Alfie è vittima di ospedale e giudici cattivi?

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PRIMA CHE ALFIE VENGA UCCISO
si raccomanda la lettura e l’ampia diffusione del fondo di Cascioli per la Nuova Bussola.

Se vogliamo evitare l’ennesima demoralizzazione dei cattolici, sembra indispensabile tentare di far capire che la questione
– non verte su un ospedale sporco e brutto,
– né sulla cattiveria dei giudici,
– bensì della natura totalitaria della democrazia moderna (G.P. II, Centesimus annus, n° 46).

Questo è il vero accanimento su Alfie: il ppiccino smaschera il vero volto totalitario di uno Stato che vuole determinare quali vite siano degne, e ci richiama al senso della nostra vita, contro ogni riduzione.

Cos’è che fa così tanta paura in un bimbo malato di neanche due anni e nei suoi giovani genitori, tanto da sbarrare le porte dell’ospedale con la polizia e chiudere gli aeroporti?
Perché ci deve essere un pericolo grosso se c’è bisogno di tanto sfoggio di forza, se c’è bisogno di mentire continuamente per giustificare la prigionia di Alfie nell’Alder Hey Hospital.

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Via libera dall’AIFA alla pillola per cambiare sesso

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L’Agenzia italiano del farmaco – che opera sotto la direzione del Ministero della Salute (Beatrice Lorenzin) – dopo la pillola del giorno dopo ci regala un’altra pillola mortifera.

Via libera alla pillola per cambiare sesso in caso di disforia di genere. Come riportato dal quotidiano “La Verità”, a riguardo, è arrivato infatti il parere favorevole della Commissione tecnico scientifica dell’Agenzia italiana del Farmaco (AIFA) – secondo la quale la pubertà sarebbe “incongruente con l’identità di genere” – e per questo le persone gender variant , in possesso di una diagnosi di un esperto in salute mentale e del consenso informato dell’interessato e dei genitori, potranno fare richiesta della triptorelina, un medicinale erogabile a carico del servizio sanitario nazionale, in grado di “congelare” la pubertà in attesa di “tempi migliori” dal punto di vista della consapevolezza della propria identità sessuale.

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La morte procurata di Patrizia

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La nostra umanità residua

La morte procurata di Patrizia Cocco – la sua uccisione ad opera dei medici, questa è l’espressione corretta che, ancora per poco, ci lasceranno usare – è un evento che parla da solo sul reale contenuto di questa legge che, ormai da molti mesi, cerco di spiegare dove vengo invitato.

A cosa serve la legge sulle DAT? Ad uccidere i malati, prima che la natura faccia il suo corso.

Nient’altro: non serve ad altro! Anzi, sì: serve ad uccidere anche i disabili o i malati gravi, anche se non l’hanno chiesto; serve a non salvare la vita – anche quando è possibile – di persone che hanno perso la coscienza.

Cosa serve la sedazione palliativa profonda prevista dalla legge? Ad uccidere il paziente senza farlo soffrire.

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Pamela – Oseghale: e la droga?

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Nessuno vuole dire che il problema è la droga

Hanno incolpato anche loro per la fuga di Pamela, fatta a pezzi dal nigeriano, uno spacciatore clandestino, Innocent Oseghale. Eppure la comunità terapeutica Pars di Civitanova Marche ha salvato tanti giovani dalle dipendenze, come testimoniano loro stessi in un libro Il miele e la neve. Il ritorno di chi si era perso, l’avventura della Pars, dove si descrivono quanti miracoli possa fare una comunità terapeutica quando “l’educazione, che implica la libertà, viene messa al centro”, spiega alla Nuova BQ, José Berdini, responsabile della Pars.

Sull’omicidio di Pamela, secondo lui si è detto di tutto, tranne che “il vero problema: la droga. Il disastro non nasce solo con l’immigrazione ma da una cultura che normalizza la droga! Non lo dice nessuno perché ormai è un tabù rinforzato da un asse”.

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Lo Stato contro gli ospedali cattolici?

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Il conflitto che verrà

Non ignoro che la legge appena approvata non contenga una specifica disciplina in tema di obiezione di coscienza per i medici”.
Rispondendo all’interrogazione del deputato della Lega, Alessandro Pagano, al question time di mercoledì alla Camera, il Ministro Lorezin ha dovuto riconoscere la fondatezza delle preoccupazioni esposte dai gruppi pro life, dalle associazioni di giuristi e dalle organizzazioni dei medici durante tutto l’iter della discussione della legge sul biotestamento e volutamente trascurate dai relatori del testo e dalle forze politiche che hanno sostenuto il provvedimento.
La Lorenzin ha quindi assicurato che sarà possibile per gli operatori sanitari applicare l’obiezione di coscienza sulle Dat, le disposizioni anticipate di trattamento appena approvate dal Parlamento. È mia intenzione – ha detto – immediatamente dopo la pubblicazione della legge, incontrare i rappresentanti delle strutture sanitarie private cattoliche, per condividere con loro opportune modalità applicative della legge.

