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<title>Difendere la Vita</title>
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<description>Per la famiglia e la vita</description>
<copyright>Difendere la Vita</copyright>
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<title>Difendere la Vita</title>
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<description>Difendere la vita</description>
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<dc:creator>admin@totustuus.cc</dc:creator>
<dc:date>2012-02-22T20:29:46+01:00</dc:date>

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<title>La propaganda abortista contro i pro-life</title>
<link>http://www.difenderelavita.org/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=188</link>
<description><![CDATA[
	Un articolo di Jewels Green (qui la sua testimonianza) sulla propaganda abortista.
	L&rsquo;ha conosciuta molto, davvero molto bene, avendo lavorato in passato per diverso tempo in una clinica per aborti.
	
	&nbsp;

	Ultimamente ho sentito dire parecchie cose dal movimento abortista riguardo a come gli &ldquo;slacktivist&rdquo; [termine dispregiativo che indica chi si proclama attivista ma lo &egrave; solo a parole e senza profondere un reale impegno] pro-life non stiano facendo altro che combattere una &ldquo;guerra sulle donne&rdquo; &ldquo;elevando grumi di 32 cellule al di sopra di una donna che vive, respira e pensa&rdquo;.
	Ovviamente, (ora) so che quegli abortisti, fuorviati e male informati, non potrebbero sbagliarsi di pi&ugrave;, ma mi ricorda molto com&rsquo;ero io quand&rsquo;ero una di loro.

	Alla clinica per aborti dove ho lavorato, ho subito creduto a tutta la disinformazione che mi veniva data riguardo agli &ldquo;anti&rdquo; che tenevano quei cartelloni truculenti l&agrave; fuori.
	Mi dissero che ai pro-life non importava nulla delle donne o delle famiglie o dei figli, ma solo dei bambini, e solo i bambini non ancora nati oltretutto.
	Mi raccontarono, storia dopo storia, di come questo gruppo pro-life o quel centro di aiuto alla gravidanza avesse mentito alle donne per &ldquo;imbrogliarle&rdquo;, per farle rimanere incinte e poi abbandonarle dopo che il bambino avesse raggiunto il limite legale per cui non si poteva pi&ugrave; abortirlo.
	Il racconto pi&ugrave; impressionante (incredibile) che ricordo riguardava un certo gruppo che aveva dato assistenza finanziaria, cure prenatali, e aveva persino portato in auto una giovane madre all&rsquo;ospedale quando aveva le doglie, solo per darle una confezione di pannolini il giorno dopo e rifiutare poi di rispondere alle sue telefonate.
	O la diceria dell&rsquo;assistente del centro di aiuto alla gravidanza che aveva mostrato ad una adolescente terrorizzata il test di gravidanza con le due linee blu che indicano la gravidanza e le aveva spiegato che le due linee significavano che era incinta di due gemelli.
]]></description>
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<dc:subject>Minacce</dc:subject>
<dc:date>2012-02-18T17:14:14+01:00</dc:date>
<dc:creator>Inserito da admin</dc:creator>
</item>

<item>
<title>Bambini adottati da coppie dello stesso sesso?</title>
<link>http://www.difenderelavita.org/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=187</link>
<description><![CDATA[
	EUROPA/SPAGNA
	Gli scienziati di tutto il mondo confermano che i bambini adottati da coppie dello stesso sesso sono maggiormente soggetti a problemi psicologici e di salute: inviata a tutti i senatori spagnoli la &ldquo;Relazione sullo sviluppo infantile in coppie dello stesso sesso&quot;.

	
	
	Madrid (Agenzia Fides) - La Piattaforma HazteOir della Spagna, in collaborazione con il Forum Spagnolo della Famiglia e l&#39;Istituto di Politica Familiare, ha appena pubblicato una &ldquo;Relazione sullo sviluppo infantile in coppie dello stesso sesso&quot; nel quale si studiano in profondit&agrave; le conseguenze sui bambini nel caso che questi siano adottati da coppie formate da persone dello stesso sesso. Lo studio &egrave; stato elaborato da psicologi ed esperti di primo livello ed include un&#39;estesa bibliografia su articoli e documenti che riguardano i criteri per valutare l&#39;idoneit&agrave; all&#39;adozione da parte di persone dello stesso sesso. A pochi giorni dalla votazione del Senato spagnolo sul disegno di legge di riforma del Codice Civile con il quale si uguaglieranno i diritti dei matrimoni con quelli delle coppie dello stesso sesso, la Piattaforma sta facendo arrivare la sua Relazione a tutti i senatori, affinch&eacute; conoscano con chiarezza l&#39;opinione scientifica su un tema cosi importante.

	Come si dimostra nella Relazione, in pratica la totalit&agrave; degli studi realizzati sull&#39;evoluzione dei bambini educati da coppie omosessuali non ha il minimo rigore scientifico necessario per potere raggiungere conclusioni con un grado accettabile di validit&agrave;. Risulta curioso, come si legge nella Relazione, che le associazioni a favore dell&#39;adozione di bambini da coppie dello stesso sesso, come l&#39;APA (Associazione Psicologica Americana) e l&#39;AAP (Associazione Americana di Pediatria), siano formate da attivisti omosessuali, lesbiche e scrittori ed editori di pubblicazioni omosessuali. Una autrice di una indagine su questo tema, frequentemente citata, ha dichiarato in diverse occasioni che la presenza di un padre &egrave; del tutto superflua per il corretto sviluppo dal bambino, inoltre ha affermato di non credere in assoluto nell&#39;istituzione familiare, difendendo chiaramente l&rsquo;allargamento a pi&ugrave; di due persone. Queste opinioni differiscono completamente con numerosi altre indagini di un certo rilievo. Per esempio, l&#39;Associazione Spagnola di Pediatria ha dichiarato che &ldquo;un nucleo familiare con due padri o due madri &egrave; chiaramente dannoso per il bambino&rdquo;.

	Dai pochi studi seri che esistono sul tema, si apprende che i bambini educati da coppie dello stesso sesso hanno uno sviluppo molto diverso da quelli che crescono in famiglie naturali con un padre e una madre, in molti aspetti dannoso per loro. Inoltre soffrono di una serie di problemi molto pi&ugrave; frequentemente rispetto ad un bambino che vive in una famiglia normale. Tra questi problemi psicologici come bassa autostima, stress, confusione sull&#39;identit&agrave; sessuale; confusioni sulla condotta: maggior propensione alla dipendenza da droghe, al fallimento scolastico, al cattivo comportamento in classe; maggiore tendenza all&#39;omosessualit&agrave;; una salute pi&ugrave; debole con un tasso pi&ugrave; alto di malattie mentali, maggiore tendenza al suicidio e maggiore possibilit&agrave; di contrarre l&#39;AIDS e altre malattie a trasmissione sessuale.
]]></description>
<guid isPermaLink="false">187@http://www.difenderelavita.org</guid>
<dc:subject>Famiglia</dc:subject>
<dc:date>2012-02-12T12:51:47+01:00</dc:date>
<dc:creator>Inserito da admin</dc:creator>
</item>

<item>
<title>Mons. Maggiolini: Maggiolini: i gay si possono curare </title>
<link>http://www.difenderelavita.org/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=186</link>
<description><![CDATA[
	INTERVISTA

	Maggiolini: i gay si possono curare
	di Laura D&rsquo;Incalci

	
	Eminenze ed eccellenze non si occupano pi&ugrave; esclusivamente dei misteri delle fede. Sempre pi&ugrave; spesso si arrovellano a spiegare, a credenti e non, qual &egrave; la vera essenza della laicit&agrave;. Il via lo diede lo scorso luglio il patriarca di Venezia cardinale Angelo Scola delineandone qualche originale prerogativa in un&rsquo;intervista al Corriere della Sera. E di recente &egrave; tornato sull&rsquo;argomento il vescovo di Como Alessandro Maggiolini che con il puntiglioso rigore un tempo riservato alla delucidazione di verit&agrave; teologiche, ha chiarito dal pulpito l&rsquo;irriducibile differenza fra laicismo e laicit&agrave;.

	&nbsp;

	Monsignor Maggiolini, perch&eacute; un tema di dottrina politica &egrave; cos&igrave; di punta oggi nella Chiesa? 

	Non pretendo che chi segue i miei interventi di S. Abbondio ricordi da un anno all&rsquo;altro ci&ograve; che dico. Sono almeno sette o otto anni che io sto preparando e girando attorno al tema della laicit&agrave;. Libert&agrave; religiosa. Scuola cattolica come pubblica e sociale. Priorit&agrave; della persona sullo Stato. Corpi intermedi ecc.

	Oggi il rapporto con chi non crede &ndash; o crede di non credere &ndash; si svolge sulla laicit&agrave;. Che non &egrave; un tema di dottrina politica soltanto: &egrave; un modo di concepire l&rsquo;uomo nella Chiesa, nella societ&agrave; e nello Stato.

	Correntemente il termine &quot;laico&quot; &egrave; usato per indicare chi &egrave; affrancato da una visione confessionale o comunque religiosa. Invece&hellip; 

	Invece pu&ograve; dire le convinzioni e l&rsquo;atteggiamento di chi dallo Stato non vuole essere condizionato. Non si dimentichi che il termine &quot;laico&quot; ha un&rsquo;origine ecclesiale: designa chi fa parte del la&ograve;s &ndash; del popolo &ndash; di Dio.

	Per dire tutto in sintesi: lo Stato &egrave; una struttura amministrativa a servizio della persona e delle aggregazioni sociali. Come tale deve permettere l&rsquo;insorgere di iniziative personali e comunitarie caratterizzate da una fede globale. Inizia a essere dispotico quando impone idee e comportamenti prefissati. A questo scopo occorre che lo Stato non faccia propria alcuna visione del mondo. Deve, invece, rispettare i valori sommi della persona quali la vita, l&rsquo;istruzione, la sanit&agrave; ecc.

	Allora come deve essere lo Stato laico?

	Si impicci il meno possibile delle questioni delle aggregazioni sociali e delle persone singole. Sia un ambito in cui vengono permesse e sollecitate delle identit&agrave; diverse caratterizzate da varie culture, religioni, orientamenti esperienziali. Purch&eacute; tutto si svolga entro il quadro del &quot;bene comune&quot;.

	Spesso il laicismo &egrave; stato all&rsquo;origine dei totalitarismi. Il principio di sussidiariet&agrave; e la valorizzazione dei corpi intermedi potrebbero costituire una salvaguardia? 

