Il punto sul Gender: aggiornamenti e conferme

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«L’ideologia gender esiste e porta a forzature nei bambini sull’identità sessuale»

Intervista alla professoressa Giorgia Brambilla, docente di Morale e Bioetica all’Ateneo pontificio Regina Apostolorum

 

Dottoressa Brambilla, che cosa si intende per teoria o addirittura ideologia gender? Esiste davvero?
«Si intende un pensiero che nasce dal connubio tra l’ambito filosofico-politico, con autori come Marcus e De Beauvior, quello sessuologo, penso a Kinsey e Money, e quello femminista radicale di Butler e Firestone e che ha portato anche ai cosiddetti “Gender Studies” nelle università, quelli che recentemente sono stati smentiti dal punto di vista metodologico da Dummitt, uno studioso proprio di questa materia. Sostanzialmente secondo questa ideologia viene negata la dimensione sessuata dell’essere umano fin dalla sua costituzione e si vuole dimostrare che la differenza tra uomo e donna è solo determinata da una costruzione sociale. Uso il termine ideologia perché si tratta di una teoria che non è supportata da dati scientifici di alcun tipo, al contrario le neuroscienze stanno sempre più dimostrando che la caratterizzazione sessuata dell’individuo presente fin dalla vita intrauterina riguarda anche il cervello, tanto da poter parlare di cervello maschile e femminile».

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Accademici contro il “transgender diktat”

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È oggi ancora possibile fare una seria ed onesta ricerca scientifica sul tema del cosiddetto transgenderismo? È quanto si sono chiesti in una lettera aperta, pubblicata sul quotidiano inglese The Guardian, più di 50 studiosi appartenenti a diverse università del Regno Unito, degli Stati Uniti, dell’Australia e altrove, in cui i firmatari denunciano il clima di «omertà» e di tabù ideologico che si è venuto a creare attorno alla tematica “transgender”.

L’odierno «gender diktat» all’insegna del politically correct, imposto dalla potente lobby Lgbt, costituisce infatti, secondo gli studiosi – facenti peraltro parte di un gruppo di oltre un centinaio di accademici –, un enorme ostacolo alle effettive possibilità e capacità di ricercare e riportare le proprie scoperte scientifiche nell’alveo di quella che, in ambito medico, viene definita «disforia di genere» o disturbo dell’identità di genere.

Basta bavagli!

Nell’incipit della loro lettera, gli studiosi, evidenziano come la loro critica abbia una connotazione multidisciplinare, precisando l’eterogeneità delle loro materie di studio: «Le nostre aree tematiche comprendono: sociologia, filosofia, diritto, criminologia, politica basata sull’evidenza, medicina, psicologia, educazione, storia, inglese, lavoro sociale, informatica, scienze cognitive, antropologia, scienze politiche, economia e storia dell’arte».

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In carcere per la vita: intervista a Mary Wagner

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Il totale degli anni che ha trascorso in prigione è di sette. Addirittura risponde alla nostra intervista dal carcere, perché vuole diffondere in ogni istante, anche in quelli più difficili, la causa pro-life. Stiamo parlando di Mary Wagner, canadese convertitasi al Cattolicesimo ed alla battaglia per la vita poco più che ventenne.
Insieme ad un gruppo di altri amici eroici, offre rose rosse e mostra piccoli feti fuori dalle cliniche abortive.
Nonostante abbia ricevuto molte volte la prescrizione di non avvicinarsi più a tali strutture, Mary Wagner, appena fuori dal carcere, lo fa comunque.

Il suo è un apostolato che si basa sulla preghiera e che scaturisce dall’amore verso Cristo, presente nei bambini indifesi senza voce.
Parla con le donne intenzionate ad abortire, prega ed offre loro aiuto: «Un importante insegnamento della nostra fede, troppo poco apprezzato, è che abbiamo il dovere di rifiutarci di cooperare a leggi o direttive ingiuste», ci ha detto.
Non possiamo restare in silenzio, dobbiamo diffondere sempre più il Vangelo della Vita: se infatti non siamo noi cattolici ad alzarci in piedi, chi porrà mai fine al crimine dell’aborto?

