Parla Carol Everett, ex dirigente di cliniche dell’aborto

Minacce alla vita

“Il nostro obiettivo era di avere dai 3 ai 5 aborti per ogni ragazza di età tra i 13 ed i 18 anni”

Si ricorda la petizione online contro l’aborto:
PER GLI EMILIANO-ROMAGNOLI
http://www.fattisentire.org/firmiamocontrolabortoiner/

Carol Everett, il racconto sioccante e drammatico della sua vita in una clinica per aborti.
Prima venditrice di materiale sanitario, poi venditrice di aborti, poi dirigente della clinica…..infine la verità.
Le cliniche USA: comportamenti simili a quelli di tanti Consultori Familiari della Ausl italiane.
Riconoscere il male fatto, la grazia ricevuta, e testimoniare la vita agli altri.

Ecco l’intervista nella traduzione di Sabino Paciolla.

 

Come è stata coinvolta originariamente nell’industria dell’aborto?

Sono stata coinvolta nell’industria dell’aborto nel disperato tentativo di giustificare il mio stesso aborto. Due settimane dopo Roe v. Wade (la sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti d’America che nel 1973 aprì la porta alla legalizzazione dell’aborto negli USA, ndr), mi sono trovata incinta della terza gravidanza, non era opportuna. Ero sposata. Mio marito disse: “Sai, l’aborto è la risposta”. Non ci ho pensato molto, e nessuno mi ha detto di fermarmi. E nel momento in cui ho avuto quell’aborto ho capito che avevo ucciso il mio bambino…..dove vai dopo quella esperienza? Non puoi condividerla con la tua migliore amica, o con tua madre. Ma quello che ho capito è che potevo manipolare quei sentimenti e dire alle altre donne quanto fosse grande l’aborto. Ed era facile sviluppare (tale idea) nell’industria dell’aborto, vendendo aborti ogni giorno. E poi si è trasformato in qualcosa di più. E’ diventato un gioco di numeri. E’ diventato un gioco di soldi.

Quanto è stato difficile essere coinvolti? Perché, da quello che capisco, alla fine avete finito per gestire una clinica.

Beh, non è stato difficile per me. Ho lavorato per un uomo, ho venduto forniture mediche. Sono stata una delle prime venditrici di Dallas, alcune persone ricorderanno quell’epoca. E io chiamavo i medici ogni giorno, e ci arrivò un cliente online con l’azienda di forniture mediche che era molto redditizia. Lui ha indagato, ha trovato che era una clinica per l’aborto, decise di aprirne una sua. Poco prima che ce ne rendessimo conto, aveva quattro cliniche per l’aborto che operavano nella zona di Dallas, in Texas. E venne il giorno in cui mi disse: “Prova a vendere aborti mentre vendi forniture mediche, ti darò una commissione di venticinque dollari”. L’ho fatto per un po’ di tempo e poi mi ha chiamata e ha detto: “Vorresti entrare in azienda e gestire la clinica?” Ed è stato allora che la mia attività si è evoluta nell’industria dell’aborto. Ho visto le potenzialità nel cambiare le tecniche di vendita al telefono, perché le persone che rispondono al telefono nelle cliniche dell’aborto fanno telemarketing, cioè vendono per telefono. L’esperto di gravidanza è colui che chiama, la donna compra sulla base di nessun esame fisico. Nessuna test, perché loro sono gli esperti. E ho più che raddoppiato il business dell’ospedale in appena un paio di mesi.

Come era quel processo di vendita di aborti?

Tutto quello che ho fatto è stato cambiare le tecniche di vendita al telefono. E l’aborto è diventato l’unica risposta. Non eravamo veramente dei consulenti, facevamo solo telemarketing. Li abbiamo chiamati consulenti telefonici, ma è diventato un qualcosa del genere: la ragazza chiamava e diceva: “Penso di essere incinta”. Ancora vanno su Internet, ma sono convinta che quando sono pronte a prendere una decisione, prendono il telefono e chiamano. Il copione era: “Possiamo occuparci di questo problema. Non c’è bisogno che nessuno lo sappia”. E poi chiediamo: “Qual è il primo giorno del suo ultimo ciclo normale?” La ragazza calcola quella data se mai non lo sapesse, la dà a quel cosiddetto consulente, che la mette su una ruota che viene effettivamente utilizzata per calcolare la data di nascita del bambino. Ma non parla di compleanni o del bambino, dice: “Sei incinta di 8 settimane”. Ora pensa a questo. Che cosa ha fatto? Ha appena confermato la peggiore paura di questa giovane donna, e ha iniziato il processo di vendita di questa procedura di aborto. Voi pensereste che la ragazza dica: “Fermati, come puoi dirmelo per telefono?” Ma ricordate, questo è l’esperto di gravidanza. Quel seme è stato piantato, quella paura è stata confermata. La domanda successiva è: “Sono buone o cattive notizie?” e, naturalmente, sono cattive notizie, altrimenti lei avrebbe chiamato una clinica per aborti. Così quando risponde, “cattive notizie”, di nuovo, lei è rassicurata che possiamo prenderci cura del suo problema, nessuno avrà bisogno di sapere.