	Che il laicismo sia stato all&rsquo;origine di totalitarismi, &egrave; evidenza palmare. A furia di pretendere una libert&agrave; imprecisa, si &egrave; giunti alla violenza o all&rsquo;individualismo. Ci&ograve; dice che uno Stato sanamente laico deve permettere e suscitare un continuo dialogo tra persone e gruppi: un dialogo dove le singole impostazioni culturali si confrontano in un pluralismo rispettoso dell&rsquo;autentica libert&agrave; personale e comunitaria. Come si vede, l&rsquo;ideale dello Stato non &egrave; l&rsquo;assoluta neutralit&agrave; di conoscenza e di azione: deve muoversi in vista della tutela e della promozione di un pluralismo che si arricchisce via via. In questo senso i corpi intermedi non solo costituiscono una salvaguardia nei confronti dello statalismo: sono la societ&agrave; che si esprime dal basso con una iniziativa e una fantasia che spesso mancano alle strutture politiche.

	La Chiesa ha sempre considerato il diritto naturale un punto di riferimento vincolante per chi detta le regole e organizza la societ&agrave;. In Europa si fa strada invece una concezione dello stato che riconosce ogni istanza sociale a prescindere da qualsiasi criterio di verit&agrave; sull&rsquo;uomo e di bene per la comunit&agrave;. Zapatero insegna&hellip; e altri ricalcano le sue orme. Come giudica questa tendenza?

	Oggi, invece di riprendere la teoria &ndash; per altro saggia &ndash; del diritto naturale, si preferisce parlare di soggetto umano singolo o sociale. Come si nota, il discorso viene maggiormente soggettivizzato, ma arriva a conclusioni analoghe. E supera una certa concezione fisicistica della natura che oggi &egrave; mal tollerata.

	L&rsquo;Europa &egrave; trionfalmente sulla strada della dissoluzione. Non si riesce quasi pi&ugrave; a distinguere lo Stato dalla societ&agrave;. Non solo: si tende a trascrivere ogni desiderio &ndash; anche il pi&ugrave; balordo &ndash; in termini di diritti. Cos&igrave; si arriva a uno Stato che fa propria la morale dei singoli e delle &quot;famiglie di senso&quot;. E questo meccanismo segue soprattutto gli istinti meno nobili. L&rsquo;Europa deve essere vigile nella difesa dei valori fondamentali della persona e delle libere aggregazioni. Se no, moritur et ridet: sta languendo ed &egrave; convinta d&rsquo;essere arrivata all&rsquo;apice della gloria.
]]></description>
<guid isPermaLink="false">186@http://www.difenderelavita.org</guid>
<dc:subject>legnaz</dc:subject>
<dc:date>2012-02-05T13:04:10+01:00</dc:date>
<dc:creator>Inserito da admin</dc:creator>
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<item>
<title>“Matrimoni” omosessuali e salute mentale</title>
<link>http://www.difenderelavita.org/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=185</link>
<description><![CDATA[
	&ldquo;Matrimoni&rdquo; omosessuali e salute mentale
	Intervista con il dottor Rick Fitzgibbons, dell&rsquo;Associazione Medica Cattolica 
	&nbsp;

	WEST CONSHOHOCKEN (Pennsylvania, Stati Uniti), gioved&igrave;, 18 agosto 2005.- Un recente incontro dell&rsquo;Associazione Psichiatrica Americana che ha chiesto la legalizzazione dei matrimoni tra persone dello stesso sesso mostra un&rsquo;agenda politica che non tiene conto dei dati scientifici, afferma uno psichiatra.
	
	Il dottor Rick Fitzgibbons ha dato un contributo fondamentale a &ldquo;Homosexuality and Hope&rdquo;, un saggio dell&rsquo;Associazione Medica Cattolica, ed &egrave; coautore di &ldquo;Helping Clients Forgive: An Empirical Guide for Resolving Anger and Restoring Hope&rdquo; (American Psychological Association Books, 2000).
	
	Fitzgibbons ha condiviso con ZENIT Il suo punto di vista circa la definizione da parte dell&rsquo;APA (American Psychological Association) del matrimonio omosessuale come &ldquo;bisogno&rdquo; per la salute mentale per la stabilit&agrave; dei partner e dei bambini che adottano.
	
	L&rsquo;opinione dell&rsquo;APA sulle unioni omosessuali e sull&rsquo;adozione &egrave; coerente con la ricerca sulle difficolt&agrave; mediche e psichiatriche di coloro che provano attrazione per persone del loro stesso sesso e sui bisogni dello sviluppo dei bambini?
	
	Fitzgibbons: No. L&rsquo;APA ha scelto di ignorare la significativa ricerca medica che ha documentato serie malattie psichiatriche e mediche associate alle attrazioni e ai comportamenti nei confronti di persone dello stesso sesso.
	
	Questa ricerca e quella sul bisogno dei bambini di avere un padre e una madre sono state riviste in alcuni importanti documenti recenti della Scuola di Medicina dell&rsquo;Universit&agrave; della Carolina del Sud e della Scuola di Medicina dell&rsquo;Universit&agrave; dello Utah.
	
	La letteratura a questo riguardo dimostra che nello stile di vita omosessuale l&rsquo;incapacit&agrave; di mantenere relazioni impegnate e una notevole promiscuit&agrave; sono la norma.
	
	Cos&rsquo;altro mostra la ricerca riguardo ai rischi medici e psichiatrici per chi ha uno stile di vita omosessuale?
]]></description>
<guid isPermaLink="false">185@http://www.difenderelavita.org</guid>
<dc:subject>Famiglia</dc:subject>
<dc:date>2012-01-29T10:17:37+01:00</dc:date>
<dc:creator>Inserito da admin</dc:creator>
</item>

<item>
<title>Quale cittadinanza per la famiglia in Europa ?</title>
<link>http://www.difenderelavita.org/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=184</link>
<description><![CDATA[
	GIORNATA INTERNAZIONALE DELLA FAMIGLIA

	Pierpaolo Donati - Universit&agrave; di Bologna
	La relazione toccher&agrave; i seguenti punti: 1. Il problema: l&#39;Europa vede ancora la famiglia? - 2. Le tendenze attuali e l&#39;esigenza di qualificare il cosiddetto &quot;pluralismo familiare&quot; - 3. La grande sfida: pu&ograve; l&#39;Europa riconoscere una &quot;cittadinanza della famiglia&quot;?
	
	&nbsp;

	1. Il problema: l&rsquo;Europa vede ancora la famiglia?

	&nbsp;

	La famiglia &egrave; diventata una sfida molto difficile per l&rsquo;Europa. La pu&ograve; vincere o la pu&ograve; perdere. Vorrei esprimere tale sfida con la seguente domanda: l&rsquo;Europa potr&agrave; continuare a vedere la famiglia come istituzione sociale avente un suo proprio complesso di diritti e doveri di cittadinanza ? In caso negativo, perch&eacute; ci&ograve; non &egrave; possibile ? In caso positivo, come ci&ograve; pu&ograve; avvenire e a quali condizioni ?

	A nessuno, infatti, sfugge il fatto che l&rsquo;Europa &ndash; come entit&agrave; politica e culturale - mostra crescenti difficolt&agrave; a vedere la famiglia. Tra il 1989 e il 1994, la UE &egrave; sembrata molto interessata alla famiglia. Ma poi le cose sono cambiate. Fino al punto che l&rsquo;UE si &egrave; dichiarata riluttante a considerarla come oggetto-soggetto di interesse comune, giustificando tale posizione sulla base di una certa interpretazione del principio di sussidiariet&agrave; affermato nel Trattato di Maastricht.

	Il panorama internazionale ed europeo &egrave; ricco di Dichiarazioni ufficiali &ndash; da parte dei pi&ugrave; svariati organismi pubblici - che riconoscono la famiglia quale cellula fondamentale della societ&agrave;, a partire dalla Dichiarazione universale dei diritti umani dell&rsquo;ONU (10 dicembre 1948): &quot;la famiglia &egrave; il nucleo naturale e fondamentale della societ&agrave; e ha diritto ad essere protetta dalla societ&agrave; e dallo Stato&quot; (art. 16, c. 3). Eppure, gli studi delle scienze sociali mostrano che le politiche effettive vanno esattamente in senso contrario. Per giustificare questa affermazione sar&agrave; sufficiente citare tre grandi tendenze.
]]></description>
<guid isPermaLink="false">184@http://www.difenderelavita.org</guid>
<dc:subject>Famiglia</dc:subject>
<dc:date>2011-12-31T11:02:42+01:00</dc:date>
<dc:creator>Inserito da admin</dc:creator>
</item>

<item>
<title>Solo il matrimonio può essere riconosciuto giuridicamente</title>
<link>http://www.difenderelavita.org/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=183</link>
<description><![CDATA[
	Solo il matrimonio pu&ograve; essere riconosciuto giuridicamente

	di Giacomo Samek Lodovici

	
	Alcune Regioni (e alcune proposte di legge) stanno equiparando il matrimonio alle unioni di fatto e a quelle omosessuali.
	Tre argomentazioni per respingere questo tentativo.
	
	&nbsp;

	&nbsp;

	Nei mesi scorsi le Regioni Toscana, Emilia Romagna, Umbria e Marche, guidate da giunte di centrosinistra, hanno elaborato un nuovo Statuto regionale, che contiene, tra l&rsquo;altro, l&rsquo;equiparazione giuridica tra la famiglia fondata sul matrimonio e altre forme di convivenza, come le cosiddette &laquo;unioni di fatto&raquo; e come, sebbene in modo meno esplicito, le unioni omosessuali. A nulla sono valse le centinaia di lettere di protesta inviate per iniziativa, in particolare, del benemerito sito www.fattisentire.net. Mentre scrivo questo articolo, da un lato il Governo ha gi&agrave; meritoriamente impugnato gli statuti di Toscana e Umbria, dall&rsquo;altro simili proposte di legge stanno per essere discusse anche in Parlamento.

	Nelle brevi righe che seguono cercher&ograve; di svolgere alcune (non tutte) delle critiche razionali, accessibili mediante la sola ragione, che si possono muovere all&rsquo;equiparazione suddetta. Preciso che non rivendico un intervento dello Stato nelle scelte private di coloro che praticano queste forme di unione; piuttosto voglio criticare il riconoscimento pubblico di queste scelte private. In altri termini, le coppie di fatto e le unioni omosessuali non devono essere n&eacute; punite dalla Stato, n&eacute; legittimate pubblicamente.

