Emilia-Romagna. Pandemia di “epatite gay”: cosa c’è dietro?

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Dell’epidemia di Epatite A tra persone omosessuali (MSM) si è già parlato su queste pagine in occasione della pubblicazione del primo Bollettino Seieva del 2017.
Tuttavia, dall’Emilia-Romagna arrivano novità e coincidenze allarmanti. È da Parma che giungono gli ultimi segnali d’allarme relativi all’epatite che colpisce le persone omosessuali: «Ben 32 casi a Parma e provincia, il dato più alto degli ultimi 10 anni. In aumento anche la sifilide», per la quale si rilevano «17 casi a Parma nel 2017, il numero più alto degli ultimi dieci anni. Ed è un dato probabilmente sottostimato del 50%, perché la malattia sfugge spesso al sistema di sorveglianza».

Va ricordato che, prima di Parma, identici messaggi di allarme erano stati lanciati per Bologna (sifilide) e Reggio Emilia (malattie a trasmissione sessuale, MTS) e, nel complesso, l’Emilia-Romagna è al 3° posto per casi di Epatite A.

Quando però si vuole capire a che punto è la diffusione delle altre MTS, sul sito della Sanità Regionale non si trova nulla.

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Trapianti: espianto dopo morte o morte dopo espianto?

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La triste vicenda di Rebecca Braglia, la giovane e sfortunata rugbysta finita in coma in seguito ad un placcaggio di gioco, dichiarata cerebralmente morta e sottoposta all’espianto degli organi, è esemplificativa di come funziona la macchina dei trapianti.

Trapianto d’organi vitali: espianto dopo morte o morte dopo espianto?

Innanzitutto, essa ha il compito di utilizzare un linguaggio tecnico nebuloso, poco chiaro, in modo tale da far pensare che sia una questione valutabile dai soli addetti ai lavori; in secondo luogo, le informazioni sul caso specifico sono poche e frammentate; terzo, il nuovo criterio di accertamento della morte consente di “giocare” con la parola morte e di collocarla in un momento preciso, anche se in maniera del tutto arbitraria.

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Due marce per la vita?

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Come preannunciato un anno prima, sabato 19 maggio 2018 Roma ospiterà l’ottava edizione della Marcia nazionale per la vita.
Tuttavia, da qualche giorno, è stata annunciata la nascita di una seconda mini-marcia (meglio: un sit in) per la vita, rispetto alla quale un’amica mi scrive: «ho ricevuto anch’io l’invito… Assieme a tutta una serie di inviti a raduni di protesta per ottimi motivi… Mi sembrano tutti pazzi! Non è possibile indire 4 eventi a Roma uno di seguito all’altro… Non ho parole!».
Proviamo perciò a capirci qualcosa, partendo dal fatto che
– viviamo in un periodo di grande confusione anche operativa del laicato cattolico
– le marce sono entrambe reazioni dei cattolici alla scristianizzazione.

La prima significativa differenza è che la Marcia per la Vita – pur accogliendo ogni volta diversi vescovi – è nata come iniziativa totalmente laicale che, grazie a un lavoro quasi decennale su tutto il territorio nazionale, è partita con qualche centinaio di partecipanti per arrivare alle decine di migliaia attuali.
Dal canto suo, il sit in di Steadfast Onlus è – di fatto – espressione dei Family Day del 2015 e 2016 (viene promossa da Difendiamo i Nostri Figli dalla sera del 7 maggio), cioè – per la grande maggioranza dei partecipanti – del Cammino Neocatecumenale e (solo nel 2015) della Conferenza Episcopale.

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Psichiatri e marijuana: ecco la verità

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Seguendo le indicazioni del Partito Democratico e dei 5stelle, varie Regioni italiane (ad es. l’Emilia-Romagna) hanno avviato programmi di educazione alla salute nei quali la cannabis non è considerata sostanza che provoca dipendenza.
Paradossalmente, secondo l’ideologia veicolata da questi partiti, tabacco, alcool, cocaina e pasticche provocano dipendenza, mentre la cannabis non viene nemmeno presa in considerazione.

