Parla Carol Everett, ex dirigente di cliniche dell’aborto

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“Il nostro obiettivo era di avere dai 3 ai 5 aborti per ogni ragazza di età tra i 13 ed i 18 anni”

Si ricorda la petizione online contro l’aborto:
PER GLI EMILIANO-ROMAGNOLI
http://www.fattisentire.org/firmiamocontrolabortoiner/

Carol Everett, il racconto sioccante e drammatico della sua vita in una clinica per aborti.
Prima venditrice di materiale sanitario, poi venditrice di aborti, poi dirigente della clinica…..infine la verità.
Le cliniche USA: comportamenti simili a quelli di tanti Consultori Familiari della Ausl italiane.
Riconoscere il male fatto, la grazia ricevuta, e testimoniare la vita agli altri.

Ecco l’intervista nella traduzione di Sabino Paciolla.

 

Come è stata coinvolta originariamente nell’industria dell’aborto?

Sono stata coinvolta nell’industria dell’aborto nel disperato tentativo di giustificare il mio stesso aborto. Due settimane dopo Roe v. Wade (la sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti d’America che nel 1973 aprì la porta alla legalizzazione dell’aborto negli USA, ndr), mi sono trovata incinta della terza gravidanza, non era opportuna. Ero sposata. Mio marito disse: “Sai, l’aborto è la risposta”. Non ci ho pensato molto, e nessuno mi ha detto di fermarmi. E nel momento in cui ho avuto quell’aborto ho capito che avevo ucciso il mio bambino…..dove vai dopo quella esperienza? Non puoi condividerla con la tua migliore amica, o con tua madre. Ma quello che ho capito è che potevo manipolare quei sentimenti e dire alle altre donne quanto fosse grande l’aborto. Ed era facile sviluppare (tale idea) nell’industria dell’aborto, vendendo aborti ogni giorno. E poi si è trasformato in qualcosa di più. E’ diventato un gioco di numeri. E’ diventato un gioco di soldi.

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Aborto: il film che ci proibiscono di vedere

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Ha raggiunto i 2 milioni di dollari di incasso dopo appena una settimana di proiezione (iniziata il 12 ottobre), si è piazzato tra i primi 10 film al botteghino a livello nazionale, eppure il film Gosnell – Il processo del più grande serial killer d’America sta subendo una ‘curiosa’ censura, visto che quasi 200 teatri hanno deciso nel frattempo di eliminarlo dalla loro programmazione.
Una storia che comincia da lontano e comprende le censure di facebook e youtube ad immagini e tematiche anti-aborto e anti-gender.

Il film in questione, di cui Il Timone si è già occupato, si basa sulla storia vera di Kermit Gosnell, un ginecologo condannato all’ergastolo nel maggio 2013 per l’uccisione di tre bambini nati vivi dopo un fallito aborto, l’omicidio colposo di Karnamaya Mongar (morta nel 2009 in conseguenza di una procedura abortiva), 21 aborti oltre il limite delle 24 settimane fissato dalla legge della Pennsylvania, nonché per altre 211 violazioni della norma sul consenso informato. E questi sono «solo» i casi che la giustizia americana è riuscita a provare con certezza, dunque escludendo le accuse senza prove a sufficienza ed escludendo le centinaia di bambini soppressi nel grembo materno con il favore della legge.

La storia di Gosnell è evidentemente indigesta alla propaganda che presenta l’aborto come un «diritto» perché ne svela tutti gli orrori e le menzogne. Non per nulla il film, come già il processo del medico killer, è stato snobbato dalla grande stampa e – tra ostacoli vari, incluso l’ostracismo da parte del circo di Hollywood – ci sono voluti tre anni dopo la fine delle riprese (ottobre 2015) prima che i suoi produttori riuscissero a concludere un accordo per la distribuzione della pellicola. Fino appunto all’ultima novità: dai 668 teatri che hanno proiettato il film nel primo fine settimana si è passati ai 488 teatri del secondo weekend, stando alle cifre fornite da LifeNews. Eppure, come hanno spiegato i produttori allo stesso giornale, il film «sta andando incredibilmente bene nonostante gli attacchi da tutte le parti. I veterani del settore affermano di non aver mai assistito a una simile campagna da parte dell’establishment per chiudere un film di successo».