	&nbsp;

	1) Lo Stato deve riconoscere e promuovere quelle attivit&agrave; e forme di vita che contribuiscono al bene comune, come, anzitutto, la procreazione e l&rsquo;educazione dei figli, che assicurano la continuazione stessa e la sopravvivenza di una societ&agrave;. Ora, non c&rsquo;&egrave; dubbio che il contesto pi&ugrave; propizio per la nascita e la crescita di un nuovo essere umano &egrave; una forma di vita associata caratterizzata dall&rsquo;amore, dalla stabilit&agrave; e dalla coesione dei suoi membri. A questi requisiti risponde solo la famiglia fondata sull&rsquo;unione eterosessuale, perch&eacute; le unioni di fatto sono deliberatamente a tempo determinato e per loro stessa natura caratterizzate dalla volubilit&agrave;: infatti le persone che le compongono non si impegnano con alcun vincolo a rimanere unite. Per la loro strutturale instabilit&agrave;, le unioni di fatto non possono perci&ograve; garantire ai figli l&rsquo;ambiente adatto all&rsquo;educazione ed alla crescita. Non a caso, secondo recenti ricerche sociologiche, condotte negli USA da un gruppo di ricercatori della Rutgers University, tre bambini su quattro nati da coppie di fatto sperimentano la rottura della loro famiglia prima dei 16 anni di et&agrave; e si ritrovano in una famiglia monoparentale. S.L. Brown ha appurato che i figli delle coppie conviventi patiscono pi&ugrave; facilmente disordini psicologici rispetto ai figli delle coppie sposate: asocialit&agrave;, depressione, difficolt&agrave; di concentrazione. Anche il tasso di violenza domestica &egrave; molto pi&ugrave; alto nella famiglie di fatto che fra le persone sposate ed &egrave; tre volte maggiore l&rsquo;incidenza della depressione tra i conviventi che fra gli sposati. Questo &egrave; uno dei motivi che pu&ograve; spiegare quanto W.D. Manning e D. Lichter hanno rilevato, vale a dire che i figli dei conviventi hanno risultati scolastici in media pi&ugrave; scadenti; essi inoltre vivono mediamente in condizioni di povert&agrave; maggiore (tutti questi dati sociologici sono citati in Casadei 2003 e Ris&egrave; 2003, cfr. bibliografia).
	Quanto alle unioni omosessuali, &egrave; anzitutto chiaro che esse non possono generare nuovi esseri umani che continuino una societ&agrave;. E dare in adozione figli a queste coppie, significa, quanto meno, privarli volutamente della figura paterna o materna (una donna resta pur sempre donna e non pu&ograve; sostituire un padre, e lo stesso vale per un uomo, che non pu&ograve; sostituire una madre). Per ora non ci sono dati sufficienti, ma i pochi che ci sono indicano che l&rsquo;affidamento di bambini a queste coppie comporta loro dei problemi psicologici molto gravi (van den Aardweg 1998). Questo per la carenza di un padre o di una madre o anche perch&eacute; il tasso di violenza nel mondo omosessuale &egrave; molto elevato e perch&eacute; la brevit&agrave; delle unioni omosessuali &egrave; clamorosa: per esempio, un ampio studio (Bell &amp; Weinberg 1978) svolto su un campione americano, mostrava che su 574 uomini omosessuali soltanto tre avevano avuto un unico partner, l&rsquo;1 % ne aveva avuti 3-4, il 2 % 5-9, il 3 % 10-14, l&rsquo;8 % 25-49, il 9 % 50-99, il 15 % 100-249, il 28 % 1000 (mille) e pi&ugrave;.
	Qualcuno potrebbe obiettare che nemmeno il matrimonio offre una garanzia totale di stabilit&agrave;, visto che ci sono matrimoni che falliscono. Ma a ci&ograve; si pu&ograve; replicare che il matrimonio &egrave; quanto di pi&ugrave; vicino ad una garanzia che la societ&agrave; abbia saputo inventare. Una tale cerimonia &egrave; senz&rsquo;altro pi&ugrave; degna di fede di qualunque promessa privata sussurrata in segreto. Una promessa privata non &egrave; sufficiente quando si acquista una casa o si entra nell&rsquo;esercito; in questi casi occorre firmare ed impegnarsi pubblicamente. &Egrave; fondamentale chiedere che chi si sposa si impegni davanti alla societ&agrave; e davanti a Dio (se &egrave; credente) a rispettare le responsabilit&agrave; che si assume.
	Inoltre l&#39;antropologia culturale dimostra che ogni ritualizzazione (come la celebrazione delle nozze) di un impegno assunto, riconosciuta dalla societ&agrave;, aumenta la capacit&agrave; di rimanere fedeli a quell&#39;impegno.

	2) Nel matrimonio i coniugi si assumono delle responsabilit&agrave; in modo pubblico e formale, si assumono dei doveri verso il coniuge e verso i figli, il cui rispetto pu&ograve; essere esigito giuridicamente. Invece nelle altre unioni l&rsquo;adempimento degli obblighi viene lasciato alla totale arbitrariet&agrave; dei conviventi. Perci&ograve; se lo Stato riconosce queste unioni opera un atto giuridico a senso unico: mentre si assume delle obbligazioni nei confronti dei conviventi, essi non si assumono alcuna obbligazione, mentre riconosce dei diritti e concede incentivi economici (per esempio quelli per comprare la casa), in cambio non esige i doveri che invece esige dai coniugi.

	3) Perch&eacute; lo Stato dovrebbe riconoscere giuridicamente queste unioni e non altre forme di cooperazione e di convivenza, come quella di due o pi&ugrave; amici, di una persona anziana con un nipote, di due fratelli anziani che si sostengono mutuamente, ecc.? Perch&eacute; il requisito per ottenere il riconoscimento dev&rsquo;essere la presenza della relazione sessuale, che non sussiste nelle altre forme di convivenza? Perch&eacute; non pu&ograve; bastare la semplice presenza di una relazione affettiva? E poi, come verificare che tale relazione sessuale sussista realmente e non sia in realt&agrave; soltanto dichiarata, in modo da poter accedere ai diritti che il riconoscimento giuridico di queste unioni garantirebbe? &Egrave; chiaro che l&rsquo;equiparazione si presterebbe facilmente agli abusi e alle truffe di coloro che volessero garantirsi alcuni diritti e benefici senza assumersi alcun dovere.
]]></description>
<guid isPermaLink="false">183@http://www.difenderelavita.org</guid>
<dc:subject>Famiglia</dc:subject>
<dc:date>2011-12-24T09:47:33+01:00</dc:date>
<dc:creator>Inserito da admin</dc:creator>
</item>

<item>
<title>Omosessualita' e diritti civili </title>
<link>http://www.difenderelavita.org/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=182</link>
<description><![CDATA[
	Congregazione per la Dottrina della Fede

	Alcune considerazioni concernenti la risposta a proposte di legge sulla non discriminazione delle persone omosessuali

	
	in L&rsquo;Osservatore Romano, del 24-7-1992

	&nbsp;

	&nbsp;

	Introduzione

	Da qualche tempo la Congregazione per la dottrina della fede &egrave; stata interessata alla questione di proposte di legge avanzate in varie parti del mondo in merito al problema della non-discriminazione delle persone omosessuali.

	Lo studio della questione ha portato alla preparazione di una serie di osservazioni che potrebbero essere di aiuto a coloro che sono interessati nella formulazione di una risposta cattolica a tali proposte di legge. Dette osservazioni offrono alcune considerazioni fondate sui passi pi&ugrave; rilevanti della Lettera dei vescovi della chiesa cattolica sulla cura pastorale delle persone omosessuali, pubblicata dalla Congregazione nel 1986, e forniscono alcune applicazioni che ne potrebbero derivare.

	Poich&eacute; la questione &egrave; particolarmente urgente in certe parti degli Stati Uniti, dette considerazioni erano state fatte pervenire ai vescovi di quella nazione, tramite i buoni uffici del Pro-Nunzio Apostolico, per l&rsquo;aiuto che essi ne avrebbero potuto ricevere. Si deve notare che con quelle osservazioni non si intendeva esprimere un giudizio sulle risposte che eventualmente i vescovi locali o le Conferenze nazionali avessero gi&agrave; dato in merito a tali proposte di legge. Esse non erano quindi da intendersi come una istruzione pubblica e ufficiale della Congregazione sulla materia, ma come uno strumento di base per offrire un certo aiuto a coloro che potrebbero trovarsi in dovere di valutare progetti di legislazione riguardanti la non-discriminazione sulla base dell&rsquo;orientamento sessuale.

	Ritenendo che la pubblicazione delle osservazioni potrebbe essere di qualche utilit&agrave;, &egrave; stata curata una lieve revisione del testo che ha portato a una seconda versione.

	Nel frattempo sono apparsi sui mezzi di comunicazione sociale diversi riferimenti e citazioni delle suddette osservazioni. Per offrire una accurata informazione sulla questione, il testo rivisto di Alcune considerazioni concernenti la Risposta a proposte di legge sulla non discriminazione delle persone omosessuali &egrave; stato quindi consegnato per la pubblicazione su L&rsquo;Osservatore Romano.

	&nbsp;

	Premessa

	Recentemente, in diversi luoghi &egrave; stata proposta una legislazione che renderebbe illegale una discriminazione sulla base della tendenza sessuale. In alcune citt&agrave; le autorit&agrave; municipali hanno reso accessibile un&rsquo;edilizia pubblica, per altro riservata a famiglie, a coppie omosessuali (ed eterosessuali non sposate). Tali iniziative, anche laddove sembrano pi&ugrave; dirette a offrire un sostegno a diritti civili

	fondamentali che con indulgenza nei confronti dell&rsquo;attivit&agrave; o di uno stile di vita omosessuale, possono di fatto avere un impatto negativo sulla famiglia e sulla societ&agrave;.

	Ad esempio, sono spesso implicati problemi come l&rsquo;adozione di bambini, l&rsquo;assunzione di insegnanti, la necessit&agrave; di case da parte di autentiche famiglie, legittime preoccupazioni dei proprietari di case nel selezionare potenziali affittuari.

	Mentre sarebbe impossibile ipotizzare ogni possibile conseguenza di proposte legislative in questo settore, le seguenti osservazioni cercheranno di indicare alcuni principi e distinzioni di natura generale che dovrebbero essere presi in considerazione dal coscienzioso legislatore, elettore, o autorit&agrave; ecclesiale che si trovi di fronte a tali problemi.

