Famiglie al mercato delle convivenze

Famiglia

INTERVENTO. ? FACILE INNEGGIARE AI PACS O ALLE UNIONI OMOSESSUALI. MA SI DIMENTICA CHE PORTARE TALI ISTITUTI ALLE ULTIME CONSEGUENZE CONDUCE A UNA DESTRUTTURAZIONE LEGALE DEL TESSUTO CIVILE

di Carlo Cardia

    ?Si vogliono avere le possibilit? che scaturiscono dal vincolo coniugale ma si escludono i correlativi doveri Se si agisse cos? in altri ambiti sociali, chiunque direbbe che ? assurdo e troppo comodo?

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EUTANASIA: problema cattolico o problema di tutti?

Minacce alla vita

Fino a pochi decenni fa, in Italia, tutta una serie di comportamenti e di situazioni di vita, trovava concorde e netta valutazione morale nella grande maggioranza dei cittadini e nell’ordinamento giuridico dello Stato. Si pensi, ad esempio, all’indissolubilit? del matrimonio, alle pratiche anticoncezionali, all’aborto procurato. Il rapido e tumultuoso cammino culturale compiuto dall’Italia nel dopoguerra ha rimesso in questione molti di questi comportamenti e situazioni, giungendo a capovolgere la loro valutazione nella maggioranza della popolazione e nelle leggi. Si ? avuta cos? per stare agli esempi accennati, la legalizzazione del divorzio la diffusione, ad opera dello stesso Stato, della contraccezione, la legalizzazione dell’aborto.
Nel vivace dibattito che ha sempre accompagnato ognuno di tali capovolgimenti, non poche modalit? si sono puntualmente ripresentate, con una costanza che non pu? non essere significativa. Tra queste “costanti”, c’? stata quella di vedere prospettata una duplice morale: una, valida solo per i cattolici, l’altra per i “laici”, o non-credenti.
Ha finito cos? col prendere piede l’idea che la condanna morale del divorzio, della contraccezione e dell’aborto, sia una posizione che pu? avere giustificazioni unicamente sulla base e all’interno della fede; vale, dunque, solo per i credenti. I non credenti perci? (? stato detto e ripetuto) hanno tutto il diritto di pensarla diversamente e di comportarsi di conseguenza. E lo Stato deve rispettare tale diritto. Si ? arrivati quindi a ritenere indebita l’azione dei cattolici impegnati in politica, quando hanno cercato di impedire l’approvazione di leggi che consentono, ad esempio, o il divorzio o l’aborto.
Nei loro discorsi, posizioni, iniziative, si ? voluto vedere addirittura una volont? di sopraffazione, cio? un voler imporre leggi e norme “cattoliche” anche a quanti non sono e non vogliono essere cattolici. Si ? pure denunciato, come indebita e intollerabile ingerenza, ogni intervento in materia da parte del Magistero ecclesiale, sia del Sommo Pontefice sia dell’Episcopato italiano.
La creazione di una simile spaccatura ha reso impossibile un vero dialogo tra posizioni divergenti. Una spaccatura che suppone, sul piano dottrinale, l’affermazione che non esiste, neppure a livello di valori umani fondamentali, una morale semplicemente umana, valida per tutti gli uomini, perch? scaturisce da la comune natura umana, indipendentemente da elementi conoscibili solo per le vie sovrarazionali della rivelazione divina e della fede.
Ad approfondire ulteriormente il fossato ? intervenuto un altro fattore: l’aspetto politico di ognuno di quei problemi ha finito per diventare non solo preminente, ma totalizzante, fino ad oscurare gli altri aspetti a cominciare da quello specificamente etico. A problemi di tanta gravit? e importanza, quali il divorzio e l’aborto, in cui sono in gioco i valori fondamentali della convivenza umana, cio? la vita e l’amore, non poteva capitare disavventura peggiore. Una volta visti, infatti, come problemi di politica, se ne sono impossessati i partiti con tutte le conseguenze che questo comporta. Prima fra tutte, quella di vedere affrontati i problemi, con soluzioni gi? ideologicamente precostituite, con la sola volont? di avere partita vinta sugli avversari, con quella partigianeria e passionalit? che ? l’esatto o posto della serena e seria ricerca di soluzioni fondate su una approfondita conoscenza dei termini reali del problema, dell’esperienza gi? fatta da altri Stati (preziosa per risparmiare alla nazione di ripercorrere stupidamente vie gi? risultate erronee e dannose), tutto il contrario, insomma, di una ricerca sincera della verit? e dell’autentico bene comune.
Sta ora venendo avanti un altro problema, non meno grave, perch? ancora una volta ? in gioco un valore primario, quello della vita. Il problema che si prospetta ? quello della legittimazione dell’eutanasia. Anche se qualche progetto di legge ? stato presentato, il problema non ? ancora entrato nel campo infido della lotta politica tra i partiti. E ancora possibile, perci?, affrontarlo con tutta la pacatezza e la seriet? necessaria.
Inoltre, nel tentativo di evitare, prevenendolo, che si crei anche qui il fossato tra “cattolici” e “laici”, mi propongo di trattare il problema anzitutto, e prevalentemente, su un piano puramente razionale, quello della Bioetica. Su questo piano, come ? noto, il confronto tra studiosi di diversa estrazione, compresa quella cattolica, ? un dato di fatto, collaudato e istituzionalizzato in quasi tutti gli Stati moderni, a tutti i livelli, da quelli di un Istituto Ospedaliero o di una Universit?, a quello nazionale e internazionale. E’ del dicembre 1989 il
primo Simposio di Bioetica, promosso dal Consiglio d’Europa, a Strasburgo.
Porr? solo al termine, come ultimo e pi? breve capitolo, l’esposizione della dottrina della Chiesa cattolica in tema di eutanasia.
L’obiettivo che mi propongo ? semplicemente quello di offrire un aiuto a riflettere, con serena seriet?, su un problema che gi? oggi entra, come problema drammaticamente concreto in molte famiglie, e che un numero crescente di persone finir? per incrociare sul proprio cammino, con soluzioni umane, oppure disumane, anche in base a leggi alla cui elaborazione ? ancora possibile dare un contributo responsabile.

