L’aborto nell’ordinamento giuridico della Repubblica Italiana

Minacce alla vita

1. L’aborto in Italia prima della legge n. 194/1978

Prima del 1975 l’aborto in Italia non era consentito, e anzi veniva sanzionato dalle norme contenute nel titolo X del libro II del codice penale; tuttavia, la giurisprudenza applicava con una certa frequenza come causa di giustificazione lo “stato di necessit?”, previsto dall’articolo 54 dello stesso codice, ritenendo non punibile l’intervento abortivo reso necessario per salvare la vita della gestante e, in taluni casi, anche per ragioni di salute, purch? gravi: era una soluzione che valutava l’interruzione della gravidanza in termini di illiceit?, salvo rinunciare all’applicazione della pena nel caso concreto, in presenza di circostanze di fatto rigorosamente verificabili.

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Aborto anche in “pillole”

Minacce alla vita

 Dodici anni dopo l?approvazione della legge n. 194

Di fronte alla possibilit? che anche in Italia venga introdotta la “pillola” RU 486, caldeggiata dal sottosegretario alla Sanit?, sen. Elena Marinucci, rinnovate riflessioni sugli effetti e sulle contraddizioni del testo normativo in vigore dal maggio del 1978, che ha consentito la soppressione “legale” di circa due milioni e mezzo di vite umane.

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Aborto anno XI: dal caso Mangiagalli a Provvedimenti in difesa della maternit

Minacce alla vita

La strage continua
Aborto anno undecimo: dal “caso Mangiagalli”
a “Provvedimenti in difesa della maternit?”

Un tragico episodio di risonanza nazionale e un gesto di particolare rilevanza politica ? la presentazione in Parlamento di una proposta di legge abrogativa della famigerata legge n. 194 e che introduce una nuova disciplina della materia ?, mentre persiste l?ignavia nella tutela della vita del nascituro da parte della Democrazia Cristiana e di chi si presenta come guida del fronte antiabortista.

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ABORTO E DIRITTO NATURALE

Minacce alla vita

Per fondare la battaglia in difesa della vita
Articolo apparso sul n. 13 di
Cristianit? del marzo-aprile 1975




 

Conferenza del professor don Dario Composta S.D.B. – ordinario di storia della filosofia antica e docente di filosofia del diritto presso la Pontificia Universit? Urbaniana, docente di filosofia presso la Pontificia Universit? Salesiana -, tenuta a Roma il 20 giugno 1975, presso la parrocchia di San Lorenzo in Lucina, nel corso di una manifestazione organizzata da Alleanza Cattolica.

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Tanathos ed eutanasia

Minacce alla vita

 

Mariae, saluti infirmorum

La morte “selvaggia”. Rifiutata, nascosta, truccata

“L’antico atteggiamento, in cui la morte vicina e familiare ?, al tempo stesso, rimpicciolita e sdrammatizzata, ? troppo in contrasto col nostro; della morte noi abbiamo tanta paura da non osare pi? pronunciare il suo nome.

“Perci?, quando diciamo di questa morte familiare che ? addomesticata, non intendiamo dire che prima era selvaggia e che in seguito ? stata addomesticata. Vogliamo dire, al contrario, che ? diventata selvaggia oggi”

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L’eutanasia

Minacce alla vita

1. Nozione

Dopo aver gi? da tempo abbandonato il legame con l’etimo greco di morte buona, il termine eutanasia viene usato nell’attuale dibattito in sensi spesso molto diversi. Frequentemente si distingue fra eutanasia attiva – o positiva, o diretta -, l? dove il medico, o chi per lui, interviene direttamente per procurare la morte di un paziente, ed eutanasia passiva – o negativa, o indiretta -, dove si ha invece astensione da interventi che manterrebbero la persona in vita. Si distingue inoltre fra eutanasia volontaria, quella esplicitamente richiesta dal paziente, ed eutanasia non volontaria, quando la volont? del paziente non pu? essere espressa, perch? si tratta di persona incapace.

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Le origini della Rivoluzione sessuale

Famiglia

Nella prospettiva della IV Rivoluzione
Articolo apparso sul n. 54 di Cristianit? del 1979






Il plurisecolare processo rivoluzionario, dopo avere investito e disgregato prinia i vincoli religiosi negli Stati e tra gli Stati, poi i vincoli politici tra i corpi e gli ordini sociali, poi i vincoli economici, investe infine i rapporti intrafamiliari, per disgregare la basilare e originaria societ? naturale: la famiglia. Da ultimo, la Rivoluzione attacca ogni singolo, per sovvertirne le gerarchie interiori e votare ogni uomo alla deformit?, all’abbruttimento, alla morte, al delirio, all’empiet?. Nell’opera del marchese de Sade troviamo un preciso programma di ascetica sovversiva offerto ai “praticanti” di questa Rivoluzione

in interiore homine: essa mira a raggiungere l’apatia nella vita terrena attraverso un’ossessionante e monotona sequela di peccati. Il culto della morte del corpo e dell’anima. culmine del pensiero sadiano. Con de Sade la Rivoluzione sessuale viene enunciata come programma: ad altri, e in particolare a Reich, spetta il compito di trasformarla in prassi rivoluzionaria. (altro…)