	La prima sezione richiamer&agrave; passi significativi dalla Lettera ai vescovi della chiesa cattolica sulla cura pastorale delle persone omosessuali pubblicata nel 1986 dalla Congregazione per la dottrina della fede. La seconda sezione tratter&agrave; della loro applicazione.

	&nbsp;

	A. Passi significativi della Lettera della Congregazione per la dottrina della fede

	1. La Lettera ricorda che la Dichiarazione su alcune questioni di etica sessuale pubblicata nel 1975 dalla Congregazione per la dottrina della fede &quot;teneva conto della distinzione comunemente operata fra condizione o tendenza omosessuale e atti omosessuali&quot;; questi ultimi sono &quot;intrinsecamente disordinati&quot; e &quot;non possono essere approvati in nessun caso&quot; (n. 3).

	&nbsp;

	2. Dal momento che &quot;nella discussione che segu&igrave; la pubblicazione della (summenzionata) Dichiarazione, furono proposte delle interpretazioni eccessivamente benevole della condizione omosessuale, tanto che qualcuno si spinse fino a definirla indifferente o addirittura buona&quot;, la Lettera prosegue precisando che la particolare inclinazione della persona omosessuale &quot;bench&eacute; non sia in s&eacute; peccato, costituisce tuttavia una tendenza, pi&ugrave; o meno forte,

	verso un comportamento intrinsecamente cattivo dal punto di vista morale. Per questo motivo l&rsquo;inclinazione stessa dev&rsquo;essere considerata come oggettivamente disordinata.

	Pertanto coloro che si trovano in questa condizione dovrebbero essere oggetto di una particolare sollecitudine pastorale perch&eacute; non siano portati a credere che l&rsquo;attuazione di tale tendenza nelle relazioni omosessuali sia un&rsquo;opzione moralmente accettabile&quot; (n. 3).

	&nbsp;

	3. &quot;Come accade per ogni altro disordine morale, l&rsquo;attivit&agrave; omosessuale impedisce la propria realizzazione e felicit&agrave; perch&eacute; &egrave; contraria alla sapienza creatrice di Dio.

	Quando respinge le dottrine erronee riguardanti l&rsquo;omosessualit&agrave;, la chiesa non limita ma piuttosto difende la libert&agrave; e la dignit&agrave; della persona, intese in modo realistico e autentico&quot; (n. 7).

	&nbsp;

	4. Con riferimento al movimento degli omosessuali, la Lettera afferma: &quot;Una delle tattiche usate &egrave; quella di affermare, con toni di protesta, che qualsiasi critica o riserva nei confronti delle persone omosessuali, delle loro attivit&agrave; e del loro stile di vita, &egrave; semplicemente una forma di ingiusta discriminazione&quot; (n. 9).

	&nbsp;

	5. &quot;&Egrave; pertanto in atto in alcune nazioni un vero e proprio tentativo di manipolare la chiesa conquistandosi il sostegno, spesso in buona fede, dei suoi pastori, nello sforzo volto a cambiare le norme della legislazione civile. Il fine di tale azione &egrave; conformare questa legislazione alla concezione propria di questi gruppi di pressione, secondo cui l&rsquo;omosessualit&agrave; &egrave; almeno una realt&agrave; perfettamente innocua, se non totalmente buona. Bench&eacute; la pratica dell&rsquo;omosessualit&agrave; stia minacciando seriamente la vita e il benessere di un gran numero di persone, i fautori di questa tendenza non desistono dalla loro azione e rifiutano di prendere in considerazione le proporzioni del rischio, che vi &egrave; implicato&quot; (n. 9).
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<guid isPermaLink="false">182@http://www.difenderelavita.org</guid>
<dc:subject>Documenti</dc:subject>
<dc:date>2011-12-16T00:00:00+01:00</dc:date>
<dc:creator>Inserito da admin</dc:creator>
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<title>Matrimonio tra omosessuali?</title>
<link>http://www.difenderelavita.org/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=181</link>
<description><![CDATA[
	Matrimonio tra omosessuali?

	FRANCESCO D&rsquo;AGOSTINO 
	Ordinario di Filosofia del Diritto 
	Universit&agrave; degli Studi di Roma Tor Vergata 

	&nbsp;

	1. Per quanto teoricamente e storicamente insostenibile (e efficacemente confutata da molti e molti anni), l&rsquo;immagine del giurista come quella di un tecnico al servizio dell&rsquo;operato del legislatore, come quella di colui che comincia ad agire solo dopo che tutti i giochi sono stati giocati, quando cio&egrave; la volont&agrave; normativa di chi detiene il potere legislativo si &egrave; definitivamente cristallizzata in un testo di carattere assolutamente formale, &egrave; ben dura a morire. Non &egrave; facile individuarne la ragione, tanto &egrave; riduttiva e obiettivamente poco esaltante questa immagine: a meno che non si voglia pensare che, in un&rsquo;epoca di crisi come la nostra, il giurista &quot;medio&quot; proprio a questo in realt&agrave; aneli con tutto il suo essere, cio&egrave; a lavorare all&rsquo;ombra del potere e ad elaborare di conseguenza un&rsquo;immagine rassicurante di se stesso, come di colui che, in quanto del potere &egrave; servitore, viene in contraccambio efficacemente protetto dal potere stesso (traendone cos&igrave; indubbi, anche se ben poco nobili vantaggi). 

	&nbsp;

	2. Questa premessa &egrave; indispensabile per capire perch&eacute; in uno dei dibattiti pi&ugrave; accesi del nostro tempo, quello sul riconoscimento giuridico di nuove forme di vita familiare, e in particolare del matrimonio tra omosessuali, i giuristi di oggi sembra che entrino malvolentieri, o che addirittura non vogliano entrare affatto, quasi che stessero rispettosamente aspettando il maturare di una decisione che non a loro competerebbe, ma esclusivamente ai &quot;politici&quot; e che una volta maturata essi sarebbero prontissimi a recepire rispettosamente. Di conseguenza, non c&rsquo;&egrave; da meravigliarsi se a loro volta i politici, deprivati dell&rsquo;indispensabile sussidio dei giuristi, si muovono male, prestando frettolosissime attenzioni a qualunque istanza ideologica, anche alla pi&ugrave; incredibile, che venga elaborata in seno alla societ&agrave; civile, lanciando proposte che il pi&ugrave; delle volte durano l&#39;espace d&rsquo;un matin, e che servono solo a rivelare quanto sia in genere profonda (e colpevole) la loro ignoranza dei vincoli strutturali che tengono insieme il sistema giuridico (con i suoi sottosistemi, primo tra tutti quello dei rapporti familiari); vincoli che, una volta alterati, producono inevitabilmente perturbazioni a catena, dolorosamente laceranti e ben difficilmente sanabili. La situazione &egrave; davvero sconfortante. 

	&Egrave; necessario che in un dibattito estremamente complesso come quello sul matrimonio e sulla famiglia, un dibattito nel quale necessariamente si intrecciano istanze non solo etiche, ma proprie di pressoch&eacute; tutte le scienze umane, i giuristi tornino a far ascoltare la loro voce. Ne va non solo del matrimonio e pi&ugrave; in generale del diritto; ne va, n&eacute; pi&ugrave; n&eacute; meno che dell&rsquo;uomo.

	&nbsp;

	3. Che cosa propriamente chiedono coloro che auspicano una riforma cos&igrave; radicale del diritto di famiglia, come quella che dovrebbe aprirlo al riconoscimento formale delle coppie omosessuali? Essi chiedono che l&rsquo;ordinamento giuridico prenda sul serio il fatto che l&rsquo;omosessualit&agrave; non pu&ograve; pi&ugrave; essere intesa come una malattia; di conseguenza, che non &egrave; possibile continuare a gestire la questione omosessuale come si &egrave; fatto fin&rsquo;ora, cio&egrave; attraverso un&rsquo;attenta miscela di tolleranza privata e disapprovazione pubblica. 

	Proprio in quanto non sono soggetti malati, gli omosessuali &mdash; ma su questo, si noti bene, non c&rsquo;&egrave; chi non sia d&rsquo;accordo &mdash; hanno il diritto a non subire alcuna discriminazione a causa della loro identit&agrave;. Potr&agrave; e dovr&agrave; continuare ad essere combattuta l&rsquo;omosessualit&agrave; che si manifester&agrave; in forma violenta, ma non diversamente peraltro da come pu&ograve; e deve essere repressa ogni pratica sessuale violenta posta in essere da eterosessuali.

	Ma una pratica omosessuale liberamente e consapevolmente accettata deve ormai &mdash; cos&igrave; si sostiene &mdash; avere lo stesso riconoscimento di una pratica eterosessuale. Poich&eacute; dunque esistono serie e rispettabili convivenze omosessuali, che presuppongono nei conviventi profondi impegni reciproci di affettivit&agrave; e solidariet&agrave;, bisogna procedere nei loro confronti ad una vera e propria forma di riconoscimento legale, secondo modalit&agrave; normative sostanzialmente analoghe a quelle che governano le coppie coniugate.

	In una prima generica approssimazione, sembra che tutto quindi si condensi in una richiesta che pare avere dalla sua una certa ragionevolezza: la ragionevolezza di chi insiste che bisogna prendere atto di un dato che ormai appartiene alla realt&agrave; del nostro tempo. Se per&ograve; cerchiamo di andare al di l&agrave; di questa prima approssimazione e vogliamo mettere a fuoco l&rsquo;essenziale del dibattito in materia quale si &egrave; svolto in questi ultimi anni, ci accorgiamo che le cose non possono essere ridotte in termini cos&igrave; semplici. 

