La cultura ex Covid-19, soppressione degli anziani.. e anche dei bambini?

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Rischieremo ogni cosa per salvare alcune vite umane. Perché non tutte?

I periodi di difficoltà e crisi tendono a far venir fuori il nostro vero io. Le indicazioni così emerse non sono sempre confortanti. Ad esempio, un uomo può essere convinto di essere particolarmente coraggioso, ma se un giorno finisse all’improvviso in una situazione di pericolo, potrebbe scoprire – con sua grande sorpresa – di essersi voltato e fuggito via.

Siamo entrati in un periodo di difficoltà. Una pandemia che si diffonde velocemente in tutto il globo. Sono già morte decine di migliaia di persone e sembra probabile che decine di migliaia di persone moriranno prima che la pandemia finisca. Se, solo un mese fa, sembrava che il mondo fosse sotto controllo, ora sta cambiando tutto. Un mese fa, stavamo pianificando con tranquillità il mese, l’anno successivo o persino i prossimi cinque anni; ora ci chiediamo che cosa succederà domani. Per molti è stato un trauma, il fatto che la scienza medica moderna non abbia eliminato per sempre, come ingenuamente pensavamo, lo spettro delle grandi epidemie di malattie trasmissibili. Siamo messi alla prova nel crogiolo delle difficoltà.

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Cause, origini e tappe della guerra contro la famiglia

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di Roberto Marchesini

Perché le coppie si separano? Un tempo ero convinto che le coppie si separassero perché litigavano. L’aver lavorato a lungo con le coppie mi ha insegnato che mi sbagliavo: le coppie non si separano perché litigano; al massimo litigano perché si separano (per i figli, i soldi, la casa, l’auto…).

Questa mia osservazione è confermata da una ricerca (P. R. Amato e A. Booth, A Generation at Risk: Growing Up in an Era of Family Upheaval, Harvard University Press, Cambridge 1997) secondo la quale circa il 70% dei divorzi avvengono in famiglie a basso livello conflittuale (low-conflict) e solo il 25% in famiglie ad alto livello conflittuale (high-conflict).

E allora: perché le coppie si separano? In genere, perché le aspettative legate al matrimonio non si sono realizzate.
Molti si sposano per essere felici e dopo un po’, inevitabilmente, subentra la delusione.

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Il film horror che spiega il nostro ritorno al paganesimo

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Il momento culminante del festival “Burning man” in Nevada. L’umanità viene arsa dal “dio fuoco”?

Midsommar è un film horror di Ari Aster che racconta l’abominio di un’Europa che, abbandonata la croce, torna al paganesimo immergendosi nell’orrore di società dove il sesso è libero, le donne comandano gli uomini (che sono macchine da riproduzione), i figli vengono allevati da tutti e si è vegetariani. Se qualcuno pensa che sia solo un film, vada a vedere cosa accade al festival di Beltane.

Può un film horror insegnare qualcosa sulla nostra società? La maggior parte dei film horror (genere che detesto) sono b-movies: grotteschi, involontariamente ridicoli, pressoché inutili.
Ma, forse, Midsommar fa eccezione. Si tratta del secondo film del giovane e talentuoso regista ebreo Ari Aster.
La trama è presto raccontata. La studentessa Dani è sconvolta dal suicidio/omicidio della sorella Terri e dei genitori. Dani, vittima di attacchi di panico, chiede aiuto al suo fidanzato Christian, laureato in antropologia culturale. Christian mostra a Dani scarsa empatia: è molto più interessato ad organizzare un viaggio con i suoi amici Josh (un altro antropologo), Mark (il buffone della compagnia) e Pelle, uno svedese trasferito negli Stati Uniti per frequentare l’università. Pelle, infatti, ha invitato i suoi amici in Svezia per visitare una comunità nella quale vive suo fratelli Ingemar.
Quell’estate, infatti, la comunità celebrerà una cerimonia che si svolge ogni novant’anni. Un’occasione da non perdere per degli antropologi. Dani, che ormai ha solo Christian, chiede di partecipare al viaggio.

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Lo psicologo e la reclusione per virus: 4 consigli per non scoraggiarsi e coltivare il proprio benessere fisico e spirituale.

1 CommentoDocumenti autorevoli,Legislazione nazionale

Roberto Marchesini: quarantena e Tso, perché il pericolo non è solo il virus.