E ora arriva il momento del “porta dentro i tuoi soldi”. Ma devono identificare la paura. Ora, perché devono identificare la paura? Usano questa paura per rivendere l’aborto ogni volta che la ragazza si allontana. I suoi genitori non devono saperlo, non devi perdere la squadra di professionisti (in cui lavori), non devi perdere il lavoro. E presto la ragazza sputa fuori la paura, non si rende conto che sta dando loro tutto ciò di cui hanno bisogno per confermare che l’aborto è la risposta. E poi parlano di soldi. “Sono 500 dollari. Aspetta un minuto, aspetta un minuto, non farti prendere dal panico”. Prima di tutto, dicono: “Puoi beneficiare di un finanziamento a fondo perduto fino al 40% del costo del tuo aborto”. E fanno un piccolo test con lei, naturalmente si pongono le domande per vedere se possa ottenere la sovvenzione e vedere se una fondazione negli Stati Uniti possa finanziare fino al 40% dell’aborto di una donna che risultasse essere a basso reddito. E se non è possibile, “vai a prendere i tuoi soldi, prendi in prestito i tuoi soldi, di’ alla tua amica che avrai un lavoro, e che la ripagherai in pochi mesi”. Non ci sono aborti gratuiti. Se l’aborto fosse così buono per le donne, perché non è gratis?

E la cosa successiva è che devono farla entrare (nella sala aborti, ndr) il più velocemente possibile. Se è prenotata con un appuntamento troppo lontano, andrà da qualche altra parte. Ma la fai entrare il più presto possibile perché non vuoi che abbia il tempo elaborare la cosa, non vuoi che abbia un sistema di supporto che arriva e dice: “Ehi, aspetta un minuto, tu puoi avere questo bambino”. Basta metterla dentro e sai che è accolta alla porta. Si affretta di nuovo a guardare il suo stesso test di gravidanza su cui cominciano i dubbi. Se comincia a vederlo positivamente, la afferrano per il gomito, fanno di tutto per attirare la sua attenzione e dicono: “Mi dispiace tanto, vuoi prenderti cura proprio ora?” E troppe di quelle ragazze procedono e dicono di sì (all’aborto).

All’interno dell’industria dell’aborto, le persone che vi lavorano sono imprenditori grossolani o si considerano guerrieri della giustizia riproduttiva o è una combinazione di entrambi?

È una combinazione di entrambi. Ci sono delle brave persone che cercano davvero di aiutare le donne. Ci sono donne che hanno abortito e che giustificano il proprio aborto. Ci sono sopravvissute all’incesto e agli stupri che sono ferite. Ma qualunque cosa ci sia all’interno di quella clinica per l’aborto, guardale: sono persone ferite, sono individui feriti. Denti digrignati, pugni serrati. Non sono persone felici, fanno del male alle persone, e noi dobbiamo vederle così. Tranne che per la grazia di Dio, ecco Carol Everett. E così cerco di vederli in un modo diverso. Ma l’altra cosa che dobbiamo ricordare mentre procediamo su questo è che ci sono due tipi di persone, ci sono in alto le persone avide come lo ero io che stanno facendo soldi. E poi ci sono in basso persone che sono oneste. Ma ricordate questo: non vendono mai la vita in nessun momento. Non parlano affatto di continuare la gravidanza. Non parlano mai di adozione, non parlano mai di paternità, parlano solo di aborto, quindi indipendentemente da cosa sono, vendono il loro prodotto (cioè l’aborto, ndr).

Ha detto prima che c’erano diversi modi per garantirsi che quelle ragazze ritornassero ad essere clienti. Quali erano questi modi?

