Bologna. La sifilide viene dalle Ausl?

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Crescono le attività di “educazione all’affettività” della Regione e – coincidenza? – si assiste a una pandemia di malattie veneree.

Una città nutrita con il “dio preservativo”, il Gay Pride e il Gender Bender, l’aborto facile, la pillola del giorno dopo… e la sifilide è aumentata del 400%.
Lo stesso fenomeno si riscontra negli altri capoluoghi emiliani a guida socialista: “aperti e moderni”.

La Regione esclude ogni riferimento all’astinenza, al sacrificio, al matrimonio, alla fedeltà, al rispetto della donna: “usa il preservativo e fai quel che vuoi”. La sodomia sarebbe normale: e naturalmente le prime vittime di questa “cultura” sono gli omosessuali.
Per chi ha figli a scuola: evitare ogni attività educativa fatta dalle Ausl a qualunque costo.

Malattie sessualmente trasmissibili in crescita a Bologna

La dermatologa del Sant’Orsola: “Al nostro centro si contano 300 nuovi casi all’anno“. La sifilide aumenta del 400%

da: https://www.ilrestodelcarlino.it/bologna/cronaca/malattie-sessualmente-trasmissibili-1.4285541

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Mozioni contro l’aborto: anche a Modena qualcuno ha il coraggio di dire NO

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Continuano le polemiche a seguito della mozione pro vita approvata a Verona lo scorso 4  ottobre.
Nella rossa Emilia-Romagna, dopo il consigliere Alessandro Balboni di Fratelli d’Italia di Ferrara (vedere qui), è la volta di Modena: a seguito delle polemiche scatenate dagli abortisti del PD e dei 5stelle, questa volta è una consigliere comunale della Lega a prender le difese dei bambini non ancora nati.

Il consigliere Luigia Santoro – già nota per le sue posizioni in difesa della famiglia naturale e contrarie ai sotterfugi con cui viene diffusa l’ideologia gender -, chiede che l’Amministrazione Comunale si impegni nel «proporre iniziative e politiche per il sostegno alla maternità e alla prevenzione delle condizioni che portano all’aborto» (il testo completo della mozione qui).
Per far capire a chi non vive in Emilia il coraggio di queste mozioni e il clima di terrore instaurato dal PD, basti segnalare che nessun massmedia locale ha dato spazio alla mozione di Modena.

Pertanto, se è probabile che a causa delle maggioranza PD (o più a sinistra) nessuna delle due mozioni emiliane sarà approvata, è però di conforto per le schiere dei pro life e pro family riscoprire che ci sono ancora partiti che intendono difendere la vita, la famiglia, la libertà di educazione e l’identità della nazione.

Occorre che ciascuno si batta secondo le sue possibilità, anche se il risultato è incerto, per tenere alto il vessillo della ragione e della libertà.
A chi ha poco tempo si raccomanda di aderire alla raccolta di firme contro l’aborto sottoscrivibile da qui: http://www.fattisentire.org/firmiamocontrolabortoiner/

Più sotto, per tutti, un articolo di approfondimento del “nostro” Timone

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Pillole dei giorni dopo: abortivi o antifecondativi?

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L’obiettivo di questa pagina è orientare le persone in difficoltà per una decisione esponendo in modo sintetico i risultati delle ricerche scientifiche su queste tematiche. Per una trattazione dettagliata rimandiamo ai siti e alle pubblicazioni specializzate.

Le trasformazioni della vita umana nei primi otto giorni.

Qui diamo le indicazioni base sulle quali ciascuno poi costruisce la propria conoscenza.

Vi sono due tipi di farmaci, commercializzati in Italia, che rientrano in questa categoria:
  • Il Norlevo® o Levonelle® o Lonel® (principio attivo: levonorgestrel), comunemente chiamato pillola del giorno dopo.
  • L’EllaOne® (principio attivo: ulipristal acetato), comunemente chiamato pillola dei 5 giorni dopo. Il suo principio attivo è un derivato del Mifepristone (commercializzato come Mifegyne® e meglio conosciuto come RU486).
Bisogna inoltre conteggiare un certo numero di farmaci abortivi “non-ufficiali” ossia farmaci che dovrebbero essere utilizzati per altre patologie ma vengono prescritti, con la compiacenza di alcuni operatori sanitari, per ottenere dei veri e propri aborti chimici clandestini.