Partiamo dalla notizia: a Torino sono aumentati i Tso, cioè i trattamenti sanitari obbligatori, un intervento sanitario proposto dal sindaco in casi estremi e urgenti.

Purtroppo, bisogna dirlo, è una delle conseguenze carsiche della quarantena che è stata imposta all’Italia.
Dopo i cartelli «Andrà tutto bene», i canti sul balcone, i flash mob organizzati via social media («Facciamo tutti insieme un applauso agli italiani!», «Accendiamo tutti la torcia del cellulare» e via dicendo), la quarantena presenta il suo conto che, per qualcuno, è piuttosto salato.

È un po’ come andare in campeggio: i primi giorni è una bella avventura; poi il materassino comincia a diventare duro, e rimpiangiamo il bidet. Detto brutalmente: qualcuno comincia a dare i numeri.

Alla privazione della libertà personale, al fatto di dover restare confinati in pochi metri quadri, alla condivisione forzata del tempo e dello spazio con un numero limitato di persone (per quanto care) o alla solitudine, recentemente si sono aggiunte misure ancora più restrittive che possono seriamente mettere alla prova la serenità degli italiani: il divieto di attività fisica all’aperto e la chiusura di parchi, aree gioco e giardini pubblici.

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HLI: l’incapacità nella trasmissione delle eterne verità

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L’alto prezzo della debolezza cattolica (1). Ho la fortuna, nella mia missione internazionale per Human Life International, di avere la frequente opportunità di visitare le Filippine, un posto che considero una seconda casa.
Mentre io e la squadra di Human Life International (Vita Umana Internazionale) eravamo lì, abbiamo intrapreso iniziative per educare la popolazione sulle questioni pro-vita e pro-famiglia e dotarle degli strumenti di cui hanno bisogno per combattere l’agenda antinatalista.
La scorsa settimana il dott. Brian Clowes, la dott.ssa Ligaya Acosta e io abbiamo viaggiato in lungo e in largo nelle Filippine per tenere conferenze sulla vita e sulla famiglia e per incontrare vescovi, sacerdoti, religiosi e capi civili locali.
Come sempre, ho trovato l’esperienza edificante. Sebbene molti Filippini affrontino difficoltà quotidiane, sono sempre colpito dalla loro gioia autentica, che in molti casi è chiaramente l’espressione naturale della loro fede profonda e ricca di speranza.

D’altra parte, mi sento sempre più angosciato dal modo in cui il veleno dei “valori” laicisti del socialismo cominciano a penetrare in questo paese, erodendo silenziosamente le verità fondamentali che finora hanno protetto le Filippine dai peggiori aspetti della decadenza occidentale: divorzio senza conseguenze, educazione sessuale radicale, legalizzazione di contraccezione e aborto, cosiddetto “matrimonio” omosessuale, ecc.

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V&V: un altro passo verso l’eutanasia legale: gli anziani non si ammalino di coronavirus!

2 CommentiEutanasia

La SIAARTI, la Società Scientifica di Anestesia Analgesia Rianimazione e Terapia Intensiva, ha emanato delle Raccomandazioni di etica clinica dirette agli operatori correlate all’emergenza creata dal Covid-19 (SIAARTI – Covid19).
In nome della “straordinarietà della situazione” e della possibile insufficienza dei posti-letto, si propone brutalmente di non permettere l’ingresso in Terapia Intensiva di anziani affetti dal virus, soprattutto se già portatori di altre patologie o in condizioni precarie, nonché di interrompere la Terapia intensiva in atto nei loro confronti, anche se ancora utile; azioni da porre in essere anche in presenza di altri posti-letto disponibili, per riservarli ad eventuali altri pazienti più giovani.
I criteri sono quelli di “giustizia distributiva” e di “appropriata allocazione delle risorse sanitarie limitate”: occorre la “massimizzazione dei benefici per il maggior numero di persone”, per cui è opportuno “riservare risorse ha chi ha più probabilità di sopravvivenza e a chi può avere più anni di vita salvata”. Insomma: curare gli anziani con la Terapia Intensiva costa troppo e non vale la pena (tanto dovrebbero morire dopo pochi anni…).