	Infatti, la linea dei &quot;riformisti&quot; (per riunire sotto quest&rsquo;unica categoria tutti coloro che ritengono giunto il momento di riformare radicalmente il diritto di famiglia) non &egrave; univoca: nel loro fronte convivono almeno due diverse linee di tendenza, irriducibili di principio tra loro, che solo occasionalmente si trovano, nel nome della rivendicazione di un modello &quot;pluralistico&quot; di famiglia, ad essere alleate contro la prospettiva giuridica &quot;tradizionale&quot;, quella che parla di famiglia &quot;al singolare&quot;, come fondata su un concetto univoco di matrimonio, inteso come l&rsquo;unione stabile di due individui di sesso diverso.
]]></description>
<guid isPermaLink="false">181@http://www.difenderelavita.org</guid>
<dc:subject>Famiglia</dc:subject>
<dc:date>2011-12-09T00:00:00+01:00</dc:date>
<dc:creator>Inserito da admin</dc:creator>
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<item>
<title>Pont. Cons. Fam.: Famiglia, matrimonio, unioni di fatto (2)</title>
<link>http://www.difenderelavita.org/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=180</link>
<description><![CDATA[
	Ponticio Consiglio per la&nbsp;Famiglia

	Famiglia, matrimonio, unioni di fatto
	(2&deg; parte)

	&nbsp;

	&nbsp;

	V &ndash; Matrimonio cristiano e unione di fatto

	Matrimonio cristiano e pluralismo sociale

	(30) Da alcuni anni la Chiesa insiste in maniera rinnovata sulla fiducia dovuta alla persona umana, alla sua libert&agrave;, alla sua dignit&agrave; e ai suoi valori, e sulla speranza nell&rsquo;azione salvifica di Dio nel mondo, che aiuta a superare ogni debolezza. Allo stesso tempo, esprime la sua profonda preoccupazione di fronte ai numerosi attentati contro la persona umana e la sua dignit&agrave;, facendo notare certi presupposti ideologici propri della cultura detta &ldquo;postmoderna&rdquo; che oscurano i valori derivanti dalle esigenze della verit&agrave; sull&rsquo;essere umano, e che li rendono difficili da vivere.&ldquo;Non si tratta pi&ugrave; di contestazioni parziali e occasionali, ma di una messa in discussione globale e sistematica del patrimonio morale, basata su determinate concezioni antropologiche ed etiche. Alla loro radice sta l&rsquo;influsso pi&ugrave; o meno nascosto di correnti di pensiero che finiscono per sradicare la libert&agrave; umana dal suo essenziale e costitutivo rapporto con la verit&agrave;&rdquo;[70].

	Quando la libert&agrave; &egrave; separata dalla verit&agrave;, &ldquo;viene meno ogni riferimento a valori comuni e a una verit&agrave; assoluta per tutti: la vita sociale si avventura nelle sabbie mobili di un relativismo totale. Allora tutto &egrave; convenzionabile, tutto &egrave; negoziabile: anche il primo dei diritti fondamentali, quello alla vita&rdquo;[71]. Questa messa in guardia pu&ograve; certamente essere applicata alla realt&agrave; del matrimonio e della famiglia, fonte unica e alveo pienamente umano della realizzazione di questo diritto primordiale. Questo succede quando si tollera &ldquo;una corruzione dell&rsquo;idea e dell&rsquo;esperienza della libert&agrave;, concepita non come la capacit&agrave; di realizzare la verit&agrave; del progetto di Dio sul matrimonio e la famiglia, ma come autonoma forma di affermazione, non di rado contro gli altri, per il proprio egoistico benessere&rdquo;[72].

	(31) Allo stesso modo, la comunit&agrave; cristiana ha vissuto fin dal principio l&rsquo;istituzione del matrimonio cristiano come segno efficace dell&rsquo;unione di Cristo con la sua Chiesa. Ges&ugrave; Cristo ha elevato il matrimonio al rango di avvenimento salvifico nel nuovo ordine instaurato nell&rsquo;economia della Redenzione. In altri termini, il matrimonio &egrave; un sacramento della Nuova Alleanza[73], aspetto questo essenziale per comprendere il contenuto e la portata dell&rsquo;alleanza matrimoniale tra due battezzati. Dal canto suo, il Magistero della Chiesa ha precisato che &ldquo;il sacramento del matrimonio ha questo di specifico fra tutti gli altri: di essere il sacramento di una realt&agrave; che gi&agrave; esiste nell&rsquo;economia della creazione, di essere lo stesso patto coniugale istituito dal Creatore al principio&rdquo;[74].

	In una societ&agrave; spesso scristianizzata, e lontana dai valori della verit&agrave; della persona umana, &egrave; necessario insistere oggi sul contenuto di questo &ldquo;patto matrimoniale con cui l&rsquo;uomo e la donna stabiliscono tra loro la comunit&agrave; di tutta la vita, per sua natura ordinata al bene dei coniugi e alla procreazione e educazione della prole&rdquo;[75] come fu istituito da Dio &ldquo;fin dal principio&rdquo;[76] nell&rsquo;ordine naturale della Creazione. Ci&ograve; richiede una riflessione serena, non soltanto da parte dei fedeli praticanti, ma anche di coloro che sono, in questo momento, lontani dalla pratica religiosa, di coloro che non hanno fede, o che aderiscono ad altre convinzioni, in breve da parte di ogni persona umana, donna o uomo, membro di una comunit&agrave; civile e responsabile del bene comune. Occorre ricordare la natura della famiglia fondata sul matrimonio, il cui carattere non &egrave; soltanto storico e congiunturale, ma ontologico, al di l&agrave; dei cambiamenti d&rsquo;epoca, di luogo e di cultura, nonch&eacute; la dimensione di giustizia che ne deriva.

	Il processo di secolarizzazione della famiglia in Occidente 

	(32) All&rsquo;inizio, il processo di secolarizzazione dell&rsquo;istituto matrimoniale riguardava soprattutto, e quasi esclusivamente, le nozze, cio&egrave; le modalit&agrave; di celebrazione del matrimonio, almeno nei paesi occidentali di tradizione cattolica. Malgrado tutto, tanto nella coscienza popolare quanto nei sistemi giuridici secolari, i principi fondamentali del matrimonio perdurarono per un certo tempo, principi quali il valore prezioso dell&rsquo;indissolubilit&agrave; del matrimonio, e in particolare l&rsquo;indissolubilit&agrave; assoluta del matrimonio sacramentale tra due battezzati, rato e consumato[77]. L&rsquo;introduzione generalizzata, nei diversi sistemi legislativi, di ci&ograve; che il Concilio Vaticano II qualifica come &ldquo;epidemia del divorzio&rdquo;, diede origine ad un progressivo oscuramento, nella coscienza sociale, del valore di questa grande conquista dell&rsquo;umanit&agrave; nel corso dei secoli. La Chiesa primitiva non aveva voluto sacralizzare o cristianizzare la concezione romana del matrimonio, ma dare a questa istituzione il significato delle sue origini creazionali, secondo la volont&agrave; espressa da Ges&ugrave; Cristo. Senza alcun dubbio, la Chiesa primitiva percepiva gi&agrave; chiaramente che il carattere naturale del matrimonio era stato concepito dal Creatore, fin dalle origini, come il segno dell&rsquo;amore di Dio per il suo popolo, e dopo la venuta della pienezza dei tempi, come il segno dell&rsquo;amore di Cristo per la sua Chiesa. In effetti, la prima cosa che fece, guidata dal Vangelo e dagli espliciti insegnamenti di Cristo, suo Signore, fu di ricondurre il matrimonio ai suoi principi, cosciente che &ldquo;Dio stesso &egrave; l&rsquo;autore del matrimonio, dotato di molteplici valori e fini&rdquo;[78]. D&rsquo;altra parte, essa era cosciente del fatto che questo istituto naturale &egrave; &ldquo;di somma importanza per la continuit&agrave; del genere umano, il progresso personale e il destino eterno di ciascuno dei membri della famiglia, per la dignit&agrave;, la stabilit&agrave;, la pace e la prosperit&agrave; della stessa famiglia e di tutta la societ&agrave; umana ...&rdquo;[79]. Abitualmente, coloro che si sposano seguendo le modalit&agrave; stabilite (dalla Chiesa o dallo Stato, secondo i casi) possono e vogliono contrarre un vero matrimonio. La tendenza all&rsquo;unione coniugale &egrave; connaturale alla persona umana, e da questa decisione derivano l&rsquo;aspetto giuridico del patto coniugale e la nascita di un autentico vincolo coniugale.

	
	
	Nota:

	Il matrimonio, istituzione dell&rsquo;amore coniugale di fronte ad altri tipi d&rsquo;unione 

	(33) La realt&agrave; naturale del matrimonio &egrave; contemplata dalle leggi canoniche della Chiesa[80]. La legge canonica descrive in sostanza lo stato matrimoniale dei battezzati, tanto in fieri &ndash; al momento del patto coniugale - quanto come stato permanente in cui si iscrivono le relazioni coniugali e familiari. A questo proposito, la giurisdizione ecclesiastica sul matrimonio &egrave; decisiva, e rappresenta un&rsquo;autentica salvaguardia dei valori familiari. Ma i principi fondamentali dello stato matrimoniale relativi all&rsquo;amore coniugale e alla sua natura sacramentale non sono sempre pienamente compresi e rispettati. 

	(34) Per quanto riguarda il primo punto, si dice spesso che l&#39;amore &egrave; il fondamento del matrimonio, e che questo &egrave; una comunit&agrave; di vita e d&#39;amore, ma non si afferma sempre con chiarezza che esso &egrave; istituto coniugale, trascurando in questo modo la dimensione di giustizia propria al consenso. Il matrimonio &egrave; un&#39;istituzione. Il non tener conto di ci&ograve; &egrave; spesso origine di una grave confusione tra il matrimonio cristiano e le unioni di fatto: quanti convivono in un&#39;unione di fatto possono affermare che la loro relazione &egrave; fondata sull&#39; &quot;amore&quot; (ma si tratta di un amore che il Concilio Vaticano II qualifica come sic dicto libero), e che formano una comunit&agrave; di vita e d&#39;amore, ma questa comunit&agrave; si distingue sostanzialmente dalla communitas vitae et amoris coniugalis che &egrave; il matrimonio[81]. 

