La Cassazione scopre l’acqua calda: il feto è persona… o no?

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Preoccupante sentenza della Cassazione, secondo la quale «il nascente vivo non è più feto né in senso biologico né in senso giuridico, bensì una persona».

Nel frattempo, la Corte Costituzionale sembra abbia ribadito il no alla fecondazione artificiale eterologa per coppie lesbiche.
Tutti attendono di conoscere le motivazioni della sentenza per sapere se davvero un figlio debba avere genitori di sesso differente: evitiamo trionfalismi prematuri.
Non dimentichiamo che la famigerata legge 40 è stata smantellata pezzo per pezzo già da 5 minuti dopo la sua approvazione.

Dunque, in entrambi i casi, potrebbe trattarsi di davvero poca cosa: se non ci alziamo tutti in piedi e facciamo propaganda serviranno anni prima di capire che il bambino è persona fin dal concepimento.

Ecco, intanto, l’informazione sul “nascente che è un essere vivo” (!!!) dal Sole 24 Ore.

Marcia per la Vita 2019: il discorso finale di Virginia Coda Nunziante

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Cari amici,
Ringrazio tutti per lo straordinario spettacolo che oggi ci offrite.

La Marcia per la Vita cresce. Cresce nel numero: vogliamo sottrarci al balletto delle cifre, ma siamo molti di più degli anni precedenti.

Cresce come impatto nazionale e internazionale, come è evidente dai videomessaggi che abbiamo ricevuti: la più grande emittente cattolica americana sta ritrasmettendo in tutti il mondo la nostra marcia.

Ma ciò che soprattutto cresce è la nostra consapevolezza di combattere una grande battaglia morale e civile, è la nostra determinazione a non retrocedere, a non accettare compromessi, perché non sono possibili compromessi sulla vita umana innocente. Non si può accettare che nemmeno un bambino sia sottratto con la violenza al grembo della madre. E si sottoscrive questo delitto quando si accetta una legge che prevede l’aborto.

Questa legge noi la vogliamo abrogare. E’ evidente che l’obiettivo richiederà del tempo ma intanto iniziamo con lo smontare pezzo per pezzo la legge.

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Dopo Verona: Abrogare o applicare la 194?

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Sono trascorsi ormai quasi quarantuno anni dall’entrata in vigore della legge 194/1978 che ha legalizzato l’omicidio dell’innocente nel grembo materno e che ha causato la morte, finora, di oltre sei milioni di persone. Eppure, essa continua a godere di un certo pregiudizio positivo soprattutto in ambito pro-life, anche da chi tende comunque a giudicarla una norma iniqua.

Per costoro la 194 è costituita da due parti separate e distinte, quasi a formare altrettanti differenti corpi normativi: una negativa che regolamenta l’aborto volontario e l’altra positiva che indica delle possibili alternative all’aborto stesso. In particolare, gli articoli 1 e 2 della legge conterrebbero delle disposizioni tese a limitare gli aborti e ad aiutare le madri in difficoltà, che sarebbero rimaste in larga parte disattese, ossia non applicate.

Tale tesi è emersa chiaramente anche nel Congresso Mondiale delle Famiglie che si è appena concluso. Massimo Gandolfini, il leader dell’evento che ha suscitato molte polemiche per via della presenza di numerosi politici e per il patrocinio concesso dal ministero della Famiglia, ha dichiarato che «in Italia, dal 1978 ad oggi, sono stati uccisi sei milioni di bambini (…) Noi diciamo che la legge 194 va applicata tutta. Voglio ricordare che dagli anni 70 ad oggi sono stati salvati 200.000 bambini grazie ad associazioni finanziate con la beneficenza, mentre lo Stato non ci ha messo un euro (…) Dico ai politici: finanziate i primi 5 articoli della legge 194». (altro…)