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Suicidio assistito, l’ossimoro dell’Ordine dei medici

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I medici che aiutano i pazienti a suicidarsi, nelle condizioni stabilite dalla Consulta, non saranno più puniti nemmeno a livello disciplinare. Lo ha deciso la Fnomceo approvando i nuovi indirizzi dell’art. 17 del Codice deontologico. Eppure lo stesso articolo proibisce (sempre) gli «atti finalizzati a provocare la morte». Una contraddizione che ricalca quella dei giudici costituzionali.

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L’enciclopedia Treccani definisce la parola “ossimoro” nel modo seguente: «Figura retorica che consiste nell’unione sintattica di due termini contraddittori».
Anche due giudizi possono trovarsi in contraddizione. Ad esempio se io giuro che non aiuterò mai nessuno a morire e nello stesso tempo mi dichiaro disponibile ad aiutare qualcuno a morire, il principio di non contraddizione va in tilt.

È ciò che ha compiuto il Consiglio nazionale della Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (Fnomceo) il 6 febbraio scorso, quando ha approvato all’unanimità (sono ben 106 i presidenti degli ordini territoriali che siedono nel Consiglio nazionale) gli indirizzi applicativi dell’art. 17 del Codice di deontologia.
Tali indirizzi prevedono che il medico, il quale abbia aiutato un paziente a morire, non dovrà essere punito dal punto di vista disciplinare se ricorrono le condizioni di non sanzionabilità penale previste dalla Corte Costituzionale.

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La droga in Italia: soddisfatti di “ridurre” danni che aumentano?

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Nei primi giorni di dicembre il Dipartimento per le Politiche antidroga della Presidenza del Consiglio, organismo istituzionalmente dedicato alla prevenzione e al monitoraggio delle tossicodipendenze, ha diffuso la sua annuale Relazione al Parlamento sullo stato delle varie dipendenze in Italia, utilizzando dati relativi per la gran parte al 2018. Colpisce l’indifferenza mediatica al documento, ignorato da quasi tutte le testate.

Premesso che la Relazione va studiata nell’interezza delle sue quasi 300 pagine – http://www.politicheantidroga.gov.it/it/attivita-e-progetti/relazioni-annuali-al-parlamento/relazione-annuale-al-parlamento-sul-fenomeno-delle-tossicodipendenze-in-italia-anno-2019-dati-2018/ -, provo a ricavarne un abstract, da intendere come invito alla lettura, diviso per voci significative.

Tre dati emergono fra i tanti, e chiamano in causa:

  1. la diffusione delle sostanze stupefacenti, che ha raggiunto un terzo della popolazione giovanile;
  2. l’insuccesso della prevenzione, correlata al grado di consapevolezza;
  3. l’inesistenza del recupero.

Va poi aggiunta qualche annotazione sul contrasto e sui costi.

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Washington. Marcia per la vita 2020, Testo integrale di Trump

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“Tutti noi qui comprendiamo una verità eterna: ogni bambino è un dono prezioso e sacro di Dio”

Di seguito il testo del discorso storico del presidente Donald Trump alla Marcia per la Vita 2020.
Questa è la prima volta che un presidente americano partecipa alla marcia, che è la più grande manifestazione annuale dei diritti umani nel mondo.
Il testo è stato pubblicato su
LifeSiteNews: eccolo nella traduzione di Sabino Paciolla.
Video originale inglese: https://youtu.be/xzS0vjw7C_g

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Eva Vlaardingerbroek: «Liberarsi del neo femminismo e ritorno ai veri valori dell’Europa»

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Durante la conferenza del FVD, partito conservatore olandese di centrodestra nel novembre 2019, è intervenuta Eva Vlaardingerbroek una giovane di 23 anni, laureata in giurisprudenza e dottoranda in Filosofia del Diritto. Il suo discorso ha suscitato molte polemiche in Olanda, dove è stata definita «serva della destra radicale» e «suprematista bianca».