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L’Italia e il pensiero Lgbt-abortista imposto dall’Onu

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Il Consiglio Onu per i diritti umani ha diffuso le raccomandazioni degli Stati indirizzate all’Italia a seguito della discussione sull’esame del rapporto italiano nell’ambito della Revisione periodica universale sul rispetto dei diritti umani del 4 novembre scorso.
In breve, molti Paesi che fanno parte dell’Onu hanno presentato all’Italia delle osservazioni, che in parte sono elogi e in parte vere e proprie raccomandazioni, in merito alla tutela dei diritti fondamentali.
Buona parte delle raccomandazioni attengono ai diritti delle donne, dei minori, delle minoranze, dei migranti e al tema della tratta di esseri umani.

L’Italia un paio di giorni or sono ha pubblicato le sue risposte a tali osservazioni. Il documento finale del Consiglio Onu in merito a tale Revisione periodica sarà approvato nel corso della 43esima sessione che si terrà entro il 20 marzo 2020, coronavirus permettendo.

Su 306 raccomandazioni – di cui solo una tratta della famiglia naturale –  il nostro Paese ne ha accettate 292.

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PdL Zan su Omofobia: legge contro le libertà e la legge di natura

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Parla il giudice Giacomo Rocchi, del Comitato verità e Vita.
Sebbene l’iter per l’approvazione sia stato sospeso a causa del coronavirus, la proposta di legge Zan è la priorità del Govverno PD-5stelle per questa legislatura:
«L’altra faccia della libertà assoluta è il totalitarismo. Dovremo stare attenti a protestare nelle scuole, accettare certi libri di testo, le donne tacere se incontreranno uomini negli spogliatoi femminili delle palestre, non permetterci di fare cenno alle terapie riparative e altro».

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Non impegnarsi per la vita è come agire per la morte! – Intervista a don Gianluca Coppola

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Don Gianluca Coppola è presbitero della diocesi di Napoli e autore del libro, Dalla sopravvivenza alla vita. Da sempre dedica il suo ministero alla nuova evangelizzazione con una particolare attenzione alla pastorale giovanile. Motivo per il quale, probabilmente, è molto sensibile al tema della difesa della vita. L’abbiamo intervistato adesso che siamo alle porte della decima edizione della Marcia per la vita. 

Padre, cosa risponde a quanti si domandano, “cosa c’entra Dio con la vita da difendere”?
Come può non coinvolgere Dio qualsiasi cosa che riguarda la realtà? Lo stolto, cioè l’ignorante, il corrotto intellettualmente dalle ideologie, pensa che Dio non esiste – parafrasando un Salmo -.
Colui, invece, che è aperto alla realtà e ha un pensiero onesto e lineare non può negare l’esistenza e la pertinenza di Dio in ogni questione. Dio c’entra sempre! Perché non si può escludere la sua presenza e la sua azione nel mondo.

Qualcuno potrebbe obiettare che, comunque, se in Dio non ci credi, la domanda resta …
Il tema della vita da difendere coinvolge tutti e deve allarmare anche gli “stolti”. Anche quanti praticano la “religione” che si basa sui dogmi delle ideologie dell’ateismo. Perché è un problema umano. Ma come sappiamo chi nega Dio, non può difendere l’uomo nella sua integralità dal momento che non ne coglie la straordinaria grandezza e sacralità.

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Crollo delle nascite in Italia: le responsabilità dell’iniqua legge 194

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Continua a decrescere la popolazione italiana, tanto che per il quinto anno consecutivo i decessi superano le nascite. Nel 2019 si registra un saldo naturale negativo di 212 mila unità, dovuto alla differenza tra 647 mila decessi e 435 mila nascite che è il dato più basso mai registrato nel nostro Paese. Il tasso di fecondità, 1.29 figli per donna, rimane costante ma è largamente insufficiente a garantire il necessario ricambio generazionale che è di 2.1 figli per donna.

Tutte le principali agenzie di stampa riportano con una certa preoccupazione i dati diffusi dall’Istat che certificano l’inesorabile declino della popolazione italiana. La politica si interroga su come cercare di risolvere il problema della denatalità. Lo stesso capo dello stato, Sergio Mattarella, ammette che è necessario e urgente combattere il calo demografico italiano: «Va assunta ogni iniziativa per contrastare questo fenomeno perché si rischia un indebolimento del nostro paese».

Eppure, la causa principale dell’inverno demografico, l’aborto di stato, non viene mai menzionato dalle Istituzioni né dalla politica in generale né tantomeno dai media, compresi quelli cattolici. Lo stesso quotidiano dei vescovi italiani, l’Avvenire, nei diversi articoli di approfondimento dedicati alla paurosa crisi demografica in atto, non riserva neppure una riga alla piaga dell’aborto volontario.

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