“Unplanned” sfida la censura e mostra l’orrore dell’aborto

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Calano le luci. Immagini di amena vita familiare. Poi, a pochi quadri dall’inizio, il pugno arriva diritto nello stomaco. Assisti a un aborto. Ricreato per il cinema, lo sai, ma in quel momento lo dimentichi apposta, hai già sospeso la tua incredulità, sei totalmente dentro, sei là dove e mentre sta accadendo. Ti dimeni sulla poltroncina, incapace di resistere. Vorresti strapparti le vesti, vuoi vomitare. Boccheggi, ti manca l’aria, pensi di mandare tutti alla malora e scappare lontano. La testa ti gira. Lo odi quel film, lo maledici, specie il momento in cui hai deciso di entrare in sala. Chiudi orecchi e occhi, non vuoi sapere nulla, niente di niente, risvegliarti dall’incubo a mille miglia di distanza. Senti invece le immagini scenderti nella carne, entrarti dentro. “Basta!”, sbotti dentro di te, e quasi lo dici ad alta voce. Vuoi accendere la luce, uscire dal tunnel, liberarti dagli spettri. Sì, è proprio un film adatto a tutti nonostante la censura, un film da far vedere a tutti.

Si intitola Unplanned ed è la cosa peggiore del mondo. Tratto dal libro omonimo del 2011, è la storia vera e nota di Abby Johnson, che oggi ha 39 anni. Quando ne aveva 29 ha visto un aborto monitorato agli ultrasuoni (1).

Il punto è che agli abortisti fa scandalo che una donna possa vedere e sentire il figlio che sta per sopprimere. Il NARAL lo dice apertamente: «Le leggi sull’obbligatorietà degli ultrasuoni non hanno giustificazione medica e sono pensate dai politici anti-choice solo per intimidire, vergognare e molestare le donne che vogliono l’aborto» (2).

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Vigliaccheria, oblio e silenzio nella giornata per la vita

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Vita, l’oblio della nostra giornata della Memoria

In quanti sanno che c’è stata la Giornata per la vita?
In pochi, anche perché i vescovi tendono a tacere su aborto, eutanasia, utero in affitto e contraccezione.
I nemici della vita sono stati più bravi degli amici della vita.
E per un certo mondo cattolico moralità coincide ormai con giustizia sociale. 

Una buona fetta di persone sa qual è il giorno in cui iniziano i saldi. Una buonissima fetta di persone, anzi: i più, non sa qual è il giorno in cui ogni anno la CEI dedica una giornata intera alla vita, una vita spesso in saldo. Quel giorno cade oggi.

Dicevamo che il popolo ignora l’esistenza di questa giornata, ma così avviene e non di rado anche per il popolino cattolico che  se ne rammenta solo se il sacerdote lo ricorda durante la messa domenicale (se lo ricorda).
Una dimenticanza che esprime un disinteresse verso la vita in quanto tale.
Ammettiamolo, non siamo più capaci di riconoscere la gravità di atti quali la contraccezione, l’aborto, la fecondazione artificiale e l’eutanasia. Siamo assuefatti al male.
Per quale motivo?
Cosa è successo nella coscienza collettiva del cattolico della domenica?

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Rovereto (TN): terroristi contro attivisti pro-life

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PRESEPE SCOMODO A ROVERETO: ATTENTATO DI MATRICE SOCIALISTA

Ci siamo: il rogo nella chiesa “pro life” è terrorismo

Il rogo al portone della chiesa di Rovereto va chiamato col suo nome: un attentato terroristico per imporre il silenzio contro la strage degli aborti. Il parroco di San Rocco alla Bussola: “Da tempo siamo nel mirino degli anarchici per i nostri Rosari davanti all’ospedale. Ora abbiamo paura, ma sappiamo che dire la verità sull’aborto è il nostro compito”. 

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ROVERETO (TN) – Saranno le indagini dei carabinieri di Rovereto a individuare gli autori del rogo che la scorsa notte ha distrutto completamente il portone d’ingresso della chiesa di San Rocco.
Ma un primo punto fermo si può comunque mettere: difendere la vita nascente dalla cultura della morte imperante, da oggi in Italia può diventare materia da antiterrorismo.
E’ questo l’aspetto più inquietante che si evince dai primi riscontri a seguito dell’attentato incendiario delle 5.50 davanti al sagrato della chiesa del ‘600, annessa a una scuola superiore e che da qualche mese ha iniziato ad ospitare anche l’adorazione eucaristica perpetua.
A cominciare dalla firma lasciata sul posto e che non lascia spazio a molte interpretazioni. Sul muro a fianco della chiesa è comparsa una scritta spray inequivocabile: “I veri martiri sono in mare”.