	(35) Per ci&ograve; che riguarda i principi fondamentali relativi alla natura sacramentale del matrimonio, la questione &egrave; pi&ugrave; complessa. I pastori della Chiesa devono in effetti tener conto dell&#39;immensa ricchezza di grazia che emana dalla natura sacramentale del matrimonio cristiano, e dell&#39;influenza che essa esercita sui rapporti familiari fondati sul matrimonio. Dio ha voluto che il patto coniugale originario, il matrimonio della Creazione, fosse un segno permanente dell&#39;unione di Cristo con la Chiesa, diventando cos&igrave; un sacramento della Nuova Alleanza. Il problema sta nel comprendere adeguatamente che questo carattere sacramentale non va ad aggiungersi o &egrave; estrinseco alla natura del matrimonio. Al contrario, il matrimonio stesso, che il Creatore ha voluto indissolubile, &egrave; elevato al rango di sacramento dall&#39;azione redentrice di Cristo, senza che ci&ograve; comporti la minima &quot;snaturalizzazione&quot; della sua realt&agrave;. Il non conoscere la peculiarit&agrave; di questo sacramento in rapporto agli altri, d&agrave; spesso luogo a malintesi che oscurano la nozione di matrimonio sacramentale. Questa nozione acquista un&#39;importanza particolare nella preparazione al matrimonio: i lodevoli sforzi per preparare i nubendi alla celebrazione di questo sacramento sarebbero inutili se essi non comprendessero chiaramente la natura assolutamente indissolubile del matrimonio che si apprestano a contrarre. I battezzati non si presentano davanti alla Chiesa soltanto per celebrare una festa secondo riti speciali, ma per contrarre un matrimonio per tutta la vita, sacramento della Nuova Alleanza. Mediante questo sacramento, essi partecipano al mistero dell&#39;unione di Cristo con la Chiesa e esprimono la loro unione intima e indissolubile[82].

	&nbsp;

	VI - Linee di orientamento cristiane 

	Enunciato di base del problema &quot;al principio non fu cos&igrave;&quot; 

	(36) La comunit&agrave; cristiana si sente interpellata dal fenomeno delle unioni di fatto. Le unioni sprovviste di ogni vincolo istituzionale legale - tanto civile quanto religioso -, costituiscono un fenomeno sempre pi&ugrave; frequente al quale la Chiesa deve accordare la sua attenzione pastorale[83]. Il credente, non soltanto mediante la ragione, ma anche e soprattutto per mezzo dello &quot;splendore della verit&agrave;&quot; che gli viene dalla fede, &egrave; in grado di chiamare le cose con il loro nome; il bene, bene, e il male, male. Nel contesto attuale impregnato di relativismo e portato a smussare ogni differenza - anche essenziale - tra il matrimonio e le unioni di fatto, bisogna far prova di una grande saggezza e di una libert&agrave; coraggiosa per evitare di prestarsi agli equivoci o ai compromessi, sapendo che &quot;la crisi pi&ugrave; pericolosa che pu&ograve; affliggere l&#39;uomo&quot; &egrave; &ldquo;la confusione del bene e del male, che rende impossibile costruire e conservare l&rsquo;ordine morale dei singoli e delle comunit&agrave;&rdquo;[84]. In vista di una riflessione propriamente cristiana sui segni dei tempi, e di fronte all&#39;apparente oscumento della verit&agrave; profonda dell&#39;amore umano nel cuore di molti nostri contemporanei, &egrave; opportuno tornare alle acque pure del Vangelo. 

	(37) &quot;Gli si avvicinarono alcuni farisei per metterlo alla prova e gli chiesero: &#39;&Egrave; lecito ad un uomo ripudiare la propria moglie per qualsiasi motivo?&#39;. Ed egli rispose: &#39;Non avete letto che il Creatore da principio li cre&ograve; maschio e femmina e disse: &#39;Per questo l&#39;uomo lascer&agrave; suo padre e sua madre e si unir&agrave; a sua moglie e i due saranno una carne sola? Cos&igrave; che non sono pi&ugrave; due, ma una carne sola&#39;. Quello dunque che Dio ha congiunto, l&#39;uomo non lo separi!&#39;. Gli obiettarono: &#39;Perch&eacute; allora Mos&egrave; ha ordinato di darle l&#39;atto di ripudio e di mandarla via?&#39; Rispose loro Ges&ugrave;: &#39;Per la durezza del vostro cuore Mos&egrave; vi ha permesso di ripudiare le vostre mogli, ma da principio non fu cos&igrave;. Perci&ograve; io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, se non in caso di concubinato, e ne sposa un&#39;altra, commette adulterio&quot; (Mt 19,3-9). Queste parole del Signore sono note, come pure la reazione dei discepoli: &quot;Se questa &egrave; la condizione dell&#39;uomo rispetto alla donna, non conviene sposarsi&quot; (Mt 19,10). Tale reazione si iscrive visibilmente nella mentalit&agrave; dominante dell&#39;epoca, una mentalit&agrave; che aveva voltato le spalle al progetto originale del Creatore[85]. La concessione fatta da Mos&egrave; traduce la presenza del peccato, che riveste la forma della duritia cordis. Oggi, forse, pi&ugrave; ancora che in altri tempi, bisogna tener conto di questo ostacolo dell&#39;intelligenza, sclerosi della volont&agrave;, fissazione delle passioni, radice nascosta di molti fattori di fragilit&agrave; che contribuiscono all&#39;attuale diffusione delle unioni di fatto.

	&nbsp;

	Unioni di fatto, fattori di fragilit&agrave; e grazia sacramentale 

	(38) Grazie alla presenza della Chiesa e del matrimonio cristiano, la societ&agrave; civile ha riconosciuto nel corso dei secoli il matrimonio nella sua condizione originaria, quella a cui allude Cristo nella sua risposta[86]. La condizione originaria del matrimonio &egrave; sempre d&#39;attualit&agrave;, come lo &egrave; anche la difficolt&agrave; di riconoscerla e di viverla, come intima verit&agrave; nella profondit&agrave; del proprio essere, propter duritiam cordis. Il matrimonio &egrave; un&#39;istituzione naturale le cui caratteristiche essenziali possono essere riconosciute dall&#39;intelligenza, al di l&agrave; delle culture[87]. Questo riconoscimento della verit&agrave; sul matrimonio &egrave; anche d&#39;ordine morale[88]. Ma non bisogna dimenticare che la natura umana, ferita dal peccato e redenta da Cristo, non arriva sempre a distinguere chiaramente le verit&agrave; che Dio ha iscritto nel suo cuore. Il messaggio cristiano della Chiesa e del suo Magistero devono essere un insegnamento e una testimonianza vivente nel mondo[89]. A questo proposito, occorre mettere l&#39;accento sull&#39;importanza della grazia, che dona alla vita matrimoniale la sua autentica pienezza[90]. Nel discernimento pastorale della problematica delle unioni di fatto, bisogna tener conto anche della fragilit&agrave; umana e dell&#39;importanza di una esperienza e di una catechesi veramente ecclesiali, che orientino verso una vita di grazia, verso la preghiera e i sacramenti, in particolare quello della Riconciliazione. 

	(39) Bisogna distinguere diversi elementi tra i fattori di fragilit&agrave; che sono all&#39;origine delle unioni di fatto, caratterizzate dall&#39;amore cosiddetto &quot;libero&quot; che omette o esclude il legame proprio e caratteristico dell&#39;amore coniugale. Bisogna inoltre distinguere, come abbiamo visto in precedenza, tra le unioni di fatto alle quali alcuni si ritengono come obbligati a causa di situazioni difficili, e quelle che sono volute per se stesse, in &ldquo;un atteggiamento di disprezzo, di contestazione o di rigetto della societ&agrave;, dell&rsquo;istituto familiare, dell&rsquo;ordinamento socio-politico, o di sola ricerca del piacere&rdquo;[91]. Bisogna infine considerare il caso di coloro che sono spinti a un&#39;unione di fatto &ldquo;dall&rsquo;estrema ignoranza e povert&agrave;, talvolta da condizionamenti dovuti a situazioni di vera ingiustizia, o anche da una certa immaturit&agrave; psicologica, che li rende incerti e timorosi di contrarre un vincolo stabile e definitivo&rdquo;[92]. 

	Di conseguenza, il discernimento etico, l&#39;azione pastorale e l&#39;impegno cristiano nella realt&agrave; politica devono tener conto della molteplicit&agrave; delle situazioni che ricopre il termine generale di &quot;unioni di fatto&quot;, descritte prima[93]. Qualunque siano le cause, tali unioni comportano &ldquo;ardui problemi pastorali, per le gravi conseguenze che ne derivano, sia religiose e morali (perdita del senso religioso del matrimonio, visto alla luce dell&rsquo;Alleanza di Dio con il suo popolo; privazione della grazia del sacramento; grave scandalo), sia anche sociali (distruzione del concetto di famiglia; indebolimento del senso di fedelt&agrave; anche verso la societ&agrave;; possibili traumi psicologici nei figli; affermazione dell&rsquo;egoismo)&rdquo;[94]. Per questo la Chiesa &egrave; particolarmente sensibile al proliferare di questi fenomeni delle unioni non matrimoniali, data la dimensione morale e pastorale del problema.
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<guid isPermaLink="false">180@http://www.difenderelavita.org</guid>
<dc:subject>Documenti</dc:subject>
<dc:date>2011-12-02T00:00:00+01:00</dc:date>
<dc:creator>Inserito da admin</dc:creator>
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<item>
<title>Pont. Cons. Fam.: Famiglia, matrimonio, unioni di fatto</title>
<link>http://www.difenderelavita.org/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=179</link>
<description><![CDATA[
	1&deg; Parte

	Presentazione 

	&nbsp;

	Uno dei fenomeni oggi pi&ugrave; diffusi e che interpellano fortemente la coscienza della comunit&agrave; cristiana, &egrave; il numero crescente delle unioni di fatto nell&rsquo;insieme della societ&agrave;, con la conseguente disaffezione per la stabilit&agrave; del matrimonio che ne deriva. Nel suo discernimento dei &ldquo;segni dei tempi&rdquo;, la Chiesa non poteva dunque mancare di prestare attenzione a questa realt&agrave;. 

	Consapevole delle gravi ripercussioni sociali e pastorali di questa situazione, il Pontificio Consiglio per la Famiglia ha organizzato, nel corso del 1999 e nei primi mesi del 2000, una serie di riunioni di studio cui hanno partecipato eminenti personalit&agrave; e prestigiosi esperti di tutto il mondo, al fine di analizzare adeguatamente questo delicato problema, di cos&igrave; vasta portata per la Chiesa e per il mondo. 

	Il presente documento &egrave; frutto di questo lavoro. Esso affronta una problematica attuale e difficile, che tocca da vicino il nucleo centrale delle relazioni umane, la questione pi&ugrave; delicata dell&rsquo;intima unione tra famiglia e vita, le zone pi&ugrave; sensibili del cuore umano. Allo stesso tempo, di fronte all&rsquo;innegabile portata pubblica dell&rsquo;attuale congiuntura politica internazionale, si rende necessaria e urgente una parola di orientamento, diretta soprattutto a quanti hanno responsabilit&agrave; in questa materia. Sono loro, in effetti, che, nelle loro attivit&agrave; legislative, possono dare consistenza giuridica all&rsquo;istituzione matrimoniale o, al contrario, diminuire la consistenza del bene comune che questa istituzione naturale protegge, partendo da una visione dei problemi personali che non corrisponde alla realt&agrave;. 