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Adesso Marco Cappato insegna suicidio assistito all’università

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Era già successo l’ anno scorso che Marco Cappato intervenisse in un liceo di Milano (il Bottoni)  per “spiegare”  agli studenti come è bello prendere una pastiglia di pentobarbital e andare all’ altro mondo.
[Ma il Governo è cambiato o no? Abbiamo un ministro dell’Università?, ndr]

Ma non c’ è limite al peggio.
Quest’ anno il leader rdicale ce lo ritroviamo addirittura all’ Università a insegnare suicidio assistito, eutanasia, droga libera, uso degli embrioni umani come cavie da laboratorio,  e la abolizione di ogni principio di bioetica per rendere la ricerca scientifica  libera, in nome del “progresso”.
Tutte cose che pensavamo archiviate nel museo degli orrori dei regimi di qualche decennio fa.

E anche cose apertamente illegali.
Però per Cappato & C questo non è un problema. Anzi, il leader radicale ha appena pubblicato un libro che si chiama “credere dis-obbedire combattere” spiega “come liberarsi dalle proibizioni per migliorare la nostra vita”.

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Aborto: il Governo d’Irlanda minaccia i vescovi

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I vescovi irlandesi: «Niente aborti negli ospedali cattolici». E il governo minaccia.

Quasi tutti hanno parlato sottovoce, riunciando a organizzare ogni forma di rivolta, permettendo così la vittoria al referendum pro aborto del 25/3/2018.
Sorridenti in
clergyman, forse si erano illusi, ancora una volta, come in tante parti del mondo, che fosse sufficiente “negoziare”, che bastasse “cedere per non perdere”.
Hanno “evitato contrapposizioni“… ma alla democrazia totalitaria questo non basta: lo Stato vuole tutto.

Gli ospedali cattolici continueranno a difendere la vita e dunque a non praticare aborti. È il messaggio lanciato dai vescovi irlandesi in un documento pubblicato a giugno, il Code of ethical standards for healthcare (Codice di standard etici per l’assistenza sanitaria, per ora reperibile solo nelle librerie Veritas), che a quanto pare è rimasto inosservato fino a un articolo del Times del 25 luglio, la cui redattrice è stata apertamente elogiata su Twitter dal ministro irlandese della Salute, l’abortista Simon Harris (una contraddizione in termini, visto il suo ruolo istituzionale).

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Emilia-Romagna. Pandemia di “epatite gay”: cosa c’è dietro?

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Dell’epidemia di Epatite A tra persone omosessuali (MSM) si è già parlato su queste pagine in occasione della pubblicazione del primo Bollettino Seieva del 2017.
Tuttavia, dall’Emilia-Romagna arrivano novità e coincidenze allarmanti. È da Parma che giungono gli ultimi segnali d’allarme relativi all’epatite che colpisce le persone omosessuali: «Ben 32 casi a Parma e provincia, il dato più alto degli ultimi 10 anni. In aumento anche la sifilide», per la quale si rilevano «17 casi a Parma nel 2017, il numero più alto degli ultimi dieci anni. Ed è un dato probabilmente sottostimato del 50%, perché la malattia sfugge spesso al sistema di sorveglianza».

Va ricordato che, prima di Parma, identici messaggi di allarme erano stati lanciati per Bologna (sifilide) e Reggio Emilia (malattie a trasmissione sessuale, MTS) e, nel complesso, l’Emilia-Romagna è al 3° posto per casi di Epatite A.

Quando però si vuole capire a che punto è la diffusione delle altre MTS, sul sito della Sanità Regionale non si trova nulla.

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Trapianti: espianto dopo morte o morte dopo espianto?

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La triste vicenda di Rebecca Braglia, la giovane e sfortunata rugbysta finita in coma in seguito ad un placcaggio di gioco, dichiarata cerebralmente morta e sottoposta all’espianto degli organi, è esemplificativa di come funziona la macchina dei trapianti.

Trapianto d’organi vitali: espianto dopo morte o morte dopo espianto?

Innanzitutto, essa ha il compito di utilizzare un linguaggio tecnico nebuloso, poco chiaro, in modo tale da far pensare che sia una questione valutabile dai soli addetti ai lavori; in secondo luogo, le informazioni sul caso specifico sono poche e frammentate; terzo, il nuovo criterio di accertamento della morte consente di “giocare” con la parola morte e di collocarla in un momento preciso, anche se in maniera del tutto arbitraria.

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Due marce per la vita?

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Come preannunciato un anno prima, sabato 19 maggio 2018 Roma ospiterà l’ottava edizione della Marcia nazionale per la vita.
Tuttavia, da qualche giorno, è stata annunciata la nascita di una seconda mini-marcia (meglio: un sit in) per la vita, rispetto alla quale un’amica mi scrive: «ho ricevuto anch’io l’invito… Assieme a tutta una serie di inviti a raduni di protesta per ottimi motivi… Mi sembrano tutti pazzi! Non è possibile indire 4 eventi a Roma uno di seguito all’altro… Non ho parole!».
Proviamo perciò a capirci qualcosa, partendo dal fatto che
– viviamo in un periodo di grande confusione anche operativa del laicato cattolico
– le marce sono entrambe reazioni dei cattolici alla scristianizzazione.