Sindrome post aborto: non si ammette che esista

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Sindrome post aborto.
Riconoscere che esiste, per aiutare le donne a ritrovare la speranza

«L’aborto recide un legame profondo e ancestrale, quello della donna con la vita. La donna sa di essere “grembo della vita”, e quando scopre la gravidanza è già madre». Intervista a Claudia Navarini.

Professoressa, nella sua prossima presentazione al CAV di Roma “Palatino” parlerà del delicato tema “Sindrome post-aborto: origine e cura”, può anticiparcene alcuni contenuti?

Il punto di partenza è una visione artificiosa e astratta dell’autonomia della donna. Si parla dell’aborto come di un atto di libertà femminile, che darebbe tutto sommato dei vantaggi alla donna alle prese con una maternità difficile o indesiderata.

Ecco, numerosi studi provano che la donna, attraverso l’aborto, può solo peggiorare la sua situazione, e che le condizioni psicologiche nelle quali prende la decisione di interrompere la gravidanza sono molto spesso instabili.

La donna è generalmente sottoposta a pressioni e paure che non la lasciano poi così “libera di decidere”, e che in numerosi casi le fanno addirittura percepire (erroneamente) l’aborto come una necessità.

Non è paradossale? L’aborto, che è stato frequentemente spinto da movimenti di liberazione della donna, ha invece contribuito a schiavizzarla, a renderla vittima di se stessa. Adesso si cerca di liberare la donna dall’aborto. (altro…)

Minorenni: è boom di aborti

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Minorenni dal sesso facile. È boom di gravidanze e aborti

Hanno al massimo 16 anni, fanno sesso con i coetanei per una ricarica. E la pagano cara.

Milano. Il sabato mattina le trovi in coda alla clinica ginecologica a chiedere la pillola del giorno dopo.
Accompagnate dalla mamma. Oppure le vedi con lo sguardo basso nelle sale d’attesa, in fila per interrompere la gravidanza.
Il cellulare in una mano e lo smalto sbeccato sull’altra.
E hanno 15 anni, al massimo 16. Bambine che rischiano di avere bambini e che fanno sesso così, tanto per fare.

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Nuova, odiosa campagna Coop

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Il colosso alimentare emiliano-romagnolo approfitta ancora una volta del bisogno dei soci per diffondere libertarismo sessuale.

Ma in amore non vince chi protegge, ma chi dona

«Fallo come vuoi, ma fallo protetto!»; o, ancora: «L’unica scelta sbagliata è farlo senza!».

Sono questi alcuni degli slogan della campagna pubblicitaria della Coop ideata in occasione del lancio sul mercato della linea di preservativi “Fallo protetto“.

Pubblicità che, inutile dirlo, svilisce l’atto sessuale a un mero “esercizio fisico”, come direbbe la sessuologa belga Thérèse Hargot, e che non pone attenzione alle persone coinvolte: sono una coppia? Si tratta di un rapporto “occasionale”? Sono un uomo e una donna (sì, anche questo, perché ovviamente non poteva mancare lo spot con la coppia omosessuale)?
Tutto è lecito, nessuna possibilità è preclusa… a patto che si abbia il preservativo! (altro…)

La mitologia demografica

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 Bench? ormai scienza matura, la demografia conosce tuttora numerosi miti. Fra i pi? diffusi vi sono la leggenda della crescita demografica esponenziale, incapace di guardare alla complessit? dei fenomeni demografici, e il miraggio di un aumento letale, che ignora la verit? secondo cui la popolazione pu? crescere solo se l’alimentazione e le altre condizioni di vita lo rendono possibile. Diffuso ? pure il mito secondo il quale i problemi demografici andrebbero risolti attraverso il controllo delle nascite: la crescita della popolazione ? invece dovuta alla riduzione della mortalit?, e solo quando questa diventa stabile interviene anche una riduzione della fecondit?. Purtroppo questi miti hanno giocato un ruolo rilevante alla Conferenza Internazionale su Popolazione e Sviluppo, organizzata a Il Cairo, nel 1994, dall’Organizzazione delle Nazioni Unite.

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