Volevamo essere certi che noi piacessimo a quelle ragazze, e naturalmente eravamo gentili con loro. Ma distribuivamo preservativi difettosii ai ragazzi – non abbiamo comprato i migliori preservativi che conoscevamo, abbiamo comprato preservativi di seconda scelta o difettosi. E quando le ragazze sono venute per il loro aborto abbiamo dato loro un pacchetto di pillole anticoncezionali. Abbiamo detto loro di iniziare a prenderle il sabato, in questo modo non avrebbero mai avuto una pillola nel fine settimana. E abbiamo distribuito pillole anticoncezionali a basso dosaggio [che] sapevamo che dovevano essere prese efficacemente alla stessa ora ogni giorno per fornire un livello di efficacia. Sapevamo che la maggior parte delle ragazze non le avrebbero prese all’ora precisa, e sapevamo che sarebbero rimaste incinte di nuovo. E in realtà, quelle erano le ragazze che abbiamo incontrato quando abbiamo frequentato le scuole e alle quali abbiamo distribuito le pillole anticoncezionali a basso dosaggio, e che sapevamo sarebbero rimaste incinte. Il nostro obiettivo era di ottenere dai tre a cinque aborti per ogni giovane donna tra i 13 e i 18 anni.

Quante volte ha avuto successo?

Un grande successo. Oltre il 50%. Ho visto una donna che ha avuto il suo nono aborto. Sai, siamo diventati amici con alcune di quelle donne. Abbiamo avuto una donna che aveva una relazione e sarebbe rimasta incinta per ottenere un cappotto di visone o un anello di diamanti. Purtroppo, abbiamo sentito molte di quelle storie, e ora, con un tasso di ripetizione (dell’aborto, ndr) di quasi il 50% in tutta la nazione, l’aborto è un metodo di controllo delle nascite per molti.

Direbbe che le grandi aziende dell’aborto come Planned Parenthood impiegano le stesse tattiche quando fanno pressione per l’educazione sessuale e quando propongono la contraccezione e il controllo delle nascite? Lei dice che ci sono alcuni cosiddetti “onesti”, ma fa parte del loro modello di business o fa parte della loro ideologia?

Penso che faccia parte dell’ideologia al vertice, ma naturalmente le persone che lo fanno non lo capiscono. La maggior parte di loro sono buoni. Ma devi ricordare: chiediti che cosa spinge Planned Parenthood quando va in una scuola. Andate online, guardate il loro Teen Wire, guardate i loro siti web, guardate cosa dicono a questi ragazzi che possono fare. Parlano di perversione e ogni sorta di atti sessuali malati. La verità della questione è che stanno dicendo loro di fare sperimentazione in una età che è sempre più giovane. E sappiamo che stanno distribuendo preservativi in alcune scuole del New Jersey già a sette anni. Quei bambini non hanno bisogno di sapere niente a riguardo. Ora hanno un libro per bambini di due anni [chiamato] Che cosa ha bisogno di sapere un bambino di due anni sul sesso? Planned Parenthood ha un ordine del giorno di “diventiamo gravide”, ma non lo troverete mai per iscritto, e nessuno lo ammetterà mai. E’ solo una parte di chi e cosa sono. Ma guardate cosa fanno, capite quello che fanno. E poi chiedetevi perché mai lo fanno. Non parlano mai di astinenza. Quando parlano di astinenza, dicono oh, dovresti astenerti, l’astinenza è il modo migliore, ma non lo farai, quindi ecco come fare sesso sicuro. Ogni volta che qualcuno parla di sesso sicuro, o distribuisce preservativi, o addirittura parla a bambini con entrambi i sessi presenti, non stanno cercando di fermare l’attività sessuale. Stanno cercando di promuoverla.

Che tipo di cose ha visto all’interno delle cliniche dell’aborto che si potrebbe mostrare al pubblico?