Sul tema è anche intervenuto il Segretario di Stato vaticano card. Pietro Parolin, che ai microfoni di Tv2000 ha detto che l’assenza dell’obiezione di coscienza è uno dei punti carenti di questa legge e che è una posizione legittima quella degli ospedali cattolici che hanno preannunciato che potrebbero fare obiezione di coscienza non applicando su alcuni punti la legge. (altro…)

DAT-Eutanasia: esame di coscienza… di bolognesi

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Da domani, salvo miracoli, sarà permessa l’eutanasia in Italia e forse la colpa è… di noi cattolici.
Per questo vi chiedo di partecipare a un esame di coscienza comune.

  • La presenza di noi bolognesi ai due ultimi Family day è stata importante. Dopo quegli eventi di Piazza, cosa abbiamo fatto? Abbiamo fatto “un po’ di Family day” ogni giorno e qui, all’ombra delle Due Torri?
  • La vita interiore e di preghiera è il fondamento di tutto, poi i doveri familiari e lavorativi. Ma agli occhi di Dio e di Sua Madre non abbiamo anche dei doveri civici? Aspettarci dal Cielo quel che, invece, dobbiamo fare noi non è tentare Dio?
  • La Diocesi: si fanno veglie, giornate, decennali e conferenze su conferenze: basterà per riportare Bologna ai piedi della Madonna di San Luca?
    Molte associazioni e centri decisionali sono infiltrati da uomini del PD e loro amici. Tanti coraggiosi gruppi laicali e pro life sono defunti e non risorgeranno perché ci dicono “bisogna evitare contrapposizioni”. Ci siamo resi conto che a forza di dialogo il movimento cattolico bolognese è morto?
  • I partiti: il PD ci corrode e incombono i Cinque Stelle, che hanno votato le DAT e tante delle altre leggi contro la vita e la famiglia (1). Il Centro-Destra ci parla solo di illuminazione stradale e di rusco (2). Ai vecchi traditori seguaci di Alfano subentrano dei travestiti che si proclamano Popolo della Famiglia: ma entrambi hanno nel DNA il “cedere qualcosa per non perdere” e sono pronti a mediare ciò che per definizione è non-negoziabile. Crediamo ancora che mettere un “nostro uomo” in Parlamento sia utile? Non è meglio provare a farci ascoltare da quelli che già ci sono?

Amici,
le autorità civili e religiose non ci sono quasi più: nessuno farà ciò di cui c’è bisogno. Tornano alla memoria le celebri parole di un Papa santo: «la forza principale dei cattivi è la viltà e la debolezza dei buoni, e tutto il nerbo del regno di satana sta nella fiacchezza dei cristiani» (3).
È tempo che i figli fedeli di San Petronio tornino a dedicare cinque minuti ogni giorno all’impegno civico: sarebbe stolto pensare che l’attuale disastro etico venga risolto senza fare nemmeno quel poco che è alla nostra portata.

Entro il fine settimana partiremo con una petizione per denunciare quanto viene fatto dalla Regione attraverso le Ausl: http://www.fattisentire.org/petizione-sanita/
Proviamo non solo a firmarla, ma a farla firmare: è poco, ma è alla portata di tutti. (altro…)

Biotestamento, la legge che trasforma il medico in boia

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Si ammaina la bandiera dello ius soli e si dà massima priorità il bio testamento.
È questo l’esito della riunione dei capigruppo del Senato, che ha inserito al primo punto del calendario dei lavori dell’Aula l’esame del ddl sul fine vita e ha lasciato all’ultimo quello sulla riforma della cittadinanza per gli immigrati.

[Per chi desidera protestare, è urgente scrivere a senatori: da questa pagina trovate quelli eletti nella vostra Regione: http://www.senato.it/leg/17/BGT/Schede/Attsen/Regioni/01.html ]

Non avendo alcun reale risultato da portare in campagna elettorale, il Partito Democratico ha deciso di puntare questo fine legislatura su una legge ideologica che strizza l’occhio all’elettorato della sua sinistra, nel tentativo di riattrarre anche quell’insieme di sigle che ora guardano al presidente del Senato Grasso.
La decisione è stata semplice tra i due cavalli di battaglia della sinistra radicale, sullo ius soli mancano i numeri, sulle Dat (Dichiarazioni anticipate di Trattamento) possono invece contare sul sostegno dei Cinque Stelle, allineati alle stesse sensibilità “democratiche” per quanto riguarda i temi bioetici. (altro…)

Omofobia, i numeri flop di un falso allarme

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L’omofobia è l’unicorno, il Big foot, il mostro di Loch Ness di cui tutti parlano, ma che nessuno o pochissimi hanno visto. E questi pochissimi non hanno le prove che esistano simili creature.
E’ questo il dato che emerge da una recentissima indagine dell’Osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori (Oscad) ente istituito presso la Polizia di Stato e l’Arma dei Carabinieri e che quindi risponde al Ministero dell’Interno.