AL CONGRESSO MONDIALE

Psichiatri riuniti:
la cannabis provoca le psicosi

 

Durante il congresso dell’Associazione mondiale degli psichiatri tenutosi a Berlino, diversi ricercatori hanno dimostrato la correlazione fra l’uso di marijuana e le malattie mentali. Ma il business permette alla campagna per la legalizzazione di imperare comunque.

Risulta quantomeno contraddittorio che mentre al congresso dell’Associazione mondiale degli psichiatri, tenutosi nei giorni scorsi a Berlino, sono stati presentati i crescenti studi che dimostrano la correlazione fra i disturbi psichici e l’uso della marijuana, la campagna radicale imperante sui grandi media continua a parlare di “uso ricreativo” e “scopo terapeutico” al fine di legalizzare la cannabis.

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Oggi l’esecuzione di Alfie? Il giudice: «È una vita inutile»

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Il resoconto di una sentenza grottesca, dove con la scusa della “privacy” il giudice ha detto che la vita di Alfie è «inutile» e ha scelto di silenziare la stampa tacendo la data della rimozione dei sostegni vitali di Alfie.
Ma fonti vicine alla famiglia ci fanno sapere che sarà domani (venerdì).
Gli avvocati hanno presentato una mozione: «Non abbiamo perso la speranza».

Si è tenuta ieri l’udienza per decidere quando Alfie Evans dovrà morire. Un’udienza tremenda.
Dove per silenziare la stampa si è vietato di divulgare la data dell’esecuzione, anche se fonti vicine alla famiglia hanno confermato che sarà domani.
Dove si è finto di preoccuparsi per la salute del piccolo mentre si decideva di ucciderlo e quando ci sono prove che mostrano i tubi attraverso cui Alfie viene ventilato pieni di muffa.
Perché invece di sostituirli dopo 6 settimane (come da prassi) furono cambiati solo dopo 5 mesi.

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Una luce sull’orrore dell’aborto

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La caccia ai preti delle “Iene” stavolta ha acceso una luce sull’orrore dell’aborto

di Virginia Coda Nunziante, portavoce di http://www.marciaperlavita.it/liniziativa-2/

Le frontiere dell’etica – Smascherato sacerdote che mette incinta una ragazza, poi convinta a non tenere il bimbo. Ma la terribile vicenda svela la sacralità della vita.

Quest’anno ricorre il triste anniversario della legge 194 del 22 maggio 1978, che introduce l’aborto in Italia.
E’ una triste ricorrenza perché i dati del Ministero della Salute ci dicono che sono quasi 6 milioni i bambini che sono stati soppressi grazie a questa legge legge.
Una legge che dovrebbe far indignare qualsiasi cittadino italiano ma che invece, come tante altre leggi contro la vita e la famiglia, è entrata nei costumi del nostro paese.
Ormai non ci si pone neanche più il problema, perché nell’immaginario collettivo, quell’esserino minuscolo che si forma nell’utero materno e che poi si sviluppa, non è altro, nella migliore delle ipotesi, che un grumo di cellule. E come grumo di cellule può e deve essere eliminato senza scrupoli se dà il benché minimo disturbo. (altro…)

Alfie morirà come Charlie

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  • EUTANASIA DI STATO
  • Il bambino vive nonostante i pronostici medici e interagisce pur sedato.
    Ma per il giudice: “Ha bisogno di pace”, quindi va fatto morire soffocato.
    Ancora una volta, come avvenuto con Charlie e Isaiah,
    una “qualità di vita” lontana da quella che la cultura edonista ha stabilito, è ritenuta inaccettabile.
    “Capite che mio figlio è stato condannato a morte?”, ha dichiarato il padre: “Aiutateci così”.

Alfie morirà come Charlie. Il padre: “Non ci arrendiamo”

La scienza e l’utero in affitto

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Si sente spesso dire che “le ricerche scientifiche non dimostrano che esista alcun problema per un bambino a crescere senza padre o senza madre, con due maschi o due femmine...”.
Così, tirando il ballo la parola “scienza”, si vorrebbe confinare nel territorio dell’irrazionalità coloro secondo i quali padre e madre sono necessari al benessere psico-fisico di ogni creatura.

