Dittatura gender: l’omotransfobia è approdata in Parlamento

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I parlamentari Cirinna e Zan, esponenti del PD porcaccione.

Proposta Zan, un nuovo ddl Scalfarotto

Come volevasi dimostrare: dopo l’approvazione in otto Regioni (ultima l’Emilia-Romagna)  le leggi regionali sull’omotransfobia diventano una vera legge nazionale: con tanto di reati e sanzioni.
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La Commissione Giustizia della Camera si è riunita lo scorso 24 ottobre per esaminare il testo della proposta di legge dell’onorevole Alessandro Zan (PD), voluta per contrastare l’«omotransfobia», come si può leggere nell’introduzione della proposta medesima.

Il provvedimento intende modificare in senso estensivo due articoli del Codice Penale: il primo, l’art. 604 bis cp, sanziona, tra le altre, quelle condotte volte a discriminare o a commettere atti di violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi; il secondo, l’art. 604 ter cp, prevede delle aggravanti per alcuni reati se commessi per finalità di discriminazione o di odio etnico, nazionale, razziale o religioso.
La proposta Zan vuole aggiungere come motivazioni degne di una risposta sanzionatoria dello Stato anche quelle legate all’orientamento sessuale, leggasi omosessualità, e all’«identità di genere», leggasi transessualità.

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La “cura” Trump funziona, 900 cliniche abortiste senza fondi

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La prima cosa da fare quando si vincono le elezioni? Togliere i fondi a chi favorisce una cultura opposta a quella del vincitore.
I social-comunisti lo han sempre fatto: è per questo che vincono. Ora lo sta facendo facendo Trump.
Quando capiremo che ogni contributo lasciato ad organizzazioni di sinistra produrrà meno voti per i partiti di centro-destra?
In Italia lo capiremo o continueremo ad aver paura di esser divisivi?

La cura Trump contro l’aborto funziona: sono ormai circa 900 le cliniche abortive, cui il governo americano ha tolto i fondi federali, grazie alle novità legislative recentemente introdotte in materia.

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Eutanasia: conto alla rovescia

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Marco Cappato, tesoriere dell’Associazione radicale Luca Coscioni, nel 2017 aveva accompagnato Dj Fabo nella clinica svizzera Dignitas, clinica in cui aveva trovato la morte tramite la pratica del suicidio assistito.
I giudici avevano sollevato eccezione di incostituzionalità presso la Corte costituzionale in merito al reato di aiuto al suicidio ex art. 580 cp, spinti dall’intento di veder legittimata anche questa modalità eutanasica oltre a quelle già consentite dalla legge 219/2017.
La Corte nell’ottobre del 2018 aveva chiesto al Parlamento di modificare tale articolo entro il 24 settembre. Dopo quella data la Corte si sarebbe dovuta pronunciare sulla legittimità costituzionale della disciplina normativa varata dal Parlamento.

Illustriamo qui di seguito in modo assai sintetico il contenuto saliente di quei disegni di legge che, prima della caduta del Governo, erano all’esame di Camera o Senato e che più attenzione avevano ricevuto dalla politica affinchè il lettore comprenda da che parte tira il vento sui temi di fine vita in Parlamento.

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Scuola: no al crocifisso? Allora dateci la libertà d’educazione

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Per chi ancora non lo avesse capito, in Italia l’orizzonte educativo che deve avere la scuola statale lo decide il ministro di turno. Forse è sempre stato così, probabilmente, ma oggi questo è diventato esplicito come non mai. Fino a livelli allarmanti. Meno male, vien da dire, chissà che non si arrivi finalmente a comprendere dove sta l’inghippo…

Pochi giorni fa è esplosa la vicenda dello sciopero per il clima, con la presa di posizione e conseguente circolare alle scuole del ministro Fioramonti, per chiedere ai dirigenti di considerare giustificata la partecipazione degli studenti alle manifestazioni “gretine”.

Subito dopo, a seguire, è riesplosa l’annosa questione del crocifisso in aula e si è scatenata ancora una volta una bagarre tra i sostenitori della scuola laica-laicista e quelli (confortati tra l’altro da diverse sentenze nazionali e internazionali) che vogliono il crocifisso esposto perché rappresenta i fondamenti della nostra storia e cultura.

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Volete acquistare un bambino? c’è la fiera dell’utero in affitto

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Per la quarta volta “Men Having Babies” ha aperto i battenti a Bruxelles in barba alle leggi nazionali e internazionali.
Pacchetti all inclusive in vendita a 160 mila dollari.
Ringraziamo l’On. Alfano e le democrazie cristiane per la legge sulle Unioni Civili, senza la quale queste aberrazioni sarebbero inimmaginabili.
Con quale coraggio l’Europa parla ancora di diritti?

Con quale coraggio l’Europa parla di diritti? Con che faccia si riunisce per discutere di accoglienza, migranti, trasparenza, integrità, uguaglianza? Dal 22 al 23 settembre si svolge per il quarto anno consecutivo a Bruxelles, nel cuore dell’Unione Europea, la fiera “Men Having Babies“, dedicata alle coppie gay che vogliono comprarsi un bambino con l’utero in affitto.

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Eutanasia: arditi o trattare?

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di Stefano Fontana

Fine vita, arditi o trattare? La strada rischiosa della Cei

Eutanasia: ancora “cedere per non perdere”.
Tattica politica degli ecclesiastici: vecchi errori per nuove sfide.
Tornare a formare i pro-life italiani sul tema “Legge ingiusta e male minore”.