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V&V: follie giuridiche del “caso Cappato”

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Il Comitato fondato da M. Palmaro evidenzia contraddizioni e pericolosità dell’ordinanza 207/2018 resa dalla Corte Costituzionale.
Non solo per giuristi: leggiamo tutti per capire dove ci sta portando questa magistratura!

La Corte Costituzionale genera inquietudine nel caso Cappato

L’ordinanza 207/2018 resa dalla Corte Costituzionale nel caso Cappato genera inquietudine ed apre a scenari di grave lacuna nella difesa del bene giuridico della vita.

Se da un canto la Corte ribadisce la incostituzionalità dell’istigazione (o del rafforzamento) dell’altrui volontà suicida, dall’altro, mediante argomentazioni vaghe e contraddittorie, ritiene che l’assistenza al proposito suicida sia invece ammissibile.

Secondo la Corte, bisogna considerare «specificamente situazioni come quella oggetto del giudizio a quo: situazioni inimmaginabili all’epoca in cui la norma incriminatrice fu introdotta, ma portate sotto la sua sfera applicativa dagli sviluppi della scienza medica e della tecnologia, spesso capaci di strappare alla morte pazienti in condizioni estremamente compromesse, ma non di restituire loro una sufficienza di funzioni vitali».

Nelle ipotesi, come quella del caso di specie, in cui la persona sia:
– affetta da una patologia irreversibile,
– fonte di sofferenze fisiche o psicologiche, che trova assolutamente intollerabili,
– la quale sia tenuta in vita a mezzo di trattamenti di sostegno vitale,
– resti capace di prendere decisioni libere e consapevoli»,

l’aiuto al suicidio «può presentarsi al malato come l’unica via d’uscita per sottrarsi, nel rispetto del proprio concetto di dignità della persona, a un mantenimento artificiale in vita non più voluto e che egli ha il diritto di rifiutare».

Il bene vita viene rimesso quindi ad una serie di criteri del tutto generici ed opinabili, e soprattutto viene sancita la incompatibilità tra la prosecuzione della vita e la dignità dell’individuo, assurgendo simultaneamente il suicidio a strumento di preservazione dello “sviluppo della persona umana”.

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Perché il Movimento per la Vita sceglie Mancuso?

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In una Diocesi recentemente passata alla cronache per una ambigua lettera pastorale in cui si ventila la possibilità della comunione per i divorziati risposati… rispuntano vecchie e nuove contraddizioni del MpV.
Il CAV di Mantova organizza per domani un convegno intitolato “Mi fido di te” con un unico relatore, Vito Mancuso.
Ma cosa c’entra un personaggio del genere con la difesa della vita umana dal concepimento alla morte?
Che contributo può dare l’ex prete e collaboratore di Repubblica specializzato nella demolizione dei dogmi della Chiesa e della sua morale?
Occorre dunque fare attenzione con quale Movimento per la Vita eventualmente collaborare.

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I Centri di Aiuto alla Vita sono una delle più belle realtà di volontariato presenti in Italia. Da oltre quarant’anni rappresentano le sedi operative del Movimento per la vita, rispondendo in modo concreto alle necessità delle donne che vivono una gravidanza difficile o inattesa. Ogni anno circa 60mila donne delle quali la grande maggioranza è in attesa di un bambino vengono assistite in vario modo. Si tratta di una alternativa concreta al dramma dell’aborto.

Tuttavia c’è qualche CAV che sembra ora interessarsi, più che all’omicidio del nascituro, al femminicidio, un tema che come noto è socialmente più gradito e meno fastidioso per la cultura dominante che non l’aborto.
Sarebbe molto bello poter credere che tanta mobilitazione contro la violenza sulle donne sia davvero mossa dall’amore verso le donne.
Invece il vero obiettivo del martellamento mediatico sul (cosiddetto) femminicidio (vedere anche http://www.ilgiornale.it/news/politica/allarme-maschicidi-uomini-vittime-quanto-donne-nessuno-ne-1537979.html NdR) è sempre e solo lo stesso: l’autodeterminazione della donna, intesa però solamente come libertà sessuale.
Ovvero l’affermazione di un modo di vivere la sessualità che risponda alla pansessualizzazione attuale: sesso come libertà individuale e non di relazione, sesso come compimento di ogni desiderio, che diventa diritto.