di d. LINO CICCONE
[Tratto da: http://utenti.lycos.it/armeria/Eutanasia_indice.html ]

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Considerazioni etiche sull’eutanasia

Minacce alla vita

IL RISPETTO DELLA DIGNITA’ DEL MORENTE

A partire dagli anni ’70, con inizio nei Paesi pi? sviluppati nel mondo, ? venuta diffondendosi una insistente campagna a favore dell’eutanasia intesa come azione o omissione che di natura sua e nelle intenzioni provoca l’interruzione della vita del malato grave o anche del neonato malformato. Il motivo che abitualmente si adduce ? quello di voler cos? risparmiare al paziente stesso sofferenze definite inutili. Si sono sviluppate campagne e strategie in questo senso.

La PONTIFICIA ACCADEMIA PER LA VITA propone alcune considerazioni sull’argomento. 

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La clonazione come problema giuridico

Minacce alla vita

di LUCIANO EUSEBI, Professore straordinario di Diritto penale nella Universit? Cattolica del Sacro Cuore
? L?Osservatore Romano, 30 agosto 2003.

Nonostante il dibattito sulla clonazione abbia per lo pi? investito, finora, le sue conseguenze biologiche, focalizzandosi sull’identit? che ne consegue (fatti salvi, nella clonazione propria, i geni mitocondriali) tra il genoma del generante e del generato, essa va innanzitutto presa in esame di per s?, cio? in quanto modalit? procreativa.
Sotto questo profilo tale tecnica comporta una procreazione che prescinde dall’apporto genetico di due individui o, in altre parole, non genitoriale.