Ma cos’ha detto di così scandaloso?

Eva ha iniziato dalle polemiche furiose suscitate dal titolo della sua relazione “Pericoli del femminismo”. «Come puoi, come donna, essere contro il femminismo? Senza il femminismo non potresti votare, non avresti il ​​diritto di lavorare» e nemmeno il diritto di stare su quel palco.
Secondo Eva, però, il femminismo oggi non ha più nulla a che fare con queste cose.

Anzi, a causa del femminismo moderno, queste libertà fondamentali sono a rischio. E per dimostrare questo paradosso ha esaminato la tipologia dei messaggi presenti ad una classica “marcia delle donne”: le bandiere antifa, arcobaleno, palestinesi e comuniste e gli slogan, da “Morte al Patriarcato!” a “Tutti gli uomini fanno schifo!” e “Tutti i rifugiati sono i benvenuti!”.

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Registro Dat, uno strumento inaffidabile e nemico della libertà

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Il ministro Speranza ha presentato la riforma che introduce il registro per le DAT (Disposizioni Anticipate di Trattamento), praticamente un testamento biologico.
Una libertà in più per la persona? No, un modo peggiore per morire.
Ecco un utile elenco di studi che dimostrano come le disposizioni siano uno strumento assolutamente inaffidabile

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“Ho appena firmato il decreto sulla banca dati nazionale per le Disposizioni Anticipate di Trattamento (Dat). Con questo atto la legge approvata dal Parlamento è pienamente operativa e ciascuno di noi ha una libertà di scelta in più”. Parola di Roberto Speranza (PD-LeU), ministro della Salute – che oltre alla salute si occupa anche di morte – il quale su Facebook ha così annunciato un decreto attuativo della legge sulle Dat (219/17) che molti pro-eutanasia attendevano da tempo.

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Depredati cuore e fegato al bambino scosso dalla madre

2 CommentiMinacce alla vita

Le cronache di questi ultimi giorni dell’anno hanno riportato il caso del bambino di cinque mesi scosso violentemente dalla madre, una donna di 29 anni originaria del vicentino la quale, nel tentativo di calmare il pianto del piccolo, l’avrebbe cullato troppo forte provocandogli gravissimi danni cerebrali e neurologici.

In seguito alla chiamata fatta al 118 dalla madre stessa, il bimbo è stato ricoverato all’ospedale di Padova e le sue condizioni sono sembrate subito molto gravi, anche se un’Angio TAC disposta dai medici della terapia intensiva aveva riscontrato la presenza di flusso sanguigno al cervello.

Purtuttavia, in tutta fretta è stata chiamata una commissione medica formata da un neurologo, un’anestetista e un medico legale con il compito di valutare la eventuale morte cerebrale del bambino.

Le cronache riferiscono che dopo un secondo e approfondito esame della commissione che aveva dichiarato la morte cerebrale del piccolo, sono state staccate le macchine che lo tenevano in vita e cuore e fegato sono stati espiantati.

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l’Emilia-Romagna si accoda nell’eliminazione dei bimbi Down?

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L’eugenetica fa passi da gigante anche in Italia, non ci sono solo i Paesi dell’America o dell’Europa del Nord. La conferma arriva dall’Emilia Romagna, che in un comunicato diffuso il 6 dicembre sul sito Internet della Regione si vanta dell’introduzione di nuovi test per la diagnosi prenatale.

Si tratta del cosiddetto Nipt (Non invasive prenatal testing), che la giunta di centrosinistra guidata da Stefano Bonaccini presenta come «un test di screening innovativo, non invasivo (un semplice prelievo di sangue) e sicuro per donna e feto. Che consente di prevedere con un alto grado di attendibilità alcune alterazioni dei cromosomi, e cioè le trisomie 21 (sindrome di Down), 18 (sindrome di Edwards) e 13 (sindrome di Patau), già dalla decima settimana di gestazione».

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