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Parla Carol Everett, ex dirigente di cliniche dell’aborto

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“Il nostro obiettivo era di avere dai 3 ai 5 aborti per ogni ragazza di età tra i 13 ed i 18 anni”

Si ricorda la petizione online contro l’aborto:
PER GLI EMILIANO-ROMAGNOLI
http://www.fattisentire.org/firmiamocontrolabortoiner/

Carol Everett, il racconto sioccante e drammatico della sua vita in una clinica per aborti.
Prima venditrice di materiale sanitario, poi venditrice di aborti, poi dirigente della clinica…..infine la verità.
Le cliniche USA: comportamenti simili a quelli di tanti Consultori Familiari della Ausl italiane.
Riconoscere il male fatto, la grazia ricevuta, e testimoniare la vita agli altri.

Ecco l’intervista nella traduzione di Sabino Paciolla.

 

Come è stata coinvolta originariamente nell’industria dell’aborto?

Sono stata coinvolta nell’industria dell’aborto nel disperato tentativo di giustificare il mio stesso aborto. Due settimane dopo Roe v. Wade (la sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti d’America che nel 1973 aprì la porta alla legalizzazione dell’aborto negli USA, ndr), mi sono trovata incinta della terza gravidanza, non era opportuna. Ero sposata. Mio marito disse: “Sai, l’aborto è la risposta”. Non ci ho pensato molto, e nessuno mi ha detto di fermarmi. E nel momento in cui ho avuto quell’aborto ho capito che avevo ucciso il mio bambino…..dove vai dopo quella esperienza? Non puoi condividerla con la tua migliore amica, o con tua madre. Ma quello che ho capito è che potevo manipolare quei sentimenti e dire alle altre donne quanto fosse grande l’aborto. Ed era facile sviluppare (tale idea) nell’industria dell’aborto, vendendo aborti ogni giorno. E poi si è trasformato in qualcosa di più. E’ diventato un gioco di numeri. E’ diventato un gioco di soldi.

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Aborto: il film che ci proibiscono di vedere

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Ha raggiunto i 2 milioni di dollari di incasso dopo appena una settimana di proiezione (iniziata il 12 ottobre), si è piazzato tra i primi 10 film al botteghino a livello nazionale, eppure il film Gosnell – Il processo del più grande serial killer d’America sta subendo una ‘curiosa’ censura, visto che quasi 200 teatri hanno deciso nel frattempo di eliminarlo dalla loro programmazione.
Una storia che comincia da lontano e comprende le censure di facebook e youtube ad immagini e tematiche anti-aborto e anti-gender.

Il film in questione, di cui Il Timone si è già occupato, si basa sulla storia vera di Kermit Gosnell, un ginecologo condannato all’ergastolo nel maggio 2013 per l’uccisione di tre bambini nati vivi dopo un fallito aborto, l’omicidio colposo di Karnamaya Mongar (morta nel 2009 in conseguenza di una procedura abortiva), 21 aborti oltre il limite delle 24 settimane fissato dalla legge della Pennsylvania, nonché per altre 211 violazioni della norma sul consenso informato. E questi sono «solo» i casi che la giustizia americana è riuscita a provare con certezza, dunque escludendo le accuse senza prove a sufficienza ed escludendo le centinaia di bambini soppressi nel grembo materno con il favore della legge.

La storia di Gosnell è evidentemente indigesta alla propaganda che presenta l’aborto come un «diritto» perché ne svela tutti gli orrori e le menzogne. Non per nulla il film, come già il processo del medico killer, è stato snobbato dalla grande stampa e – tra ostacoli vari, incluso l’ostracismo da parte del circo di Hollywood – ci sono voluti tre anni dopo la fine delle riprese (ottobre 2015) prima che i suoi produttori riuscissero a concludere un accordo per la distribuzione della pellicola. Fino appunto all’ultima novità: dai 668 teatri che hanno proiettato il film nel primo fine settimana si è passati ai 488 teatri del secondo weekend, stando alle cifre fornite da LifeNews. Eppure, come hanno spiegato i produttori allo stesso giornale, il film «sta andando incredibilmente bene nonostante gli attacchi da tutte le parti. I veterani del settore affermano di non aver mai assistito a una simile campagna da parte dell’establishment per chiudere un film di successo».

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