Su suicidio assistito ed eutanasia, le strategie possono essere solo due.
Una consiste nel fare opposizione dura e netta, negandosi ad ogni forma di trattativa e chiedendo non dei ritocchi ma l’abrogazione della legge 217 del 2017 sul fine vita, che già contiene l’eutanasia.
Una seconda strategia consiste invece nella trattativa, chiamata di solito dialogo. Si ascolta, ci si ascolta, si è contenti di essersi ascoltati.
I vescovi hanno da tempo scartato la prima strategia e hanno fatto propria la seconda.
Questo vuol dire già porsi sulla strada della trattativa: scambiare il mantenimento dell’aiuto al suicidio come reato in cambio di una riduzione di pena che diventerebbe talmente ridicola da porsi al limite della depenalizzazione.

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Scuole parentali: il “caso San Pancrazio”, le lobbies LGBT, il totalitarismo statale

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La galassia LGBT ha scatenato una campagna diffamatoria verso la Scuola Parentale San Pancrazio di Alzano Laziale (1).

L’“istruzione parentale” è ammessa dallo Stato per quei «genitori che intendono provvedere in proprio all’istruzione di minori». Gli studi compiuti sono considerati validi superando «un esame di idoneità all’anno scolastico successivo» presso una scuola di Stato (2).

Le accuse delle lobbies LGBT sono di voler «formare veri uomini», di «prevedere l’obbligo di indossare la divisa. Niente gel, strass o Jeans. Per i maschi c’è camicia e pullover, per le femmine camicia e gonna», di vietare l’iscrizione agli omosessuali, di combattere «il liberalismo laicista, l’indifferentismo religioso, la teoria del gender, la pornografia, l’uso di droghe» (3).

Insomma, un baluardo educativo, direbbe il comune sentire della maggioranza degli italiani. Per chi è cattolico, poi, la S. Pancrazio è un piccolo paradiso dove «tutto l’ambiente profuma di dottrina cristiana, dei suoi principî, della sua morale, delle sue esigenze come anche delle sue ricchezze spirituali» (4).

Cerchiamo allora di capire perché le lobbies LGBT hanno preso di mira proprio questa scuola, dopo ben cinque anni che è attiva.

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Aborto o omicidio? Il cieco travaglio della Cassazione

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I giudici hanno attribuito la qualifica di soggetto di diritto in maniera arbitraria. Porre sotto l’egida della mera convenzione lo stabilire quando diventiamo persone e quando cessiamo di esserlo provoca enormi rischi per tutti noi.  Ma se il feto è persona durante il parto, allora perché non usare la sentenza della Cassazione a favore della vita?

 

La Cassazione il 30 gennaio scorso si è pronunciata su un caso di decesso di un bambino durante il parto. La sentenza n. 27539 è stata depositata il 20 giugno scorso ed è illuminante per comprendere come per la legge italiana e i giudici, l’attribuzione ad un essere umano della qualifica di soggetto di diritto, cioè di persona, sia assolutamente arbitraria perché meramente convenzionale.

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Marcia per la Vita 2019: il discorso finale di Virginia Coda Nunziante

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Cari amici,
Ringrazio tutti per lo straordinario spettacolo che oggi ci offrite.

La Marcia per la Vita cresce. Cresce nel numero: vogliamo sottrarci al balletto delle cifre, ma siamo molti di più degli anni precedenti.

Cresce come impatto nazionale e internazionale, come è evidente dai videomessaggi che abbiamo ricevuti: la più grande emittente cattolica americana sta ritrasmettendo in tutti il mondo la nostra marcia.

Ma ciò che soprattutto cresce è la nostra consapevolezza di combattere una grande battaglia morale e civile, è la nostra determinazione a non retrocedere, a non accettare compromessi, perché non sono possibili compromessi sulla vita umana innocente. Non si può accettare che nemmeno un bambino sia sottratto con la violenza al grembo della madre. E si sottoscrive questo delitto quando si accetta una legge che prevede l’aborto.

Questa legge noi la vogliamo abrogare. E’ evidente che l’obiettivo richiederà del tempo ma intanto iniziamo con lo smontare pezzo per pezzo la legge.

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Marcia per la Vita: se non reagiamo immediatamente anche noi accetteremo l’aborto nel nono mese e l’infanticidio

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Virginia Coda Nunziante: “L’aborto è il sacrificio di sangue che il diavolo chiede alle società di oggi”

Il 18 maggio prossimo si svolgerà a Roma la consueta Marcia per la Vita, alla quale siamo tutti invitati a partecipare. A questo proposito, la giornalista Diane Montagna, di LifeSiteNews, ha intervistato Virginia Coda Nunziante quale principale organizzatrice dell’evento. Ecco l’intervista nella mia traduzione.  

LifeSite:  Virginia, lei ha parlato della Marcia annuale per la vita a Washington, DC come la “madre” di tutte le marce. Quanto è significativo per l’Europa e per l’Italia in particolare il ruolo degli Stati Uniti come faro di vita?

Coda Nunziante: L’esempio che ci arriva dagli Stati Uniti è davvero illuminante. Quello che la Marcia per la Vita ha raggiunto in più di 40 anni è sotto gli occhi di tutti: un’intera generazione di giovani sta diventando sempre più pro-vita e con il loro entusiasmo e determinazione il destino del Paese cambierà.
L’Europa, ma soprattutto l’Italia – che è il Paese con un tasso di natalità tra i più bassi – deve prendere ad esempio quanto accade all’estero, per rimettere il tema della vita al centro della politica e della politica pubblica, sia nella sua azione contro l’aborto che nella sua azione di promozione della natalità.

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