Dal primo gennaio ad oggi i casi segnalati di “omo/transfobia” sono solo 13.
Sì, avete letto bene: tre-di-ci (dati simili li troviamo anche nel report redatto dall’associazione pro-gay Parks).
L’omofobia perciò dovrebbe essere segnalata a “Chi l’ha visto?”.

Eppure proprio il 5 di novembre scorso La Stampa titolava in prima pagina: “Il Parlamento dimentica la legge contro l’omofobia”.
Testo di legge voluto da Ivan Scalfarotto, omosessuale dichiarato, e fermo alla Camera dal settembre del 2013, forse proprio perché tutti – anche i simpatizzanti della sessualità arcobaleno – hanno capito che non solo sarebbe una legge inutile, dal momento che non esiste nessuna emergenza “omofobica”, ma pure lesiva della libertà di espressione e di religione. (altro…)

Il Portavoce del Family day torna a Bologna

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Il prof. Massimo Gandolfini, Portavoce del Family Day, è tornato a Bologna sabato, nella grande biblioteca Bolognini di San Domenico, per ridestare le coscienze e ravvivare l’impegno dei petroniani a favore della vita, della famiglia e della libertà di educazione.

Padre Giorgio Carbone O.P., docente di bioetica e teologia morale alla Facoltà Teologica dell’Emilia Romagna, nell’introdurre il relatore, ha ribadito il perenne valore dei c.d. “principi non negoziabili” che, facendo parte del diritto naturale, sono proponibili e condivisibili anche da chi non crede.

Il prof. Gandolfini ha dapprima esposto l’escalation delle leggi contro la famiglia e la vita dell’ultimo triennio: la semplificazione del procedimento di separazione e divorzio, il divorzio breve, l’introduzione dell’ideologia “gender” attraverso la legge della c.d. “buona scuola”, le unioni civili, sono stati i provvedimenti più eclatanti del precedente Governo “Renzi”.

Con l’attuale Governo, gli attacchi alla vita e alla famiglia sono continuati: i Decreti attuativi delle Unioni Civili, un altro passo verso l’equiparazione con il matrimonio, sono un ennesimo attacco alla famiglia. Mentre procede a marce forzate l’approvazione di una legge di stampo eutanasico, che per giunta riduce il medico a mero esecutore della volontà di morire, all’orizzonte si profila la liberalizzazione della droga e numerose altre minacce, spesso nascoste in leggi dall’apparenza innocente, come quella sul cyberbullismo.

Stiamo seguendo con grande attenzione l’attività parlamentare perché abbiamo promesso al popolo del Family Day che, in prossimità del prossimo passaggio elettorale, indicheremo con precisione chi è degno del nostro voto perché ha difeso la vita. Abbiamo dimostrato di avere buona memoria con il referendum costituzionale e continueremo a farlo in occasione delle prossime elezioni”, ha concluso Massimo Gandolfini.

Il referente del Comitato Difendiamo i Nostri Figli di Bologna ha segnalato il clima di crescente e fruttuosa collaborazione con tutti i partiti del Centro Destra. Una collaborazione che, tra l’altro, ha portato alla luce i finanziamenti alla galassia di associazioni, anche LGBT, che sostengono l’attuale Giunta Comunale; la denuncia per 20 giorni consecutivi dello spettacolo di travestitismo Fa’ Afafine – merito principalmente dell’Avv. Bignami – culminata in un’interrogazione al Parlamento e due al Consiglio Regionale; la denuncia di acquisto da banche del seme per la pratica della fecondazione artificiale eterologa, attraverso un’altra interrogazione al Consiglio Regionale.

 

 

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Insieme per riscrivere la cultura della Vita

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Mancano ormai pochi giorni alla VI edizione della Marcia per la Vita, che si svolgerà a Roma Domenica 8 maggio con partenza da piazza della Bocca della Verità alle ore 9,30. I motivi per cui vale la pena non solo partecipare ad una delle più importanti manifestazioni pro life d’Europa ma anche diffonderla tra amici e conoscenti sono sempre gli stessi e riguardano essenzialmente la necessità di portare all’attenzione dell’opinione pubblica, seppur per un giorno soltanto, un argomento quasi dimenticato su cui vige la più stretta censura, ma che è cruciale per le sorti presenti e future della nostra civiltà: l’aborto di Stato.