La prima significativa differenza è che la Marcia per la Vita – pur accogliendo ogni volta diversi vescovi – è nata come iniziativa totalmente laicale che, grazie a un lavoro quasi decennale su tutto il territorio nazionale, è partita con qualche centinaio di partecipanti per arrivare alle decine di migliaia attuali.
Dal canto suo, il sit in di Steadfast Onlus è – di fatto – espressione dei Family Day del 2015 e 2016 (viene promossa da Difendiamo i Nostri Figli dalla sera del 7 maggio), cioè – per la grande maggioranza dei partecipanti – del Cammino Neocatecumenale e (solo nel 2015) della Conferenza Episcopale.

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Psichiatri e marijuana: ecco la verità

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Seguendo le indicazioni del Partito Democratico e dei 5stelle, varie Regioni italiane (ad es. l’Emilia-Romagna) hanno avviato programmi di educazione alla salute nei quali la cannabis non è considerata sostanza che provoca dipendenza.
Paradossalmente, secondo l’ideologia veicolata da questi partiti, tabacco, alcool, cocaina e pasticche provocano dipendenza, mentre la cannabis non viene nemmeno presa in considerazione.

AL CONGRESSO MONDIALE

Psichiatri riuniti:
la cannabis provoca le psicosi

 

Durante il congresso dell’Associazione mondiale degli psichiatri tenutosi a Berlino, diversi ricercatori hanno dimostrato la correlazione fra l’uso di marijuana e le malattie mentali. Ma il business permette alla campagna per la legalizzazione di imperare comunque.

Risulta quantomeno contraddittorio che mentre al congresso dell’Associazione mondiale degli psichiatri, tenutosi nei giorni scorsi a Berlino, sono stati presentati i crescenti studi che dimostrano la correlazione fra i disturbi psichici e l’uso della marijuana, la campagna radicale imperante sui grandi media continua a parlare di “uso ricreativo” e “scopo terapeutico” al fine di legalizzare la cannabis.

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Oggi l’esecuzione di Alfie? Il giudice: «È una vita inutile»

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Il resoconto di una sentenza grottesca, dove con la scusa della “privacy” il giudice ha detto che la vita di Alfie è «inutile» e ha scelto di silenziare la stampa tacendo la data della rimozione dei sostegni vitali di Alfie.
Ma fonti vicine alla famiglia ci fanno sapere che sarà domani (venerdì).
Gli avvocati hanno presentato una mozione: «Non abbiamo perso la speranza».

Si è tenuta ieri l’udienza per decidere quando Alfie Evans dovrà morire. Un’udienza tremenda.
Dove per silenziare la stampa si è vietato di divulgare la data dell’esecuzione, anche se fonti vicine alla famiglia hanno confermato che sarà domani.
Dove si è finto di preoccuparsi per la salute del piccolo mentre si decideva di ucciderlo e quando ci sono prove che mostrano i tubi attraverso cui Alfie viene ventilato pieni di muffa.
Perché invece di sostituirli dopo 6 settimane (come da prassi) furono cambiati solo dopo 5 mesi.

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Una luce sull’orrore dell’aborto

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La caccia ai preti delle “Iene” stavolta ha acceso una luce sull’orrore dell’aborto

di Virginia Coda Nunziante, portavoce di http://www.marciaperlavita.it/liniziativa-2/

Le frontiere dell’etica – Smascherato sacerdote che mette incinta una ragazza, poi convinta a non tenere il bimbo. Ma la terribile vicenda svela la sacralità della vita.

Quest’anno ricorre il triste anniversario della legge 194 del 22 maggio 1978, che introduce l’aborto in Italia.
E’ una triste ricorrenza perché i dati del Ministero della Salute ci dicono che sono quasi 6 milioni i bambini che sono stati soppressi grazie a questa legge legge.
Una legge che dovrebbe far indignare qualsiasi cittadino italiano ma che invece, come tante altre leggi contro la vita e la famiglia, è entrata nei costumi del nostro paese.
Ormai non ci si pone neanche più il problema, perché nell’immaginario collettivo, quell’esserino minuscolo che si forma nell’utero materno e che poi si sviluppa, non è altro, nella migliore delle ipotesi, che un grumo di cellule. E come grumo di cellule può e deve essere eliminato senza scrupoli se dà il benché minimo disturbo. (altro…)