Ma queste ricerche “scientifiche”, sono davvero tali?

In verità la ricerca psicologica non è mai scientifica in senso pieno perché si applica non ad un oggetto semplice (un sasso, una piuma), ma ad un soggetto complesso, una persona, che è anima, corpo; perché ciò che viene indagato, la felicità, il benessere psichico, è escluso a priori dall’indagine scientifica di tipo galileiano, in quanto né misurabile né quantificabile.
Infatti mentre di un oggetto possiamo dire quanto pesa e quale sarà il suo comportamento in una determinata circostanza, non potremo mai fare lo stesso per una persona umana, dotata di libertà. (altro…)

Pillola del giorno dopo: la verità

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Le evidenze della scienza e le conseguenze per l’obiezione.
Ecco la verità sulla pillola del giorno dopo

Abortiva o no? Impedisce la vita dell’embrione.
Eppure l’agenzia del farmaco sostiene che agisca solo prevenendo l’ovulazione.

 

Quando una donna ha un rapporto non protetto nel giorno che precede l’ovulazione (quello più fertile e con la massima frequenza di rapporti) e il giorno dopo ovula, può concepire entro 24 ore dall’ovulazione, essendo l’uovo disponibile per 24 ore. Il concepimento può avvenire quindi entro due giorni da quel rapporto.

 

Sorge dunque un quesito: se EllaOne può essere assunta con efficacia costantemente superiore all’80% fino a cinque giorni dopo quel rapporto, e cioè fino a quattro giorni dopo l’ovulazione (avvenuta nel giorno successivo al rapporto), e tre giorni dopo il concepimento che ne fosse seguito, come può invocarsi un effetto anti-ovulatorio?

 

Eppure l’Ema (European Medicines Agency, l’ente regolatorio europeo), l’Aifa (l’ente omologo per l’Italia) e le più note Società Scientifiche sostengono che questi farmaci agiscono soltanto prevenendo l’ovulazione.
Non si può mentire su queste tematiche: è in gioco il rispetto per la vita umana dal suo inizio, valore cardine della nostra civiltà, fondamento della Costituzione e delle nostre leggi, della stessa 194 all’articolo 1 e, prima ancora, della legge 405/75 che alla «tutela della salute della donna e del prodotto del concepimento» finalizza la procreazione responsabile.

 

Disinformare su questi temi significa impedire alle singole persone di operare scelte libere proprio in quanto informate, calpestare la libertà professionale dei medici, negare ai politici la possibilità di legiferare in base a conoscenze documentate e ai giudici la possibilità di giudicare rettamente.
Mentire su questi temi è ancora più grave se a farlo è chi, per mandato, questa conoscenza dovrebbe invece garantire.

Charlie e le quattro spaccature dei pro-life

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Il caso del bambino inglese ha interrogato il mondo intero sulla vita e sulla morte. svelando i pensieri di molti cuori.
La vicenda solleva una domanda cruciale: la sofferenza ha un valore?

Non c’è via di mezzo: o la vita di ogni creatura e veramente di Dio e Dio è un padre buono, oppure l’uomo, sentendosi migliore di lui, si sostituisce al creatore, in fondo considerato sadico e crudele se permette la sofferenza di un suo figlio.
Il dramma, però, è che oggi le due visioni opposte non sono più nettamente attribuibili l’una ai cristiani e l’altra agli atei, ma si confondono fra fedeli e non. Svelando quanto la mentalità dei credenti si sia conformata a quella mondana.
È stata forse questa la principale funzione della vicenda legata alla malattia del piccolo Charlie Gard che ha interessato tutti i media occidentali: svelare i pensieri profondi di molti cuori su una questione, apparentemente di settore (cosa sia o non sia “accanimento terapeutico”), ma in realtà fondamentale (il senso e l’accettazione della sofferenza), chiarendo che non è più possibile stare nel mezzo. Bisogna scegliere, o con il mondo o con Cristo. (altro…)