Nel nome della legge 194 sono stati uccisi migliaia, milioni di esseri umani innocenti e tale genocidio viene attuato giorno dopo giorni negli ospedali italiani, sotto i nostri occhi.  Il problema, ovviamente, non è solo italiano ma europeo e mondiale; si calcola che hanno superato il miliardo le vittime della pratica degli aborti legalizzati nel mondo intero. Non a caso, la Marcia italiana anno dopo anno vede la partecipazione sempre più massiccia di delegazioni straniere che combattono assieme a noi la buona battaglia, in comunione di idee e obiettivi.

Ma quest’anno c’è una ragione in più per partecipare alla Marcia: la Polonia si appresta a varare, con il sostegno della Chiesa Cattolica polacca, una nuova legge sull’aborto la cui ratio si ispirerebbe ai principi della legge naturale e che pertanto porterebbe a qualificare come reato la pratica dell’aborto volontario, senza compromessi né eccezioni di sorta. Occorre considerare che l’attuale legge sull’aborto in vigore in Polonia non è paragonabile a quella italiana, essendo piuttosto restrittiva. Eppure, il governo polacco sembra intenzionato a varare una nuova legge che contiene il divieto assoluto d’aborto e che quindi vada a prendere il posto di quella attuale, che seppur restrittiva rimane pur sempre una norma iniqua.

Ora, il sottoscritto non intende entrare nel merito della questione polacca né mettere in luce le analogie e le profonde differenze con quella italiana. E’ sufficiente prendere atto del fatto che invertire la rotta è possibile e che il governo di un Paese europeo, resistendo alle enormi pressioni delle lobby europeiste, è intenzionato a mettere nero su bianco che l’aborto è un omicidio e non un diritto della donna. Uno degli inganni più pericolosi che hanno limitato e tuttora limitano la lotta all’aborto consiste proprio nel far credere alle persone che indietro non si può tornare, che rappresenta un atto dovuto quello di considerare irreversibile il “progresso” morale e culturale di una società. In realtà, oltre al fatto che il progresso è un concetto filosofico e non un dogma (a cui sembrano sottomettersi anche le gerarchie ecclesiastiche …), bisogna dire che le leggi che regolamentano l’uccisione dell’innocente nel grembo materno non possono essere considerate il frutto del progresso, inteso come il miglioramento nel tempo delle capacità non solo tecniche ma anche umane di una comunità, ma semmai il contrario, ossia esse costituiscono l’evidenza dell’imbarbarimento morale ed intellettuale di un popolo e di una nazione.

Pertanto, vietare l’aborto significa dare il giusto valore alle cose, riconoscere l’intrinseca dignità della persona umana e dunque rimettere sulla strada giusta l’uomo e l’intera società, che altrimenti continuerebbe a procedere spedita verso il baratro. Gli ultimi dati Istat danno conto di una nazione, quella italiana, che sta letteralmente morendo: le nascite sono in costante diminuzione e sono decisamente insufficienti a garantire il necessario ricambio generazionale. L’aborto, e con esso la mentalità abortista antiumana, è indubbiamente la causa principale dell’inverno demografico del nostro Paese e dell’Europa intera, per cui al danno morale si aggiunge il danno pratico, concreto e misurabile. Di quale progresso si parla, dunque, se l’uomo corre spedito verso l’autodistruzione?

La Provvidenza moltiplicherà le nostre forze e quello che oggi sembra un miraggio domani potrà essere realtà. La cultura di morte imperante può essere combattuta e vinta, proprio come dimostra la storia passata e recente. L’aborto di Stato è il crimine dei crimini, la causa principale di tutte le altre derive morali, pertanto la battaglia per la vita è cruciale per le sorti dell’umanità: come possiamo combattere con coerenza gli assalti che provengono dalla teoria del gender e dall’eutanasia, dal proliferare della pedofilia e delle deviazioni sessuali se non rimettiamo mano alle leggi che pretendono di legittimare l’omicidio dell’innocente? Se non sradichiamo l’idea che la vita nascente non è manipolabile e che non vi può essere un reale diritto dell’adulto ad uccidere la creatura che porta nel grembo?

L’appuntamento è a Roma il prossimo otto maggio, per dire sì alla vita senza eccezioni, senza compromessi. Consapevoli del fatto che è in questo modo che si può veramente cominciare a riscrivere la storia.

(di Alfredo De Matteo su Radio Spada.org)

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