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La clonazione umana. Aspetti di diritto internazionale

Minacce alla vita

del prof. ROBERTO COLOMBO
Pontificia Accademia per la Vita
da: L’Osservatore Romano, 27-8-2003

La fine del secondo conflitto mondiale non solo ha coinciso con una rapida ripresa e uno sviluppo senza precedenti della ricerca biologica e medica, profondamente umiliata dai crimini degli scienziati nazisti e desiderosa di un riscatto morale agli occhi del mondo ancora fissi sul processo di Norimberga che li aveva portati alla luce, ma ha anche visto al centro della ricostruzione della comunit? internazionale il riconoscimento e la tutela dei diritti fondamentali dell’uomo, palesemente e violentemente infranti da una ideologia ed una esecuzione eugenetica.

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La clonazione umana

Minacce alla vita

Prof. ROBERTO COLOMBO
Pontificia Accademia per la Vita

da: L’Osservatore Romano, 20-8-2003

La trasposizione di alcune biotecnologie riproduttive in vitro dalla medicina veterinaria a quella umana, iniziata trentacinque anni fa con i primi tentativi di fecondazione extracorporea e trasferimento in utero di embrioni umani, nello scorso decennio si ? estesa anche alle tecniche di micromanipolazione dei gameti, e non ? oggi possibile escludere neppure la evenienza di una riproduzione senza il concorso della cellula germinale maschile, come gi? sperimentato in alcune specie di animali attraverso la clonazione. Al di l? delle stesse intenzioni buone di numerose coppie sterili e di alcuni operatori sanitari, anche cattolici, e delle difficili e dolorose circostanze nelle quali questi interventi sono talora richiesti ed effettuati, il ricorso alle tecniche della riproduzione artificiale, pur di tipo omologo e nell’ambito del matrimonio, costituisce una obiettiva degradazione della qualit? antropologica e morale della procreazione umana.

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Diagnosi genetica pre-impianto? Eufemismo per la selezione genetica!

Minacce alla vita

Cara Dottoressa,
poco tempo fa si ? molto parlato del caso di quel bambino selezionato per nascere senza tumore, in Inghilterra. Nella facolt? di Medicina in cui studio ci dicono che pratiche come queste sono dei grandi successi, perch? riescono finalmente a debellare malattie finora incurabili, e che la gente le chiede insistentemente. A me invece, fanno paura, perch? non vedo come, di questo passo, ci si potr? fermare di fronte alle richieste sempre pi? pressanti ed esigenti della clientela.
Potrebbe darmi un Suo pare sul punto?
(?)
Grazie infinite, Katia

* * *

di Claudia Navarini – zenit.org – 28 maggio 2006

Cara Katia,
la questione che affronti ? davvero cruciale nel dibattito attuale sull?etica della ricerca e sull?etica medica, e merita una risposta dettagliata.

Fra i paesi che con determinazione perseguono la via della selezione umana, la Gran Bretagna si conferma capofila. ? del 10 maggio la dichiarazione dell?Authority britannica sulla riproduzione assistita, l?HFEA (Human Fertilisation and Embryology Authority), secondo cui anche gli embrioni portatori di geni associati ? in una certa percentuale di casi ? al cancro della mammella e al cancro dell?ovaio possono essere ?selezionati?, cio? eliminati.

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La clonazione umana – Aspetti scientifici e clinici

Minacce alla vita

di ROBERTO COLOMBO
della Pontificia Accademia per la Vita

? L?Osservatore Romano, 13 agosto 2003

A sei anni dalla pubblicazione degli esperimenti di Ian Wilmut e dei suoi collaboratori (Nature 1997, 385: 810-813) che hanno consentito la nascita del primo mammifero clonato per trasferimento del nucleo di una cellula somatica di un animale adulto in un ovocita enucleato (Somatic Cell Nuclear Transfer, SCNT), la clonazione continua ad essere oggetto di una intensa ricerca biologica, di una vivace riflessione filosofica, etica e giuridica, e di un acceso dibattito pubblico.

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