come è noto, il cosiddetto «testamento biologico» (eutanasia) è divenuto legge ed è entrato in vigore il 31 gennaio 2018. È pure noto che l’applicazione di gran parte delle leggi inerenti la Sanità è competenza delle Regioni.

 

Ebbene, in soli 15 giorni, la Regione “rossa” per eccellenza, si è attrezzata per inserire le DAT nel nuovissimo fascicolo elettronico sanitario regionale.

 

Si tratta di una notevole facilitazione che, oltre a non prevedere la possibilità dell’obiezione di coscienza da parte del medico, è un altro strappo ai valori antropologici che si fondano sul bene prezioso ed insostituibile della vita, aprendo la strada all’autodeterminazione per la morte, legittimata e garantita dalla norma pubblica.

 

Visto che siamo in periodo elettorale, ai lettori gioverà sapere che, oltre a quello del Partito Democratico, si registra l’entusiasmo dei 5stelle che, addirittura, rivendicano: «Come abbiamo sempre [detto] quella di poter decidere autonomamente sul proprio percorso di fine vita è una questione fondamentale. Per questo siamo molto soddisfatti che la Regione […] abbia deciso di convergere sulla nostra proposta». (altro…)

Biella apre le porte delle scuole all’Arcigay

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«Le famiglie cambiano, cambiamo la nostre idea di famiglia».

Recita così l’emblematico slogan scelto dal Comune e dalla Provincia di Biella [dal 2014 a guida Partito Democratico, NdR), di concerto con l’Arcigay locale, per coinvolgere tutte le scuole del territorio in un ampio progetto di “normalizzazione” di ogni devianza sessuale che prevede corsi di formazione rivolti a presidi, docenti, personale amministrativo, tecnico e ausiliario (ATA), fino ad uno specifico concorso riservato agli stessi studenti.

ARCIGAY IN CATTEDRA

Ancora una volta a salire in cattedra è l’Arcigay che vedrà i suoi operatori dell’Arcigay Rainbow Valsesia-Vercelli e Biella in veste di docenti del corso di formazione «Le famiglie cambiano, cambiamo la nostre idea di famiglia». (altro…)

Altro atto di nascita a bimbo con due mamme

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Maremma: Comune trascrive l’atto di nascita di un bambino con due mamme

Dopo i casi di Napoli e Roma del 2015, anche un comune della Maremma riconosce due mamme sull’atto di nascita. Il neonato di 6 mesi registrato dal comune toscano è “figlio” di due donne, sposate negli Stati Uniti dove entrambe sono state riconosciute come madri. L’amministrazione comunale della cittadina toscana ha accolto la richiesta della coppia, dando il proprio via libera al riconoscimento ufficiale sull’atto di nascita del bimbo di tutte e due le mamme senza l’intervento del Tribunale. (altro…)

Sindaco di Sant’Agata crea Assessorato alla vita

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Il portavoce del Family Day plaude all’iniziativa del Sindaco


Difendere la vita dal suo principio fino alla conclusione naturale è ormai diventata un’attività sempre più rara nel panorama politico.

I pochi amministratori o deputati che lo fanno spesso devono avventurarsi a rischio della propria immagine e a volte mettendo in pericolo i fragili equilibri politici.
Perché il dichiararsi contrario all’aborto ad esempio può ancora capitare per chi è eletto, ma difficilmente si vedrà un politico che in nome della vita si rimbocca le maniche per impedire l’aborto, utilizzando le leve concesse dal suo ruolo amministrativo o parlamentare.

E’ per questo che l’iniziativa di un sindaco del bolognese di una lista di centrodestra di istituire un assessorato alla Vita merita almeno il plauso iniziale che si deve tributare a chi ha il coraggio di rompere lo schema che vede le politiche pro life soccombere sempre di fronte alla ragion politica del compromesso. (altro…)