	Queste riflessioni sono dirette altres&igrave; ai pastori d&rsquo;anime, che devono accogliere e guidare tanti cristiani d&#39;oggi, e accompagnarli in un itinerario di apprezzamento del valore naturale, protetto dall&rsquo;istituto matrimoniale e confermato dal sacramento cristiano. La famiglia fondata sul matrimonio corrisponde al disegno del Creatore &ldquo;fin da principio&rdquo; (Mt 19,4). Nel Regno di Dio non pu&ograve; essere seminato altro seme di quello della verit&agrave; gi&agrave; iscritta nel cuore umano, l&rsquo;unica capace di &ldquo;produrre frutto con la perseveranza&rdquo; (Lc 8,15); una verit&agrave; che si fa misericordia, comprensione e invito a riconoscere in Ges&ugrave; la &ldquo;luce del mondo&rdquo; (Gv 8,12) e la forza che libera dai vincoli del male. 

	Questo documento intende inoltre contribuire in modo positivo al dialogo al fine di mettere in luce la verit&agrave; delle cose e le esigenze che procedono dallo stesso ordine naturale, partecipando al dibattito socio-politico e alla responsabilit&agrave; verso il bene comune. 

	Voglia Dio che queste considerazioni, serene e responsabili, condivise da tanti uomini di buona volont&agrave;, siano di beneficio per quella comunit&agrave; di vita, necessaria per la Chiesa e per il mondo, che &egrave; la famiglia. 

	&nbsp;

	Citt&agrave; del Vaticano, 26 luglio 2000
	Festa di San Gioacchino e Sant&rsquo;Anna, Genitori della S.ma Vergine Maria

	&nbsp;

	Card. Alfonso L&oacute;pez Trujillo
	Presidente

	S.E.Mons. Francisco Gil Hell&iacute;n
	Segretario

	Introduzione

	(1) In questi ultimi anni le cosiddette &quot;unioni di fatto&quot; hanno acquisito un rilievo particolare nella societ&agrave;. Ci sono iniziative che reclamano il loro riconoscimento istituzionale e perfino la loro equiparazione alle famiglie nate dall&#39;impegno matrimoniale. Di fronte a una questione di una tale importanza, che pu&ograve; avere tante ripercussioni future sull&#39;intera comunit&agrave; umana, il Pontificio Consiglio per la Famiglia si propone, attraverso le riflessioni che seguono, di attirare l&#39;attenzione sui pericoli che scaturirebbero da un tale riconoscimento ed equiparazione per l&#39;identit&agrave; dell&#39;unione matrimoniale e sul grave deterioramento che ne deriverebbe per la famiglia e per il bene comune della societ&agrave;.

	Dopo aver esaminato l&#39;aspetto sociale delle unioni di fatto, i loro elementi costitutivi e le loro motivazioni esistenziali, il presente documento affronta il problema del loro riconoscimento e della loro equiparazione giuridica, rispetto alla famiglia fondata sul matrimonio e all&#39;insieme della societ&agrave;. Considera poi la famiglia come bene sociale, insistendo sui valori oggettivi da stimolare e sul dovere di giustizia che la societ&agrave; ha di difendere e promuovere la famiglia fondata sul matrimonio. Esamina quindi in maniera approfondita alcuni aspetti di questa rivendicazione in rapporto al matrimonio cristiano. Presenta infine alcuni criteri generali di discernimento pastorale per orientare le comunit&agrave; cristiane.

	Le considerazioni qui esposte non si rivolgono soltanto a quanti riconoscono espressamente nella Chiesa cattolica &quot;la Chiesa del Dio vivente, colonna e sostegno della verit&agrave;&quot; (1 Tim 3,15), ma a tutti i cristiani delle diverse Chiese e comunit&agrave; cristiane, come pure a quanti sono sinceramente impegnati a favore del bene prezioso della famiglia, cellula fondamentale della societ&agrave;. Come insegna il Concilio Vaticano II, &ldquo;la salvezza della persona e della societ&agrave; umana e cristiana &egrave; strettamente connessa con una felice situazione della comunit&agrave; coniugale e familiare. Perci&ograve; i cristiani, assieme con quanti hanno alta stima di questa stessa comunit&agrave;, si rallegrano sinceramente dei vari sussidi grazie ai quali gli uomini oggi progrediscono nel favorire questa comunit&agrave; di amore e nel rispetto della vita: sussidi che sono di aiuto a coniugi e genitori nella loro preminente missione&rdquo;[1].

	&nbsp;

	I - Le &quot;unioni di fatto&quot;

	Aspetto sociale delle &quot;unioni di fatto&quot; 

	(2) L&#39;espressione &quot;unione di fatto&quot; abbraccia un insieme di realt&agrave; umane molteplici ed eterogenee, che hanno come elemento comune quello di essere delle convivenze (di tipo sessuale) senza matrimonio. Le unioni di fatto sono caratterizzate precisamente dal fatto che esse ignorano, rimandano o perfino rifiutano l&#39;impegno coniugale. Da ci&ograve; derivano gravi conseguenze.

	Con il matrimonio si assumono pubblicamente, mediante il patto d&#39;amore coniugale, tutte le responsabilit&agrave; che derivano dal vincolo cos&igrave; stabilito. Da questa assunzione pubblica di responsabilit&agrave; risulta un bene non solo per i coniugi e i figli nella loro crescita affettiva e formativa, bens&igrave; anche per gli altri membri della famiglia. La famiglia fondata sul matrimonio &egrave; cos&igrave; un bene fondamentale e prezioso per l&#39;intera societ&agrave;, le cui fondamenta riposano solidamente sui valori che si concretizzano nei rapporti familiari e che trova la propria garanzia nel matrimonio stabile. Il bene generato dal matrimonio &egrave; ugualmente essenziale per la Chiesa, che riconosce nella famiglia la &quot;Chiesa domestica&quot;[2]. Tutto ci&ograve; si trova minacciato dall&#39;abbandono dell&#39;istituzione matrimoniale, abbandono implicito nelle unione di fatto.

	(3) Pu&ograve; succedere che si desideri fare o che si faccia un uso della sessualit&agrave; diverso da quello iscritto da Dio nella natura umana e nella finalit&agrave; specificamente umana dei suoi atti. In questo modo viene negato il linguaggio interpersonale dell&#39;amore e gravemente compromesso, mediante un disordine oggettivo, il dialogo autentico di vita disposto dal Creatore e Redentore del genere umano. Essendo la dottrina della Chiesa cattolica ben conosciuta dall&#39;opinione pubblica, non &egrave; necessario tornarvi in questa sede[3]. La dimensione sociale del problema richiede tuttavia uno sforzo supplementare di riflessione per mostrare, specialmente a coloro che detengono responsabilit&agrave; pubbliche, la non auspicabilit&agrave; di elevare queste situazioni private al rango di pubblico interesse. Con il pretesto di regolamentare un quadro di convivenza sociale e giuridica, si cerca di giustificare il riconoscimento istituzionale delle unioni di fatto, che diventano istituzioni sanzionate a livello legislativo da diritti e da doveri, a detrimento della famiglia fondata sul matrimonio. Le unioni di fatto vengono poste cos&igrave; ad un livello giuridico simile a quello del matrimonio. Una tale convivenza viene qualificata pubblicamente di &quot;bene&quot;, elevandola ad una condizione simile, o perfino equiparandola al matrimonio, a pregiudizio della verit&agrave; e della giustizia. In questo modo, si contribuisce fortemente al deterioramento di questa istituzione naturale, assolutamente vitale, fondamentale e necessaria all&rsquo;insieme del corpo sociale, che &egrave; il matrimonio.

	&nbsp;

	Elementi costitutivi delle unioni di fatto 

	(4) Le unioni di fatto non hanno tutte la stessa portata sociale n&eacute; le stesse motivazioni. Quando si cerca di determinare le loro caratteristiche positive, oltre ai loro punti comuni negativi che consistono nel rimandare, ignorare o rifiutare l&#39;unione matrimoniale, risaltano alcuni elementi. Anzitutto, il carattere puramente pratico (fattuale) di un tale rapporto. &Egrave; opportuno precisare che esso suppone una coabitazione accompagnata da una relazione sessuale (il che le distingue da altri tipi di convivenza) e da una relativa tendenza alla stabilit&agrave; (che le distingue dai legami con coabitazioni sporadiche o occasionali). Le unioni di fatto non comportano diritti e doveri matrimoniali, n&eacute; pretendono una stabilit&agrave; basata sul vincolo matrimoniale. Si distinguono per la ferma rivendicazione di non implicare alcun vincolo. L&#39;instabilit&agrave; costante, dovuta alla possibilit&agrave; di interrompere la vita in comune &egrave;, di conseguenza, caratteristica delle unioni di fatto. Esiste anche un certo &quot;impegno&quot;, pi&ugrave; o meno esplicito, di &quot;fedelt&agrave;&quot; reciproca, per cos&igrave; dire, fintanto che dura la relazione.

	(5) Alcune unioni di fatto sono chiaramente la conseguenza di una scelta ben precisa. L&#39;unione di fatto &quot;ad esperimento&quot; &egrave; frequente tra coloro che progettano di sposarsi nel futuro, ma che condizionano il loro matrimonio all&#39;esperienza di un&#39;unione senza vincolo matrimoniale. Essa costituisce in qualche modo una &quot;tappa condizionata&quot; al matrimonio, paragonabile al matrimonio &quot;per esperimento&quot;[4], per&ograve;, a differenza di questo, aspira ad un certo riconoscimento sociale.

	Alcune persone che convivono giustificano la loro scelta con motivi economici o per evitare difficolt&agrave; legali. Molte volte i veri motivi sono pi&ugrave; profondi. Non &egrave; raro che questo genere di pretesti nasconda una mentalit&agrave; che valorizza poco la sessualit&agrave;. &Egrave; una mentalit&agrave; che porta l&rsquo;impronta del pragmatismo, dell&#39;edonismo e di una concezione dell&#39;amore senza alcuna responsabilit&agrave;. Permette di evitare l&#39;impegno di stabilit&agrave;, le responsabilit&agrave;, i diritti e i doveri, inerenti all&rsquo;amore coniugale autentico.