Mostrerei che non possono usare strumenti sterili se hanno cinquanta pazienti in un giorno.  Se lavorano con due abortisti che vogliono fare 10-12 aborti all’ora. Possono iniziare con strumenti sterili, ma non c’è modo di lavare questi strumenti ad una velocità di 10-12 all’ora e sterilizzarli e raffreddarli in tempo per poterli riutilizzare. Quando il primo aborto [è fatto] e lo portano nel rifornimento centrale, il tecnico deve controllare le parti del corpo del bambino per essere sicuro che tutte le parti siano lì perché altrimenti, il medico dovrà tornare dentro. Poi laverà gli strumenti, li avvolgerà, li metterà nello sterilizzatore, li porterà a 270 gradi per 20 minuti. E quando lo avrà fatto, poi, dopo aver lasciato uscire il vapore che impiega qualche minuto, bisogna lasciarli raffreddare. E ho visto medici prendere strumenti caldi e usare una garza per dilatare la cervice della donna. Bruciavano il collo dell’utero di quella donna perché quegli strumenti erano così caldi che non riuscivano a tenerli con le proprie mani. E poi dopo un po’ si arrendevano perché 20-24 aborti all’ora, con un set di 21 strumenti, non c’è modo. E così quello che succede è che ricorrono a qualcosa come il cydex, e dopo che usano qualcosa come il cydex dove tu li metti in ammollo, e non è possibile tenerli a mollo per venti minuti per renderli sterili, così li puliscono semplicemente.

Generalmente parlando, la persona media pro-aborto del pubblico dirà, e probabilmente crederà, che il bambino che viene rimosso non è altro che un grumo di cellule o solo un grumo di tessuti fetali. Com’è realmente?

Non appena un aborto è stato praticato, il bambino deve essere ricostruito per essere certi che sia tutto lì. Ora, pensate a questo. Sei settimane, devono essere sicuri che la piccola testa sia lì, e che gli arti piccoli siano lì. Sì, possono anche essere come la paraffina, ma sono lì, traslucidi, ma ci sono – e devi controllare. E man mano che crescono e diventano sempre più grandi, naturalmente, il turgore muscolare è molto più accentuato, ma ad ogni livello bisogna essere certi che ogni parte del corpo del bambino sia stata rimossa. E quando hanno dodici settimane di vita, li si ricostruisce. Ricostruite un bambino e lo lasciate su una garza proprio lì per essere certi di avere tutti i pezzi.

Com’è stato vedere veramente un bambino dopo un aborto?

Sono sempre distrutti, le parti del corpo del bambino sono sempre distrutte. A meno che non si tratti di un secondo o terzo trimestre di aborto, allora sono così forti che non si fanno a pezzi. E alcuni di questi non andranno in pezzi. Così rimani con una testa che si stacca dal corpo, direi a 32 settimane.

Come reagisce la gente nel vedere questo? Perché una delle cose interessanti è che ho sentito ex operatori di aborti come Abby Johnson dire che quando lei ha visto un bambino fondamentalmente disintegrarsi davanti ai suoi occhi con un apparecchio ad ultrasuoni – questo è quello che ha fatto. Ma quello che mi stai descrivendo è un processo per cui vedi i bambini “ricostruiti” con le parti del suo corpo. Dopo aver visto questo che cos’è che ti permette di continuare a negare l’evidenza?  

Ti dici a te stessa che stai aiutando quella donna. Sai che è sbagliato, ma ti dici che stai aiutando quelle donne e quindi vai in giro e lo dici. Se uno del mio personale avesse una sorta di attacco e cominciasse a vedere qualcosa che non va direi: “Ricordati che hai aiutato una donna, hai aiutato una donna”, e questo era il nostro mantra. Questo è quello che abbiamo detto.

Questa situazione ha mai avuto un impatto sulle persone all’interno delle cliniche, vedendo i risultati dell’aborto?

Ho avuto una donna che mi ha abbandonato molto presto quando ero da poco lì dentro. Lavorava nella prima clinica in cui ho lavorato, ed era il tecnico di approvvigionamento centrale. E’ stata lei a ricostruire i bambini in continuazione, a metterli a terra, a smaltirli e a pulire gli strumenti. E una mattina arrivò e disse: “Non ce la faccio più. Ho avuto un incubo ieri sera.Quei bambini erano seduti su quel lavandino con le gambe incrociate che sembravano cherubini che mi salutavano, e non posso partecipare all’uccisione di un altro bambino”. E lei se n’è andata. Ho sempre ammirato quella donna. Almeno lei era convinta di quello che credeva. E di solito li pagavamo così con tanti soldi che non potevano farne tanti da nessun’altra parte, così rimanevano con noi, ma a lei non importò. Lei rimase ferma in ciò che credeva.

fonte: LifeSiteNews

 

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