	In altri casi, le unioni di fatto vengono stabilite tra persone divorziate. Rappresentano allora un&#39;alternativa al matrimonio. Con la legislazione divorzista il matrimonio tende spesso a perdere la propria identit&agrave; nella coscienza individuale. A questo proposito bisogna sottolineare che la sfiducia verso l&#39;istituzione matrimoniale nasce a volte dall&#39;esperienza negativa e traumatica di un divorzio precedente, o dal divorzio dei propri genitori. Questo preoccupante fenomeno comincia ad essere socialmente rilevante nei paesi economicamente sviluppati.

	Non &egrave; raro che le persone che convivono in una unione di fatto rifiutino esplicitamente il matrimonio per motivi ideologici. Si tratta allora della scelta di un&#39;alternativa, di un modo ben preciso di vivere la propria sessualit&agrave;. Queste persone considerano il matrimonio inaccettabile, contrario alla propria ideologia, una &quot;violenza inammissibile al loro benessere personale&quot; o perfino la &quot;tomba dell&#39;amore selvaggio&quot;, espressioni queste che denotano un&rsquo;errata conoscenza della vera natura dell&#39;amore umano, della sua oblativit&agrave;, nobilt&agrave; e bellezza nella costanza e nella fedelt&agrave; dei rapporti umani.

	(6) Tuttavia non sempre le unioni di fatto sono il risultato di una chiara scelta positiva: a volte le persone che convivono in queste unioni mostrano di tollerare o subire questa situazione. In alcuni paesi, la maggior parte delle unioni di fatto &egrave; dovuta ad una disaffezione al matrimonio, non per motivi ideologici, bens&igrave; per l&rsquo;assenza di una formazione adeguata alla responsabilit&agrave;, prodotta della situazione di povert&agrave; e di emarginazione dell&#39;ambiente in cui vivono. La mancanza di fiducia nel matrimonio, pu&ograve; essere ugualmente dovuta a condizionamenti familiari, soprattutto nel Terzo Mondo. Inoltre le situazioni di ingiustizia e le strutture di peccato rappresentano un fattore non trascurabile, di cui bisogna tenere conto. La predominanza culturale di atteggiamenti machisti o razzisti contribuisce ad aggravare notevolmente queste situazioni di difficolt&agrave;.

	In questo contesto non &egrave; raro trovare unioni di fatto in cui sia espressa, fin dall&#39;inizio, un volont&agrave; di convivenza, in principio autentica, in cui i conviventi si considerano uniti come se fossero marito e moglie, e si sforzano di assolvere obblighi simili a quelli del matrimonio[5]. La povert&agrave;, risultato spesso di squilibri nell&#39;ordine economico mondiale, e le lacune strutturali in materia di istruzione, rappresentano per loro gravi ostacoli alla formazione di una vera famiglia.

	Altrove, &egrave; pi&ugrave; frequente che ci sia coabitazione (per periodi di tempo pi&ugrave; o meno lunghi) fino al concepimento o alla nascita del primo figlio. Questi costumi corrispondono a pratiche ancestrali e tradizionali, particolarmente forti in certe regioni dell&#39;Africa e dell&#39;Asia, legate a quello che viene chiamato &quot;matrimonio a tappe&quot;. Sono pratiche contrarie alla dignit&agrave; umana, difficili da sradicare, e che configurano un deterioramento negativo, con una problematica sociale caratteristica e ben definita. Questo tipo di unioni non deve essere classificato tra le unioni di fatto di cui ci occupiamo qui (che si manifestano al di fuori di un&#39;antropologia culturale di tipo tradizionale) e rappresentano una sfida per l&#39;inculturazione della fede nel terzo millennio dell&#39;era cristiana.

	La complessit&agrave; e la diversit&agrave; della problematica delle unioni di fatto, appaiono chiaramente se si considera, ad esempio, che a volte la loro causa pi&ugrave; immediata pu&ograve; corrispondere a motivi assistenziali. &Egrave; il caso, ad esempio, nei sistemi pi&ugrave; sviluppati, di persone in et&agrave; avanzata che stabiliscono relazioni solo di fatto per paura che il matrimonio comporti maggiori carichi fiscali o la perdita della pensione.

	&nbsp;

	I motivi personali e il fattore culturale 

	(7) E&#39; importante interrogarsi sui motivi profondi che, nella societ&agrave; contemporanea, sono all&rsquo;origine della crisi del matrimonio, tanto nella sua dimensione religiosa quanto in quella civile, e delle iniziative per ottenere il riconoscimento delle unioni di fatto e la loro equiparazione. In questo modo, situazioni instabili che si definiscono pi&ugrave; per il loro aspetto negativo (l&#39;omissione del vincolo matrimoniale), che per quello positivo, sembrano collocate ad un livello simile a quello del matrimonio. Effettivamente, tutte queste situazioni si consolidano in forme diverse di relazione, ma tutte sono in contrasto con una vera e totale donazione reciproca, stabile e socialmente riconosciuta. La complessit&agrave; dei motivi di ordine economico, sociologico e psicologico, iscritti in un contesto di privatizzazione dell&#39;amore e di soppressione del carattere istituzionale del matrimonio, suggerisce l&rsquo;opportunit&agrave; di esaminare pi&ugrave; approfonditamente la prospettiva ideologica e culturale a partire dalla quale si &egrave; andato progressivamente sviluppando ed affermando il fenomeno delle unioni di fatto, cos&igrave; come lo conosciamo oggi.

	La progressiva diminuzione del numero dei matrimoni e delle famiglie riconosciute come tali dalla legge di diversi Stati, e l&#39;aumento in alcuni paesi del numero di coppie non sposate conviventi, non possono essere sufficientemente spiegati da un movimento culturale isolato e spontaneo, bens&igrave; rispondono a cambiamenti storici intervenuti nelle societ&agrave; contemporanee, in questo momento culturale che alcuni autori chiamano &quot;post-moderno&quot;. &Egrave; certo che la minore incidenza del mondo agricolo, lo sviluppo del settore terziario dell&#39;economia, l&#39;aumento della durata media di vita, l&#39;instabilit&agrave; dell&#39;impiego e delle relazioni personali, la riduzione del numero dei membri della famiglia che vivono sotto lo stesso tetto, la globalizzazione dei fenomeni sociali ed economici, hanno avuto come risultato una maggiore instabilit&agrave; della famiglia ed hanno favorito un ideale di famiglia meno numeroso. Ma basta questo a spiegare la situazione attuale del matrimonio? L&#39;istituzione matrimoniale conosce una crisi meno forte laddove le tradizioni familiari sono pi&ugrave; forti.

	(8) In questo processo che potremmo denominare di graduale destrutturazione culturale e umana dell&#39;istituzione matrimoniale, non deve essere sottovalutata la diffusione di una certa ideologia di &quot;gender&quot;. L&rsquo;essere uomo o donna non sarebbe determinato fondamentalmente dal sesso, bens&igrave; dalla cultura. Tale ideologia attacca le fondamenta della famiglia e delle relazioni interpersonali. Occorre fare alcune considerazioni al riguardo, data l&#39;importanza di questa ideologia nella cultura contemporanea, e la sua influenza sul fenomeno delle unioni di fatto.

	Nella dinamica integrativa della personalit&agrave; umana, un fattore molto importante &egrave; quello dell&#39;identit&agrave;. Durante l&rsquo;infanzia e l&rsquo;adolescenza, la persona acquisisce progressivamente coscienza del proprio &ldquo;io&rdquo;, della propria identit&agrave;. Tale coscienza della propria identit&agrave; si iscrive in un processo di riconoscimento di s&eacute; e, di conseguenza, della propria dimensione sessuale. &Egrave; pertanto una coscienza di identit&agrave; e di differenza. Gli esperti sono soliti distinguere tra identit&agrave; sessuale (cio&egrave; la coscienza di identit&agrave; psico-biologica del proprio sesso, e della differenza rispetto all&#39;altro sesso) e identit&agrave; di genere (cio&egrave; la coscienza dell&rsquo;identit&agrave; psico-sociale e culturale del ruolo che le persone di un determinato sesso svolgono nella societ&agrave;). In un processo di integrazione armonico e corretto, l&#39;identit&agrave; sessuale e di genere si complementano, poich&eacute; le persone vivono in societ&agrave; in modo concorde ai modelli culturali corrispondenti al proprio sesso. La categoria di identit&agrave; sessuale di genere (&quot;gender&quot;) &egrave; pertanto d&#39;ordine psico-sociale e culturale. Essa corrisponde armonicamente all&#39;identit&agrave; sessuale, d&#39;ordine psico-biologico, quando l&#39;integrazione della personalit&agrave; si accompagna al riconoscimento della pienezza della verit&agrave; interiore della persona, unit&agrave; d&#39;anima e corpo.

	Nel decennio 1960-70, si sono affermate alcune teorie (che oggi gli esperti qualificano generalmente come &quot;costruzioniste&quot;) secondo le quali l&#39;identit&agrave; sessuale di genere (&quot;gender&quot;) sarebbe non solo il prodotto dell&#39;interazione tra la comunit&agrave; e l&#39;individuo, ma anche indipendente dall&#39;identit&agrave; sessuale personale. In altri termini, nella societ&agrave; i generi maschile e femminile sarebbero esclusivamente il prodotto di fattori sociali, senza alcuna relazione con la dimensione sessuale della persona. In questo modo, ogni azione sessuale sarebbe giustificabile, inclusa l&#39;omosessualit&agrave;, e spetterebbe alla societ&agrave; cambiare per fare posto, oltre a quello maschile e femminile, ad altri generi nella configurazione della vita sociale[6].

	L&#39;ideologia di &quot;gender&quot; ha trovato nell&#39;antropologia individualista del neo-liberalismo radicale un ambiente favorevole[7]. La rivendicazione di uno statuto analogo, per il matrimonio e per le unioni di fatto (incluse quelle omosessuali) &egrave; oggi generalmente giustificato facendo ricorso a categorie e termini derivanti dall&#39;ideologia di &quot;gender&quot;[8]. Esiste cos&igrave; una certa tendenza a designare come &quot;famiglia&quot; ogni tipo di unioni consensuali, ignorando la naturale inclinazione della libert&agrave; umana alla donazione reciproca, e le sue caratteristiche essenziali, che sono la base di questo bene comune dell&#39;umanit&agrave; che &egrave; l&#39;istituzione matrimoniale.

	&nbsp;
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<dc:date>2011-11-25T00:00:00+01:00</dc:date>
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